I sussidi di meditazione dei gruppi della Caritas diocesana di Como: domenica 30 agosto 2020

da Caritas.diocesidicomo.it e Caritascomo.it, i  siti della Caritas diocesana di Como.

Sono stati predisposti i sussidi settimanali per introdurre la preghiera nei gruppi di incontro parrocchiali e vicariali Caritas per tutto l’anno liturgico. 

Le riflessioni che guidano il momento di condivisione di questo nuovo anno liturgico, sono proposte da Don Rocco Acquistapace, sacerdote diocesano che con la sua esperienza e saggezza saprà guidarci a fare della Parola il riferimento per ogni azione quotidiana, la guida alle nostre scelte e ai nostri cammini comunitari.

Vangelo secondo Matteo (Mt 16, 21- 27)

In quel tempo, Gesù cominciò a spiegare ai suoi discepoli che doveva andare a Gerusalemme e soffrire molto da parte degli anziani, dei capi dei sacerdoti e degli scribi, e venire ucciso e risorgere il terzo giorno.

Pietro lo prese in disparte e si mise a rimproverarlo dicendo: «Dio non voglia, Signore; questo non ti accadrà mai». Ma egli, voltandosi, disse a Pietro: «Va’ dietro a me, Satana! Tu mi sei di scandalo, perché non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini!».

Allora Gesù disse ai suoi discepoli: «Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi sé stesso, prenda la sua croce e mi segua. Perché chi vuole salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia, la troverà. Infatti quale vantaggio avrà un uomo se guadagnerà il mondo intero, ma perderà la propria vita? O che cosa un uomo potrà dare in cambio della propria vita? Perché il Figlio dell’uomo sta per venire nella gloria del Padre suo, con i suoi angeli, e allora renderà a ciascuno secondo le sue azioni».

Parola del Signore

Ascolto e medito:

Gesù annuncia la sua Passione dicendo apertamente che dovrà soffrire molto ed essere ucciso per poi resuscitare. Un messaggio forte che apre all’incontro con Lui che si dona completamente per noi. È un messaggio riservato agli apostoli ai quali indica il luogo, Gerusalemme; le sofferenze che dovrà patire; la resurrezione al terzo giorno.

È significativo il verbo utilizzato, doveva! Perché doveva? Non si tratta di un destino fatale ma di un avvenimento che rientra nel disegno di Dio, un disegno misterioso che va al di là della nostra comprensione e rivela l’amore sovrabbondante di Dio che dà il suo unico Figlio per la salvezza del mondo.

La reazione di Pietro a ciò che Gesù dice, riflette la mentalità del popolo ebraico che aspettava un Messia potente e impressiona pensare che Pietro, dopo che Gesù lo ha messo a capo della sua Chiesa, abbia una reazione simile, di uno che non ha capito ed è in difficoltàa comprendere, è deluso. Scopre in quel momento che le condizioni per essere discepoli di Cristo, implicano la rinuncia a vivere per sé stessi e il sacrificio nel portare la propria croce.

Il messaggio di Gesù è per tutti gli apostoli; dà delle precise indicazioni su cosa significhi seguirlo e queste stesse indicazioni tentano, Pietro e gli apostoli allora, noi oggi, a lasciar perdere perché non vogliamo soffrire. Ma le rinunce che Gesù chiede non sono una perdita ma una retribuzione a ciascuno secondo ciò che ha fatto. Gesù non abbandona, Gesù chiede una perdita che alla fine retribuirà in un dinamico rapporto del prendere e dare.

Come suoi apostoli è necessario sapere che nella fede e nella generosità verso Dio saremo sempre aiutati. Dovremmo mettere la nostra vita a vantaggio dei nostri fratelli, non solo nei servizi di volontariato ma in tutta la vita, come coppia, come famiglia, come professionisti, come cittadini dell’amministrazione pubblica. Ciascuno deve prendere la sua croce e affidarsi alla presenza misericordiosa di Dio.

Di fronte alla propria croce ci si può lamentare ma non serve, si può trascinarla ed è triste, si può guardarla ed accettarla con dignità e sufficiente umiltà. La strada indicata da Gesù è sicuramente controcorrente ma una corrente la cui prospettiva a distanza è di speranza, in una vita vissuta nell’amore e con l’amore di Dio.

Medito e condivido:

  • Riconosco le mie croci e quelle della mia comunità?
  • Come mi rapporto con esse?

Il metodo

Ciascuna nostra azione,  pensiero, incontro o relazione trova senso nella Parola che ci guida e dà sapore al nostro essere uomini e discepoli di Dio e al nostro vivere la Fede, la Speranza e la Carità nella propria quotidianità. Quando la comunità si riunisce, attraverso i suoi rappresentanti, a pregare, riflettere e organizzare le proprie attività, non può vivere pienamente la propria dimensione comunitaria e cristiana, se non si radica su di un attento ascolto, una condivisa meditazione e una coraggiosa esperienza della Parola di Dio: “nostro nutrimento e fonte di gioia”.

La Caritas Diocesana fa suo il metodo di Ascolto e Meditazione della Parola e lo introduce in una proposta di stile che, dopo l’Assemblea del 17 Marzo 2018, propone a tutte le comunità parrocchiali e vicariali nelle loro forme di incontro, con cadenza settimanale. 

È un metodo che parte dalla lettura del Vangelo della Domenica precedente la settimana in cui ci si incontra; una Parola quindi già sentita, ascoltata e meditata ciascuno a livello personale o famigliare.

Un ascolto che diventa meditazione attraverso una riflessione guida che serve più che altro a contestualizzare il brano del vangelo letto e una meditazione che diventa condivisione se ciascuno, in piena libertà e disponibilità, mette in comunione con gli altri una o più risposte alle domande stimolo proposte.

Infine, tre semplici proposte di impegno concreto da viversi in qualsiasi momento, non durante l’incontro, proprio come accompagnamento e richiamo alla Parola, nel passare del nostro tempo settimanale:

SCRIVERE A … a chi vorrei comunicare la mia riflessione sul Vangelo letto o le mie risposte alle domande stimolo che magari all’interno del gruppo non siamo riusciti ad esprimere;

SCRIVERE DI… cosa vorrei condividere, quale pensiero, quale preoccupazione, quale proposito;

SCRIVERE PER… quale intento mi ha portato a scrivere; quale impegno dopo l’Ascolto, la Meditazione e la Condivisione della Parola, nella mia vita di tutti i giorni.

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