La rivoluzione rumena del 1989: 30 anni di libertà o 30 anni di delusione?

È molto difficile parlare della storia di popolo che ha dovuto affrontare tante sofferenze durante la storia per la sua stessa sopravvivenza. Un tal popolo è quello rumeno nel seno di cui sono nato e che ho cercato di capire fino ad ora. Un popolo la cui storia è sempre stata caratterizzata da una grande ricerca della luce attraverso il destino doloroso.

La Romania ha conosciuto per 45 anni la dittatura comunista, soprattutto il regime di Nicolae Ceauşescu così conosciuto anche in Occidente grazie al suo culto della personalità.

Da questo punto di vista parliamo di una storia recente che ha messo alla prova la coscienza dei rumeni che avrebbero voluto conoscere una vita migliore dopo la seconda guerra mondiale. Ma da un’altra parte si potrebbe porre la seguente domanda: chi ha capito davvero il popolo rumeno? Chi ha avuto compassione per un popolo come quello rumeno che ha attraversato tanti tempi difficili nella sua storia? Ci sono delle domande che forse non troveranno mai le risposte che avrebbero dovuto trovare da molto tempo.

Come dicevo sopra, i rumeni hanno conosciuto anche il regime comunista caratterizzato inanzitutto dalle prigioni dove il sangue fu versato per le diverse convinzioni politiche ma sopratutto per lo spirito della fede cristiana che il popolo rumeno ha sempre avuto.

Poi è stata stabilita la dittatura di Nicolae Ceauşescu che per un certo periodo fu considerato “il bambino terribile della politica del XX secolo”.

Certo, non spiegherò cosa ha fatto Ceauşescu come presidente della Romania comunista perché le realtà sono abbastanza conosciute ai nostri giorni ma dovremmo prendere in considerazione la paura che un tale regime ha sviluppato nella coscienza dei rumeni. Un regime che nel 1989 fu estromesso dalla direzione nazionale e un presidente la cui dittatura venne sconfitta.

Tuttavia, al presente, siamo costretti a riflettere sulla verità della rivoluzione rumena del 1989, avendo il diritto allo stesso tempo di porre le seguenti domande:

1.) Il momento del dicembre 1989 ha rappresentato una vera rivoluzione oppure un colpo di stato?;

2.) L’omicidio di Nicolae Ceauşescu fu davvero necessario?

3.) Qual’è stato di fatto lo scopo della rivoluzione del 1989: la liberazione del popolo rumeno o la continuazione della dittatura comunista sotto altre forme?

Forse non saprei mai rispondere alle domande che ho appena sottoligneato ma vorrei capire come uomo e rumeno se questi 30 anni sono stati un periodo di democrazia o un totalitarismo nascosto. Non avrei fatto tali domande se non avessi sentito così tante volte la delusione secondo cui quello che abbiamo al presente non è affato quello che abbiamo voluto.

Ho voluto scrivere queste righe solo per mettere un po’ in evidenza il significato dimenticato di una rivoluzione della sofferenza e anche del martirio di cui nessuno non parla oggi. Perché? Non conosco le ragioni ma posso certamente dire che la rivoluzione rumena del 1989 rappresenta l’illusione di una libertà perdita o, meglio detto, di una libertà proibita.

Forse, dopo la rivoluzione di cui sto parlando, i rumeni hanno guadagnato il diritto di dire “sì” o “no” a seconda del contesto ma non si può dire se la libertà nel vero senso della parola è diventata una realtà. In ogni caso, anche oggi, dopo 30 anni dalla rivoluzione del 1989, in Romania si sente fortemente la speranza della democrazia.

Tudor Petcu

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