La spiritualità come vocazione del popolo rumeno. Un articolo di Tudor Petcu

La spiritualità rumena è un argomento che sta cominciando ad attirare l’attenzione di un gran numero di élite intellettuali occidentali a causa della sua unicità, nonché dell’impatto che può avere sulla coscienza europea in questa era di dittatura di superficialità.

Il popolo rumeno, ora nell’anno centenario, si basa su un’eredità spirituale indelebile, dovuta in primo luogo alla civiltà geto-dacia la cui fede monoteista li collocò su un piano superiore delle credenze religiose di quel periodo. Il modo in cui i Daci comprendevano la natura, l’unione dell’Essere con il Cielo, l’acquisizione delle virtù spirituali fin dal primo periodo di esistenza, il ruolo che attribuivano agli elementi spirituali, comprese le strategie militari, contribuirono a delineare una splendida civiltà che un tempo abbracciava la forma. di una specie di Aurora. Certo, un’espressione del genere potrebbe sembrare un po ‘provocatoria e intenzionalmente esagerata, ma è logico, tuttavia, pensare che, a giudizio dei Daci, nessun atto avrebbe potuto essere compiuto sulla Terra in relazione all’energia con la fonte divina attraverso il potere della preghiera. In altre parole, i Daci sapevano pregare autenticamente, avevano una dimensione molto più chiara di Bene e Male e il potenziale divino si rifletteva in una forma naturale di comportamento nella società. Per un migliore chiarimento di ciò che è stato detto, il lavoro di Vasile Pârvan, “Getica” potrebbe essere una buona fonte di informazioni e documentazione.

Quindi, il monoteismo dacico è una caratteristica spirituale unica, fintanto che la loro fede in un dio, Zamolxe, rappresentava la religione che rifiutava il politeismo e quindi il percorso verso il cristianesimo era un modo molto semplice e facile da percorrere. È certo che la spiritualità dei Geto-Daci, nonostante la palese ignoranza, è un tesoro che dovremmo riscoprire e rivalutare alla luce della coscienza contemporanea che tende ad entrare in una nuova era della conoscenza. Tuttavia, come considerano due dei grandi teorici della spiritualità rumena, il generale Mircea Chelaru e Dumitru Constantin Dulcan, la conoscenza del futuro non può che essere spirituale, e lo spazio rumeno ha gli strumenti necessari per completare un tale piano di conoscenza.

Spesso veniva discussa la connessione tra la civiltà geto-dacia e i punti energetici della Romania, quest’ultima considerata come una porta verso il cielo. Ovviamente, le opere specializzate hanno prestato grande attenzione alla verità di questo aspetto, ma non si può negare il mistero energetico che circonda gran parte degli attuali territori della Romania, che in un lontano passato costituivano i luoghi sacri dei Daci. Se ci riferiamo a Şinca Veche, Sarmizegetusa, Monti Bucegi, il Monte Ceahlău e molte altre aree, stiamo parlando di un’anima rumena eccezionale il cui Essere si manifesta oltre il livello di una logica quotidiana ma per la quale è necessaria la pazienza per un comprensione corretta. Non possiamo dire con certezza cosa rappresenti Şinca Veche come punto energetico e fattore trascendente se non ci andiamo mai, ma non importa quanto sia grande il nostro scetticismo, dovremmo comunque chiederci se non è il nostro dubbio, per paura e ignoranza, è ciò che ostacola la nostra capacità di comprendere l’inesplicabile.

Come specificato, la Romania ha forse il maggior numero di punti energetici in Europa, risalente ai tempi dei Daci, ma possono essere compresi solo alla luce della propria e responsabile sperimentazione. Tuttavia, purché vi sia un numero significativo di testimonianze relative alle esperienze che diverse persone hanno avuto in quelli che chiamiamo i punti energetici della Romania, tra cui, dall’estero, è necessaria una domanda fondamentale: e se, tuttavia, fosse vero? ? D’altra parte, tutto dipende solo dalla capacità individuale di ogni coscienza di aprirsi alla conoscenza come forma di rinnovamento.

Dire che la Romania è un paese di misteri spirituali, uno spazio con una vocazione profondamente spirituale, non è lontano dal caso, e questa realtà non è solo dimostrata dal modo in cui si è formata e modellata la civiltà geto-dacia. La sete e la fame spirituale si manifestarono anche durante l’esistenza dei voivodati e l’amore di Mircea cel Bătrân e Ștefan cel Mare lasciò alle spalle un’impressionante ricchezza monastica. I monasteri in Oltenia o quelli nel nord della Moldavia di cui siamo orgogliosi oggi dal punto di vista identitario rappresentano l’immagine reale ma umile dello spazio rumeno che ci offre, come popolo, tutta la resistenza necessaria affinché il ciclo della nostra esistenza non venga interrotto. In altre parole, è il destino spirituale che ha salvato i paesi rumeni e il modo in cui gli abitanti di questi territori sono riusciti a mantenere la loro fede in un’area dell’Europa in cui l’islamizzazione sembrava un fenomeno inevitabile è piuttosto impressionante.

Non ha senso parlare della dignità del principe Costantino Brancoveanu che preferiva essere sacrificato insieme ai suoi cinque figli per la difesa della fede ortodossa. Questo esempio martirico ci aiuta a comprendere lo spirito rumeno basato su una storia del sacrificio che è stato scritto e che alla fine ha portato a una vera armatura del nostro popolo che lo ha protetto da tutte le spade puntate su di esso.

La spiritualità ha anche svolto un ruolo estremamente importante nella coscienza di Dimitrie Cantemir, signore della Moldavia e consigliere dello zar di San Pietroburgo. Il suo lavoro, così vasto e vasto, incluso il lavoro “Descriptio Moldaviae”, mette in luce gli elementi spirituali chiave che vengono messi in discussione al fine di comprendere il rapporto tra natura umana e natura divina. Tra gli altri, Dimitrie Cantemir è il primo pensatore nei paesi rumeni che fa una distinzione tra la conoscenza naturale e soprannaturale di Dio e il primo studioso integrazionista europeo che esamina a fondo la dottrina dell’Islam come risultato delle sue relazioni dirette con l’Impero ottomano, scelto tra cristianesimo e islam.

Anche la realtà spirituale rumena ha trovato la sua eco nel XIX secolo, un vero secolo di luce per il popolo rumeno se pensiamo che sia stato benedetto con almeno tre geni: Mihai Eminescu, Bogdan Petriceicu-Hasdeu e sua figlia Iulia Hasdeu.

L’intero testo lirico eminiano gravita attorno alla conoscenza dell’Universo e della comunicazione ancestrale, e le poesie “Luceafărul” e “Ode nell’antico metro” ci portano davvero in un viaggio verso l’Assoluto, l’Assoluto che ha distrutto il Caos per lasciare l’armonia.

Per quanto riguarda Bogdan Petriceicu-Hasdeu, è probabilmente molto affascinato dall’importanza che ha dato allo spiritualismo a causa della morte di sua figlia Iulia in tenera età, ma che rimase nella storia della cultura europea come la prima. donna che ha studiato alla famosa università francese di Sorbona. Bogdan Petriceicu-Hasdeu ha sviluppato ciò che alcuni temono si chiami comunicazione spiritista, ma che si è rivelata vera alla luce degli argomenti scientifici presentati. A seguito della comunicazione di cui sopra, nacque lo “Archivio degli spiritisti” di Bogdan Petriceicu-Hasdeu, grazie al quale veniamo a conoscenza della distinzione tra perispirito, spirito e anima, più dettagliatamente presentata nei primi tre volumi dei cinque che compongono il suo archivio.

Lo spiritismo è senza dubbio un fenomeno che oggi è molto preoccupato per le coscienze ma che deve essere costantemente valutato alla luce del pensiero e dell’analisi di Bogdan Petriceicu-Hasdeu, il cui architetto ha dimostrato di esserlo.

Perfino il ventesimo secolo non fu più povero nell’evoluzione spirituale del popolo rumeno, un secolo di prove e sofferenze, ma in cui furono asserite coscienze speciali, tra cui martiri e cristiani spirituali le cui preghiere rappresentavano la fasciatura del corpo ferito di una Romania stanca e tormentata. L’élite spirituale della Romania del XX secolo è un argomento su cui non dobbiamo mai smettere di discutere, specialmente se pensiamo agli spiriti come padre Arsenie Boca, padre Ilie Cleopa, padre Ioanichie Bălan o padre Arsenie Papacioc, che hanno l’obbligo fondamentale di conoscere il sacro messaggio che ognuno di noi ha messo a nostra disposizione. Messaggio santo attraverso la prospettiva delle sofferenze subite, ma anche attraverso le storie che hanno dato per una maturazione coerente e salutare dell’anima. A un certo punto, un noto teologo ortodosso francese, Olivier Clément, ha continuato affermando: “La Romania è il paese più benedetto per la sua ricchezza spirituale”. Le parole di Papa San Giovanni Paolo II non sono meno importanti. Giovanni Paolo II che in occasione della sua visita nel nostro paese dal 7 al 9 maggio 1999 diceva: “La Romania è il giardino della Vergine Maria”.

Ora siamo nel XXI secolo e nell’Anno del Centenario, che dovrebbe riportarci alla storia alla quale dobbiamo la nostra esistenza, rendendoci così responsabili di essa.
Viviamo in un’epoca in cui si parla sempre più di conoscenza spirituale, del nuovo mondo, di una nuova terra, ma è certo che noi rumeni siamo in uno spazio con una profonda vocazione e passione spirituale che disegna la loro linfa da tutto ciò che ha preceduto la nostra esistenza, a partire dalla civiltà geto-dacia. Per entrare in una nuova fase della conoscenza spirituale, è necessario esplorare la nostra storia spirituale perché è un’eredità che abbiamo il dovere di valorizzare attraverso la nostra identità ed essere come popolo.

Tudor Petcu

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