#Raccontiamolarepubblica con la Scuola di Pace di Monte Sole e i monaci della Piccola Famiglia dell’Annunziata

dalla pagina Facebook della Scuola di Pace di Monte Sole, formazione ed educazione alla pace, alla trasformazione non violenta dei conflitti, al rispetto dei diritti umani, per la convivenza pacifica.

Durante il corso di tutta la sua vita Giuseppe Dossetti ha abitato molti luoghi. Genova, dove era nato; Cavriago, Bologna e Milano dove si è formato; Reggio Emilia, dove ha resistito; Roma, dove ha militato; Monteveglio, la Giordania e l’India dove ha studiato e meditato. Ha deciso poi però di dimorare a Monte Sole, al Cimitero di Casaglia. Ha deciso cioè di trattenersi, facendosi esso stesso silenzio, nel silenzio di quella terra.

Chiunque abbia fatto esperienza di Monte Sole, tuttavia, sa che quel silenzio è un silenzio colmo di domande che ispirano l’azione, di quesiti aperti che invitano all’esplorazione della complessità.

Ecco allora che abbiamo pensato, per questo 2 giugno 2020, di allontanarci dai rombi superficialmente patriottici per scandagliare la tela di un’opera d’arte: la Carta Costituzionale.

Dossetti riteneva, come molti e molte altre, che la Costituzione fosse lo sviluppo della Resistenza. Riteneva infatti che questa, intesa come lotta di popolo, si fosse compiuta definitivamente proprio nella carta fondamentale, intesa come un grande atto di riconciliazione.

Accogliendo l’invito a prendere parte all’iniziativa #RaccontiamolaRepubblica promossa dall’Istituto Nazionale Ferruccio Parri e da Raccontiamo la Resistenza, abbiamo chiesto ai fratelli della Piccola Famiglia dell’Annunziata, famiglia di elezione di Giuseppe Dossetti dal 1956, di aiutarci nella lettura di alcuni articoli della Costituzione e di alcuni concetti che per Dossetti erano fondamentali.

Seguiteci su questa pagina per tutta la giornata del #2giugno e stateci accanto nel festeggiare, ossia nel condividere e partecipare, la Repubblica, unica forma istituzionale – sempre nella convinzione di Dossetti – in grado di garantire giustizia sociale, riforme e godimento dei diritti umani.

La Costituente. Ovvero, del crogiolo ardente

“Crogiolo ardente e universale” è l’immagine utilizzata da Dossetti per riferirsi all’esperienza della Seconda Guerra Mondiale. La usa però spesso a guerra finita, quando finalmente sono pensabili un’Italia e un mondo diversi. Quest’immagine dunque ci descrive l’esperienza della guerra, ma contemporaneamente dice qualcosa di quello che sta succedendo in un’altra esperienza, quella politica. La comunanza di esperienza di lotta rende possibile la collaborazione tra persone con opinioni ideologiche assolutamente diverse, che però insieme decidono di poter dar vita alla Costituzione.

Nel crogiolo le esperienze si fondono, la passione politica infiamma le sedute delle commissioni, nessuno è disposto a cedere, perché la Costituzione non sia frutto di compromesso, ma piuttosto di collaborazione. È evidente lo sforzo di tener conto delle opinioni di tutti, nella convinzione che visioni diverse, persino antitetiche possano aiutare a definire i principi fondamentali.

Agire in maniera cooperativa significa tener conto dei bisogni di tutti, farsi carico anche dei bisogni altrui, diventare un noi senza bisogno di un “loro”. La nostra azione educativa non dimentica quel “crogiolo ardente”, né la necessità che tutti e tutte abbiamo di essere capaci di diventare un “noi”.

Anche il più sprovveduto o il più ideologizzato dei Costituenti non poteva non sentire alle sue spalle l’evento globale della guerra testé finita. Non poteva, anche che lo avesse cercato di proposito in ogni modo, dimenticare le decine di milioni di morti, i mutamenti radicali della mappa del mondo, la trasformazione quasi totale dei costumi di vita, il tramonto delle grandi culture europee, l’affermarsi del marxismo in varie regioni del mondo, i fermenti reali di novità in campo religioso, la necessità impellente della ricostruzione economica e sociale all’interno e tra le nazioni, l’urgere di una nuova solidarietà e l’aspirazione al bando della guerra.

Quindi l’acuirsi delle ideologie appena ritrovate e l’asprezza dei contrasti politici tra i partiti appena rinati, e lo stesso nuovo fervore orgoglioso determinato dalla coscienza resistenziale non potevano non inquadrarsi, in certo modo, in più vasti orizzonti, al di là di quello puramente paesano, e non poteva non inserirsi anche in una nuova realtà storica globale a scala mondiale.

Insomma, voglio dire che nel 1946, certi eventi di proporzioni immani erano ancora troppo presenti alla coscienza esperienziale per non vincere, almeno in sensibile misura, sulle concezioni di parte e le esplicitazioni, anche quelle cruente, delle ideologie contrapposte e per non spingere in qualche modo tutti a cercare, in fondo, al di là di ogni interesse e strategia particolare, un consenso comune, moderato ed equo.

Perciò, la Costituzione italiana del 1948 si può ben dire nata da questo CROGIOLO ARDENTE E UNIVERSALE, più che dalle stesse vicende italiane del fascismo e del postfascismo: più che dal confronto-scontro di tre ideologie datate, essa porta l’impronta di uno spirito universale e in certo modo transtemporale.

È qui il luogo di ricordare che questa base di largo consenso – nonostante i dibattiti assai vivaci lungo il corso di tutti i lavori e gli antagonismi che dividevano allora il paese – portò a una votazione finale del testo della Costituzione che raggiunse quasi il 90% dei componenti dell’Assemblea costituente.

Non solo emblematicamente, ma effettivamente la triplice firma apposta alla sua promulgazione il 27 dicembre 1947 sta a significare in modo causativo la coscienza unitaria dalla quale nasce: la firma di Enrico De Nicola, capo provvisorio dello Stato, erede della tradizione liberale; la firma di Umberto Terracini, Presidente dell’Assemblea Costituente e fondatore, con Gramsci e Togliatti, del partito comunista italiano; e la firma di Alcide De Gasperi, Presidente del Consiglio e già primo successore di Sturzo alla segreteria del partito popolare.

G.Dossetti, I valori della Costituzione, Ed. San Lorenzo

La pillola video è un estratto dal discorso pronunciato nella sala dello «Stabat Mater» a Bologna il 22 febbraio 1986 in occasione della consegna dell’Archiginnasio d’oro da parte del sindaco, Renzo Imbeni (grazie a Lorenzo K. Stanzani e al suo Quanto Resta della Notte).

L’articolo che non c’è. Ovvero, del diritto e dovere di resistenza

Scorrendo i resoconti delle sedute della prima sottocommissione della Costituente con ancora vivida l’immagine del crogiolo ardente, in quello del 9 settembre 1946 si legge una affermazione molto interessante di Togliatti.

Egli pensa che lui e Dossetti potrebbero dissentire nel definire la personalità umana; però ammette che possa essere indicato come il fine di un regime democratico quello di garantire un più ampio e più libero sviluppo della persona umana.

Forse, è proprio per questo che Dossetti ritenne di sottoporre all’approvazione dei colleghi un densissimo articolo che mirava a disconoscere la tesi fascista della dipendenza del cittadino dallo Stato, affermando l’anteriorità della persona umana di fronte allo Stato.

Con questo articolo, si sarebbe esplicitato che la Costituzione come compimento della Resistenza non era una formula retorica.

In effetti la sottocommissione lo approverà con 10 voti a favore, 2 astensioni e 1 sola contrarietà. Ma la paura della rivoluzione lo affosserà in sede di approvazione assembleare…

Per noi, educazione alla pace quindi significa, tra le altre cose, che:

la passività, di fronte all’arbitrio dello Stato, costituisce inosservanza di un dovere morale fondamentale, [… quello cioè] di garantire la libertà umana.

Aldo Moro

Fra Paolo, ci racconta la proposta dell’articolo 3 e la corona di valori che la circondavano.

Articolo 7. Ovvero, della promozione della libertà di coscienza

Dossetti non avrebbe voluto dover inserire questo articolo nella nostra Costituzione, ma la sua grande capacità di ascolto della società e dell’essere umano gli ha suggerito che fosse importante mettere nero su bianco che la libertà di coscienza non può subire interferenze, che la libertà di coscienza ha dei confini che nessuno, non lo Stato, non la Chiesa, può valicare o prevaricare.

Ispirarsi a questa intuizione, nell’educazione alla pace, significa per noi impegnarci a lavorare per aumentare la consapevolezza di come si formano le idee e i pensieri, di quali sono le influenze e le cornici che li possono condizionare. Significa, per noi, intraprendere la faticosa strada che allontana dai contenuti e che avvicina all’etica, alla responsabilità. Insomma incamminarci sul sentiero di una vera e compiuta laicità.

Fratel Luca ci accompagna nel cammino con un’analisi puntuale ed approfondita.

Articolo 8. Ovvero, del pluralismo (religioso)

È opinione diffusa che la presenza di individui che professano e praticano religioni diverse da quella cattolica sia un fenomeno recente e causato dall’immigrazione. Eppure padri e madri costituenti già vedevano la necessità di introdurre un principio fondamentale che dichiarasse la libertà di culto.

In commissione si citano ripetutamente le minoranze religiose allora presenti, ossia ebrei e valdesi, ma si ribadisce con fermezza che non possono essere definiti “gli altri” e neppure “le minoranze”.

Non fu semplice arrivare ad una stesura perché per secoli morale e religione (cattolica) si erano saldate in una cornice all’apparenza insuperabile. Ma, appena all’articolo precedente, Dossetti aveva fortemente voluto introdurre l’idea di una coscienza libera a prescindere da ogni appartenenza, e Togliatti ora ribadiva che

Lo Stato non può avere una religione, lo Stato garantisce la religione, ma non ha una religione sua; la religione l’hanno gli individui.

Educare alla pace vuol dire anche, dunque, riuscire a proiettarsi in una dimensione in cui le norme e l’ordinamento del vivere comune non sono una gabbia ma la custodia per un’interiorità libera e profonda, sia per chi crede, sia per chi non crede.

Frate Ignazio, che di questa apertura e pluralità ha fatto il suo servizio, ci aiuta a coglierne gli aspetti più interessanti.

Articolo 11. Ovvero, della pace come premessa e realizzazione del vivere comune …

Dai lavori della prima sottocommissione l’articolo 11 uscì scritto così:

L’Italia rinunzia alla guerra come strumento di conquista e di offesa alla libertà degli altri popoli e consente, a condizione di reciprocità e uguaglianza, le limitazioni di sovranità necessarie ad una organizzazione internazionale che assicuri la pace e la giustizia tra i popoli.

Sarà l’on. Zagari ad evidenziare come il problema in questo articolo siano i verbi. ‘Rinunziare’ e ‘consentire’ sembrano concedere “qualche cosa che è imposto, ponendo immediatamente dopo una serie di condizioni”. Sarà sempre l’on. Zagari a proporre di usare le parole ‘ripudia’ e ‘favorisce’ che troviamo nella formulazione finale. In questo modo si espliciterà, anche per le generazioni future, che la guerra in generale va messa fuori legge, e che occorre elaborare forme di sovranità diverse da quelle incentrate sul nazionalismo aggressivo e distruttivo.

In sottocommissione inoltre, questo era previsto come l’articolo 4, mutato poi nell’articolo 6.

Ma fratel Luca, con la sua appassionata illustrazione del significato profondo di questo articolo, ci dimostra come sia armoniosamente diventato l’ultimo del capitolo dei principi fondamentali, quasi a voler racchiudere e coronare tutti gli altri.

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