Perché il Monte Athos spingerebbe un italiano a scegliere l’Ortodossia. Testimonianza di Massimo Anderson raccolta da Tudor Petcu

Proponiamo una testimonianza di un italiano che ha scoperto Dio nell’Ortodossia grazie a un viaggio al Monte Athos. Si tratta di Massimo Anderson, figlio spirituale di padre Ambrogio Cassinasco. A cura del dott. Tudor Petcu.

Era Ottobre 2016.

La mia permanenza sul monte Athos è durata circa un mese e mezzo.

Ancora dopo due anni sto elaborando il valore di questa esperienza, non è un tempo vissuto e messo nel cassetto, è qualcosa di vivo, una esperienza essenziale, direi del cuore.

È un dono inaspettato, sono stato ospite del monastero di Kotlomussiu,  ho potuto vivere da monaco e non da pellegrino, ho vissuto a fianco dei monaci volendogli bene, e voluto bene. Il bene, quello vero, quello gratuito e nascosto nelle profondità del quotidiano, il bene non formale ma trasfigurato ad immagine di Cristo.

Non è stato un tempo facile, magari ci si aspetterebbe esperienze mistiche , tutt’altro! Li la vita è sempre permeata dal sacrificio e dalla solitudine, ma la scoperta è che tutto questo è abitato dal Santo Spirito.

La preghiera diventa il pane quotidiano, il respiro, il senso, e non dipende dal nostro umore, Dio ci avvolge e ci ama incessantemente in qualsiasi attività svolgiamo.

Nel viaggio di andata mi sono imbarcato da Uranopoli, ed eccomi su quella nave insieme a pellegrini e monaci.

Ero rapito da quel paesaggio, costeggiavamo le coste lungo le quali si affacciavano qua e la i monasteri e le skiti.

Pregavo nel mio cuore ed ero pieno di meraviglia, e ringraziavo Dio di questo dono inaspettato. Arrivato, dopo circa tre ore, a Karies mi apprestai a prendere la corriera, un vecchio autobus pieno zeppo di pellegrini e monaci, guardavo i loro volti e mi chiedevo quali sarebbero stati i loro pensieri, c’era chi parlava rumorosamente e chi stava in silenzio assorti nei loro pensieri.

Ed io mi sentivo come stordito chiedendomi se era tutto vero, mi trovavo sul Sacro Monte, nel giardino della Madre di Dio! Ed ecco arrivati al capolinea dopo aver percorso strade polverose e boschi incontaminati.

Eccomi al monastero, nella mia camera in comunità.

Nel monastero ho avvertito il silenzio ma anche l’operosità dei monaci che è umile e pervasa da pace. Avvertivo il profumo di incenso ovunque, intorno al monastero ci sono boschi ed una natura perfettamente integrata, la sensazione è che i monaci vivano in armonia con tutti e con tutto, il centro della loro giornata sono gli atti liturgici, il monaco vive di questo, ogni giorno è un giorno di risurrezione.

La sveglia è alle 3.15 e si va in chiesa per il mattutino, dopo qualche ora, anche se storditi dal sonno, comincia la Divina Liturgia, ed ecco che tutto passa, non si sente più la stanchezza, tutti aspettano Cristo per riceverlo con amore e devozione. Io mi sono reso disponibile al lavoro manuale e ogni giorno mi occupavo del refettorio del monastero, non si può solo pregare anche il lavoro aiuta a trovare un equilibrio.

Il cielo parla! Mi muovevo in Athos come un visitatore e come se Dio mi dicesse: “per entrare nel mistero di questo luogo bisogna perdersi!” Parole che risuonavano in me dolci e severe. Chi sono veramente?! Nella vita di tutti i giorni questa domanda non risuona spesso in me.

In Athos sei messo con le spalle al muro, sei costretto ad accorgerti di te stesso, è paradossale come viviamo e non viviamo quando siamo assorti dalle nostre faccende quotidiane! Mi chiedevo se amassi veramente Cristo, il mio cuore era in subbuglio, il silenzio scavava e questa operazione dolorosa mi metteva in crisi. Molte volte mi sono detto sinceramente che amavo Cristo, ma in quella situazione era diverso, Lui mi metteva in crisi per farmi capire che veramente avrei dovuto vivere disarmato e come un vero povero. Attendere con pazienza può essere una soluzione, aspettare che la voce interiore taccia per permettere a Dio di parlare.

Ma riprendendo il cammino tra strade polverose, camminavo e prendevo vicoli inaspettati direi misteriosi. Una volta entrai in un bosco fitto e lussureggiante e seguii un cartello che avrebbe dovuto portare ad un eremo. Camminavo senza sosta ed ammetto che avvertivo una certa paura, mi dicevo che, se mi fossi perso, mai nessuno più mi avrebbe ritrovato. Ma l’Athos è questo, è un cammino basato sulla fiducia nonostante lo smarrimento. Dopo qualche ora di cammino arrivo in un eremo, finalmente ero arrivato! Ad un certo punto mi viene una stretta al cuore e mi sento pervaso da una dolcezza indicibile! Riflettevo sulla bellezza del luogo e immaginavo come potrebbe essere stata una vita in quella solitudine totale. Busso timidamente e mi apre un monaco molto giovane dagli occhi color cielo. Mi presento e chiarisco il fatto che sono ortodosso e che il mio desiderio è la preghiera e il silenzio. Subito mi mise a mio agio facendomi sedere e offrendomi un bicchiere di acqua fresca ed un dolcetto. In quel momento non ci siamo detti niente, ma il momento più bello è stato quando mi fece vedere la chiesa del suo eremo, un luogo impregnato di preghiera dove avvertivo un silenzio assordante…

In Athos ci sono tante esperienze che si possono fare, anche i pellegrini sono una ricchezza. Ricordo tre giorni passati al monastero di Pantokrator, in foresteria ero in stanza con tre pellegrini, un greco, un etiope ed un tedesco, una vera ricchezza e di culture diverse. Arrivati alla sera ci siamo ritirati in camera, alle 3 c’era il mattutino, eppure non abbiamo dormito quasi niente ed abbiamo passato tutta la notte a conoscerci e a raccontarci la nostra esperienza di fede. Cristo ci ardeva nel cuore e non sentivamo la stanchezza, ma pieni di fervore, parlavamo di Dio e della Chiesa ortodossa.

Questo è l’Athos! Uomini, monaci e laici, appassionati di Cristo, ricercatori di Cristo! Sì, siamo in cammino, siamo pellegrini in questo mondo, siamo poveri in cerca della ricchezza, della vera ricchezza che è la Santissima Trinità.

Per il resto vivevo sempre al monastero di koutloumussiu, più i giorni passavano più i monaci mi avvertivano come uno di loro. Fu la prima settimana che arrivai che morì un monaco di 25 anni. Mi ritrovai coinvolto in un momento di grande dolore per la comunità. Erano forse le 10 del mattino e vidi i monaci che portavano in processione il corpo del monaco deceduto. Arrivammo in chiesa e ci fu una lunga preghiera e poi la processione per seppellirlo senza cassa nella nuda terra. Intanto i monaci intonavano inni e salmi. Tutti erano sereni, tutti erano consapevoli che era una dormizione del loro confratello e quindi una festa. Dopo ci fu una ricreazione comunitaria molto gioviale per festeggiare la nascita di quel fratello. Ecco l’Athos, tutto si capovolge, una morte così prematura veniva vista, com’è giusto che sia, come una festa.

Quante lezioni di vita! Ed io quanto sono attaccato a questo mondo?

Con l’ultima domanda che mi sono fatto, riprendo il discorso.

In Athos il mondo ha un altro sapore, la Sacra montagna è in questo mondo ma non è di questo mondo. Nei momenti liberi,  ovvero la domenica, camminavo cercando monasteri, skity e eremi. Mi sembrava di stare in paradiso, l’unica vera occupazione era adorare Dio, il resto si faceva per necessità. Durante la settimana studiavo greco la mattina e nel pomeriggio facevo qualche lavoro in monastero e ovviamente partecipavo a tutti gli uffici liturgici. La Divina Liturgia è il centro di tutto, tutti eravamo attirati come la calamita con il ferro, ecco il senso della nostra vita, cibarci di Cristo!

Come dicevo sopra, la domenica, dopo la Divina Liturgia ed il pranzo comunitario, uscivo  dal monastero, indossavo il mio cappellino monastico, l’avevo comprato da un monaco anziano che li confezionava artigianalmente, e mi incamminavo lungo le strade, con la mia barba lunga che ormai non tagliavo più. I miei pensieri erano altri, avevo sete di Dio, una sete gigantesca, nel mondo rimane spesso  sopita. Sentieri nei boschi, sentieri segreti, strade tortuose, ma quanto valeva la pena camminare, ed eccomi arrivare all’eremo di San Paisios. Quale gioia! Un grande santo dei nostri tempi, un vero monaco, un uomo totalmente consegnato a Dio! La sua skity piccola umile, la cappellina con il sedile dove di solito prendeva posto il santo, e fuori un orto che ancora due monaci custodi curano con amore. Stetti lì in preghiera, ringraziando Dio, Lui mi stava vicino ed io nonostante la mia povertà ed i miei peccati, sono cercato ed amato da Lui.

Concludo questi miei pensieri che ho, con molta gioia, condiviso con te caro Tudor. Molto avrei ancora da raccontare ma mi fermo affinché la preghiera possa scorrere dai nostri cuori così facendo permettere al Santo Spirito di dimorare in noi!

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