Proveremo ad entrare nel mistero di Cristo. Omelia di p. Georgy Kochetkov

Omelia di p. Georgy Kochetkov alla festa dell’Assunzione, 29 agosto 2019.

Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo!

Fratelli e sorelle cristiane!

Alla festa dell’Assunzione è consueto leggere un brano della lettera ai Filippesi. Come avete sentito qui sono scritte cose importantissime però non sulla Vergine (magari in modo indiretto), ma piuttosto su Cristo – è un testo puramente cristologico.

Ci rimane sempre il mistero di Cristo. Chi è? Nel Vangelo si facevano tale domanda e la fanno pure adesso. Ancora la gente non capisce: chi è? Un essere umano come tutti noi? In fin dei conti era un uomo o no? Per adesso, sembra che siano concordi che lo fosse. Nel XIX secolo prevalentemente dubitavano, credevano che tutto era una invenzione. Questo ci sembra perfino buffo, ma alcuni scienziati, particolarmente in Germania, erano convinti che solo le persone ritardate potevano pensare che fosse esistito un certo Gesù Cristo, ma in realtà questo era un mito, una leggenda del IV o massimo del III secolo.

Da allora qualcosa è cambiato, non si fanno più le domande del genere – ora è indiscutibile che Gesù è vissuto all’inizio del I secolo. Ma chi era Lui – era Dio? Però Dio è invisibile. Forse era un fantasma? I musulmani lo pensano. Noi non siamo musulmani e non lo pensiamo. E se non era un fantasma, chi era? Un Angelo? Cioè quasi un fantasma. No. Un uomo? Si, certo, l’Uomo! Molti pensano adesso così: era un uomo del suo tempo, uno normale e perfino un “simpatico” giudeo – e pongono una pietra sulla questione, lasciando così Cristo nel giudaismo. Pure questo è buffo, come attribuire l’origine del cristianesimo a una mitologia del IV secolo ma noi non siamo giudei!

Dunque, se tutto questo non è vero, però la domanda rimane – chi era? Per capirlo ci vuole discernimento. La lettura festiva di oggi inizia con le parole:

Fratelli e sorelle, abbiate in voi gli stessi sentimenti che furono in Cristo Gesù

Fil. 2:5

Che significa che dobbiamo percepire la vita, noi stessi e pure Gesù Cristo nello stesso modo come lo faceva Lui. Come adesso piace dire ai biblisti europei – come se fossimo dentro la Sua autocoscienza. Però ci si chiede – come era l’autocoscienza di Gesù? Come se sapessero oggi come era l’autocoscienza di Gesù. Tale fantastica ingenuità è assai diffusa. “I sentimenti che furono in Cristo Gesù” – è compito per tutti noi ed è un compito molto complesso. Fin da giovane l’uomo deve vivere così! Non pensare di vivere, ma vivere realmente, avendo il modo di pensare di Cristo. Allora le persone non faranno molte stupidaggini e non pronunceranno tante parole superflue.

Si potrebbe dire: per capire come erano o avrebbero potuto essere gli sentimenti di Cristo bisogna leggere il Vangelo. Però pure il Vangelo non era scritto dal Signore – è un’opera scritta più tardi dai suoi discepoli. Nella prima metà del XX secolo pensavano: i discepoli hanno scritto tante cose e probabilmente anche cose che non hanno a che fare con Cristo. Come ricordate, nel romanzo il Maestro e Margherita si riporta un ragionamento di questo tipo: Lo seguono tipi strani, scrivono quello che dice, però escono fuori cose insensate. Naturalmente questo non lo riferisce al Vangelo, – è difficile chiamare il Vangelo una cosa insensata, anche se qualcuno lo pensa. Quello che vi è scritto, richiede attenzione per ciascuna parola. Anche se vediamo che il Vangelo contiene riflessioni sulle parole di Cristo, ci sono anche le parole di Cristo stesso, presi dalle ‘loghie’ che erano scritte dagli apostoli che conoscevano personalmente il Cristo. Le loghie sono caratterizzate da una stilistica particolare, da un ritmo speciale, grazie ai quali possiamo facilmente distinguere le parole vere di Cristo da quelli che non sono sue.

Forse lo sapete che le parole di Cristo – tutti i suoi insegnamenti e espressioni – sono sempre scritte come versi, contengono vivi ritmi interni. Nel Vangelo Cristo parla come probabilmente parlava Alexandr Pushkin. E’ naturale per una persona parlare con un certo ritmo, in una certa forma, che esprime l’armonia di quello che dice, l’armonia del suo pensiero. Abbiamo disappreso a farlo, mentre nell’antichità le canzoni popolari, la ballate, i poemi epici, le storie eroiche era riportate in modo leggero e facile. Pure essi sono ritmici e facili da cantare perché il poetico è naturale per l’essere umano. All’uomo cantare e parlare in versi è più congenito che in prosa. A noi oggi sembra il contrario, perciò dobbiamo fare uno sforzo aggiuntivo quando leggiamo le poesie. Non tutti possono scrivere una buona poesia – ci vuole una sintonia interiore, fine.

Come ha detto Sergey Averintsev, il ritmo poetico delle parole di Cristo si rivela meglio quando i testi del Vangelo sono letti in aramaico. Cristo parlava l’aramaico – era la Sua lingua, non parlava il greco. Gli apostoli lo parlavano correntemente . Poi il Vangelo è stato tradotto in greco, gli Apostoli lo parlavano come potevano, tutt’altro che in modo perfetto, per questo lo stile del Vangelo non è ideale. Sapevano il greco come una lingua straniera. Era la lingua della comunicazione internazionale, come oggi lo è l’inglese. Ovviamente conoscete l’inglese, potete esprimere, pure fare una chiacchierata, leggere i libri, però qualunque inglese capirà che non siete inglesi. Ecco, la stessa cosa era con il greco.

Quindi, anche se il Vangelo è un testo costruito in un certo modo, comunque possiamo capire qualcosa sul modo di pensare di Cristo, possiamo provare ad entrare in questo mistero: chi è Cristo, chi è Gesù. Certo questo sarà sempre discutibile. Dipende da cosa verrà letto. Se, supponiamo, leggiamo il Talmud, ovviamente lì troviamo una nozione di Cristo dal punto di visto dei Suoi oppositori. Volete sapere che cosa pensavano i giudei non credenti, secondo le loro proprie scritture? Guardate nel Talmud – vi troverete le risposte. Probabilmente non ci sono rimaste tutte le informazioni, ma molte cose sono rimaste. Vedrete che a Cristo riconoscono una sola cosa – che era un grande operatore di prodigi. Non gli potevano negare questa capacità. Secondo loro era posseduto dal maligno, però faceva miracoli. Ma se era maligno, allora non poteva essere da Dio, però se non era da Dio bisogna spiegare in qualche modo come mai faceva i miracoli. Quindi Lui era un mago, uno stregone. Più o meno, semplificando un po’, è scritto così nel Talmud. Perciò ci è scritto che era nato non si sa dove e non si sa chi erano i suoi genitori – leggende di ogni sorta senza nessuna venerazione della Vergine, a volte anche il contrario. Mentre noi la veneriamo perché sappiamo di più su Cristo, chi era Lo conosciamo meglio.

Guardiamo un po’ più nel dettaglio quello che scrive l’autore della lettera ai Filippesi. Si inizia in modo molto solenne, come è comune per un inno spirituale. Gli inni spirituali sono sempre destinati a ispirare la gente, innalzarla, perciò inizia così:

Il quale, pur essendo di natura divina,
non considerò un tesoro geloso
la sua uguaglianza con Dio

Fil 2:6

In altre parole, fin dal principio si suppone che la natura di Gesù Cristo sia divina e Lui è uguale a Dio senza nessuna forzatura, senza nessun “sforzo o fatica” da parte Sua. Come se questo fosse sempre stato in Lui. Ciò significa che Lui è figlio di Dio, e come conseguenza è uguale a Dio e divino “per natura”. Però non si presentava come figlio di Dio, uguale a Dio e Divino per natura, ma aveva un aspetto modesto. Quindi bisogna continuare la riflessione e parlare subito di kenosis, pure senza pronunciare questa parola:

ma spogliò se stesso,
assumendo la condizione di servo
e divenendo simile agli uomini;
apparso in forma umana

Fil 2:7

Qui vediamo i particolari che normalmente attribuiamo alla dogmatica, alle formule dogmatiche, alle definizioni dei concili ecumenici e così via. E facciamo bene a farlo perché proprio da queste espressioni della Scrittura sono nate tutte queste formule. Sebbene questo testo non sia dogmatico – in questo testo vediamo non tanto contemplazione ontologica, quanto una visione gnostica, è un approccio un po’ diverso, ma le parole sono le stesse. E’ molto importante che Gesù Cristo ha rinunciato a tutto – spogliò l’uguaglianza a Dio e alla propria natura divina – assumendo la condizione di servo. Sebbene sappiamo dalla dogmatica che Lui non ha rinunciato a niente, è rimasto di natura divina, è rimasto uguale a Dio, ma questo è testo gnostico, perciò potrebbe entrare in una contraddizione con la dogmatica.

Perché è scritto che Gesù Cristo, ovvero Cristo Gesù – cioè l’Unto, il Messia Gesù, “spogliò se stesso” e ha assunto la condizione di servo, è diventato simile agli uomini, avendo forma umana? Forse era un fantasma?

No, perché Cristo è diventato uomo, ma non come Adamo, cioè il primo uomo come noi lo possiamo immaginare. Cristo è diventato uomo sotto la maledizione della Legge. Gesù ha assunto la condizione di servo, e questo fatto ci dice che Lui non solo è un uomo, ma che Lui volontariamente diventato uomo sotto la legge, ha accettato di seguire tutta la legge come un servo. Ecco perché Lui è apparso in forma umana, perciò Lui era simile agli uomini, questa è la ragione perché la Sua divina natura era nascosta e non era visibile. Questo ha richiesto da Cristo umiltà.

umiliò se stesso
facendosi obbediente fino alla morte
e alla morte di croce.

Fil 2:8

Umiltà, obbedienza e pazienza – sono virtù dell’Antico Testamento, pur essendo molto importanti anche per noi. Non possiamo rinunciarci finché viviamo nella carne e in questo mondo che soggiace sotto il potere del maligno. Cristo ha fatto questa esperienza – era umile e obbediente fino alla morte di croce -. Lui veramente ci ha riscattati dalla maledizione della legge. Voi sapete che la legge ha portato alla gente la maledizione, perché non ci poteva essere nessuno che non avrebbe mai peccato in vita sua, non avrebbe violato almeno un comandamento, ma chi ha violato un comandamento, ha violato tutta la legge. Cristo ci ha riscattati dalla maledizione della legge, ci ha mostrato chi è l’uomo non solo per aspetto e somiglianza, ma in realtà, nell’unione con Dio, che significa essere una persona, nato dall’alto, da acqua e da Spirito. Ecco che cosa significa l’uomo eterno, l’uomo spirituale, l’uomo-dio.

Pure noi dobbiamo seguire Cristo: anche noi siamo chiamati a diventare dei, però prima dobbiamo mostrare umiltà, sottomissione e obbedienza, obbedienza fino alla morte, anche se ci chiedessero di morire subito, qui e ora. Bisogna fare lo stesso cammino di Cristo per ottenere una specie di uguaglianza con Dio, bisogna in un certo senso superare la natura di schiavi – la natura che deve obbedire alla legge, la quale è rigida, non sopporta nessun tipo di eccezione, nessuna autogiustificazione e autocompassione. Non è un compito semplice per ogni essere umano che vuole essere buon cristiano. Questo va vissuto nella propria vita – non importa quanti anni uno viva – dieci, venti, cinquanta o cento.

Però è interessante quello che è detto dopo, in questo eccezionale inno gnostico riportato nella lettera ai Filippesi: Cristo ha rinunciato alla sua uguaglianza a Dio e alla sua natura divina, cioè l’ha nascosta agli occhi della gente e per questo è esaltato da Dio. Cristo ha umiliato se stesso, si è fatto obbediente fino alla morte e per questo è stato esaltato, è stato fatto ascendere da Dio – perciò non abbiamo nessun dubbio riguardo la Sua uguaglianza a Dio, la Sua natura divina, nonostante la sua natura umana non sia sparita, però non era più da schiavo. Ovviamente Cristo non ha mai avuto la natura umana da schiavo – lo sappiamo dalla dogmatica, ma si è comportato come schiavo, come se accettasse questa realtà, l’ha presa su di sé e così ha condiviso con noi tutta la gravità e difettosità della natura umana caduta, perciò è servita per fare un ponte dal uomo vecchio al nuovo e continuare questo cammino per tutti, non solo per se stesso.

Chiunque segue Cristo in maniera seria deve fare questo cammino. Adesso la possibilità di farlo esiste, prima di Cristo e fuori di Cristo questo cammino non è percorribile.

Per questo Dio l’ha esaltato
e gli ha dato il nome che è al di sopra di ogni altro nome
perché nel nome di Gesù ogni ginocchio si pieghi nei cieli,
sulla terra e sotto terra
e ogni lingua proclami
che Gesù Cristo è il Signore,
a gloria di Dio Padre.

Fil 2:9-11

Così l’autore della lettera ha definito la natura divina, uguaglianza di Gesù a Dio. Oggi noi avremmo detto in modo diverso. A noi non piace molto la parola “il Signore” – contiene una specie del dominio esterno, un ricordo dell’Antico Testamento. Per un cristiano non è molto accettabile chiamare Dio il Signore. Pure Cristo. Però ci mancano le parole e non ne troviamo altre. Tutti siamo abituati a chiamare Dio il Signore: “Sei il mio Signore”. “Signore” e “Dio” – sono sinonimi. Sebbene, ripeto, il nome che è stato dato a Gesù dal Dio dei cieli, Dio Unico – è superiore a tutti i nomi. Perciò si piega il ginocchio di tutti e del tutto.

E’ interessante che in questo brano prima viene il nome Gesù: “Gesù Cristo – il Signore!”, “Gesù” è “Dio che salva”, più o meno così si traduce “Yeshua ”. E’ meglio che il nome “il Signore”, però comunque riconoscere Gesù Signore è importante finché l’uomo non sia liberato dalle altre influenze esterne, finché abbia nella sua vita varie tipi dei dei e altri “signori”. Possono essere passioni, obblighi, interessi, desideri, abitudini, matrici culturali – qualsiasi cosa. E’ importante che il nome superiore sia il nome Gesù. In esso si rivela l’azione salvifica di Dio, che ci viene data tramite Cristo per il nostro bene.

Ecco come Dio ha innalzato Cristo Gesù! Ecco che nome Gli ha donato! Questo è quello che si poteva dire alla fine del primo secolo su Gesù, in risposta alla domanda chi era. Questo è quello che dobbiamo sapere per iniziare a capire il modo di pensare di Cristo Gesù, Gesù l’Unto. Per questa ragione in altri parti qui non si dice più “Cristo Gesù” – è importante che si dica “Gesù Cristo”. Non si può scambiare la posizione! E’ uno dei segni dell’antichità della lettera – quando si dice “Gesù Cristo”, e non “Cristo Gesù”.

Certo meditando così non scopriamo tutto il modo di pensare di Gesù Cristo, però ci andiamo vicino. Cominciamo a scoprire qualcosa pure in noi stessi, sentire e vedere quello che prima non sentivamo e non scoprivamo, quello che era chiuso a noi.

Non è abituale per noi leggere i testi mistici. Eppure i testi gnostici sono testi mistici, non dogmatici. Bisogna sapere leggerli – non è adatto per loro l’approccio storico, etico, dogmatico, ma solo mistico. Però non tutti hanno questa esperienza. Perché i migliori discepoli si sono addormentati al monte Tabor? Perché non avevano ancora la esperienza mistica, l’esperienza della Trasfigurazione. Ma noi dobbiamo capire quello che è scritto, e seguire quello che è scritto, anche se è assai difficile.

Adesso, guardando a voi, ai giovani in particolare, sto pensando, ma non è troppo tardi? Avete già tante cose che vi schiavizzano, che vi dividono da Cristo Gesù e dal Suo modo di pensare? Bisogna fare qualcosa con questo? Dall’esterno non si può fare nulla. Da una parte bisogna vedere in sé la natura di schiavo, dall’altra parte mostrare umiltà, sottomissione, obbedienza fino alla morte perché si riveli in voi la natura divina e capacità di realizzare quello che ha detto il Signore, che ha detto Cristo Gesù: “Io ho detto: Voi siete dei, siete tutti figliuoli dell’Altissimo”. Ecco come non è semplice tutto questo. Queste cose non si insegnano nelle scuole, neppure nel corso di catechesi. Ciò significa che spetta a noi fare uno sforzo per ottenere il modo di pensare simile a quello di Gesù Cristo. Anzi lo sforzo deve essere costante, non solo dall’uno alle due, durante la pausa pranzo.

Ecco, cari amici, solo quando cominceremo a capirlo, inizieremo a venerare la Madre di Dio in modo degno – come l’immagine più adeguata della Chiesa. La cosa più degna di nota è che la Chiesa non glorifica se stessa, ella glorifica la Madre di Dio, sapendo che Lei (la Vergine) è un’immagine della Chiesa. Lei è la Chiesa. Il suo destino è lo stesso della Chiesa nella sua dimensione escatologica. Per questa ragione è bello anche che abbiamo tante icone della Vergine: di Vladimir, di Kazan ecc. Perché la chiesa c’è a Vladimir, a Kazan ed a in molti altri luoghi. E’ la stessa Madre di Dio, ma nello stesso tempo in ogni luogo è diversa. Così vive la Chiesa. Secondo il linguaggio figurativo della festa dell’Assunzione, la Madre di Dio muore e sale ai Cieli – così come la Chiesa: anch’essa è destinata compiere la sua storia e trovarsi in Cieli, nel Regno dei Cieli, senza perdere niente e nessuno.

Vorrei che celebrando questa festa ne capiate la profondità, che riguarda in modo diretto sia tutta la Chiesa, sia il destino di ogni persona che accetta la vocazione di avere gli stessi sentimenti di Cristo Gesù. Chiedetevi: lo accettate oppure avete altre priorità nella vostra vita, oppure cercate qualcosa di nuovo? Probabilmente vi piacciono di più altri idoli: il piacere, il rispetto, la stima, la gloria, il potere, i soldi, l’autorealizzazione sul lavoro, o in famiglia, o nella società, o nella cultura? Fatevi queste domande? E’ un po’ tardi per voi – domande del genere vengono fatte nelle scuole superiori, e voi non siete più studenti. Però comunque è meglio che ve le facciate.

Insomma, cari fratelli e sorelle, cercheremo di non dimenticare che cosa significhi per noi la festa dell’Assunzione. Non è a caso che questa festa è apparsa quando la Chiesa del Nuovo Testamento era stata già formata – nel V secolo circa – quando si era resa conto che tutto era più complicato di quanto fosse sembrato all’inizio della sua storia. Abbiamo cercato di entrare nella profonda essenza di questa festa, senza far caso a tutti gli apocrifi e leggende che la circondano. Non vanno compresi letteralmente, ma piuttosto interpretati – ad esempio nel modo che abbiamo usato oggi. Perciò quando state leggendo le lettere degli apostoli, cercate di capire di cosa si tratta, che cosa sta dietro le parole, da dove sono nate, che cosa le nutre e riempe di senso e di Spirito. Fate voi questo lavoro – non aspettate che qualcuno la faccia per voi. Nessuno lo farà. Quello che dico adesso è il massimo che possa essere detto in una riunione come questa. Tutto il resto – come applicare questo alla propria vita – ci dovete pensare voi: sia i giovani oggi qui presenti in maggioranza, sia tutti gli altri. Che il Signore ci riveli i suoi misteri, ci dia la forza della conoscenza dei misteri spirituali – fino al modo di pensare di Cristo Gesù!

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