Difendere la Mente da Chi ce la Vuole Rubare

da Svoltaonline.it, per i giovani cristiani che vogliono capire, credere e cambiare, il blog dei giovani della Assemblee di Dio in Italia.

Vivo vicino a uno dei più grandi centri commerciali del mondo, e il mio piacere di passeggiare in quel luogo sarebbe di gran lunga maggiore senza i venditori che affollano i corridoi utilizzando dei chioschi temporanei. I venditori lo sanno e la loro unica speranza è riuscire a catturare la vostra attenzione. Non possono vendervi niente se non riescono ad allettarvi, e non possono attrarvi se non riescono a entrare in contatto con i vostri occhi (questo significa che la chiave per ignorarli è evitare il contatto visivo). Il centro commerciale è una metafora del nostro telefonino: è un luogo affollato in cui si svolgono commerci di ogni genere, popolato da abili adescatori digitali che competono per attirare la nostra attenzione.

 

Conoscendo la posta in gioco, le società impegnate su internet incrementano la capacità di catturare l’attenzione tramite un campo di competenza tecnologica, ora in crescita, chiamato “captologia”, un acronimo di “computers as persuasive technology” (computer come tecnologia persuasiva). I captologi studiano i modi più efficaci per catturare l’attenzione e per regolare i nostri modelli di comportamento.

Il trucco è sostanzialmente questo: gli algoritmi delle piattaforme online mettono davanti ai miei occhi contenuti (video, foto, post, serie tv, film, prodotti) su misura per me, basandosi su quello che ho cercato, visualizzato, condiviso e a cui ho messo “mi piace”. Quindi, quello che mi appare oggi è stato adattato a ciò che ho mostrato di gradire ieri, creando un vortice personalizzato di contenuti, un turbinio di nuovi oggetti che riempiono il mio schermo mentre lo faccio scorrere. L’obiettivo è quello di farmi mantenere gli occhi incollati al display, alimentando appetiti e desideri specifici.

“I media sono diventati maestri nel produrre stimoli che il nostro cervello trova irresistibili, proprio come gli ingegneri del settore alimentare sono diventati esperti nella creazione di alimenti ‘super gustosi’, manipolando le percentuali di zucchero, grassi e sale”, afferma Matthew Crawford, scrittore e ricercatore all’Institute for Advanced Studies in Culture (Istituto per gli studi avanzati sulla Cultura) presso l’Università della Virginia. “La distraibilità può essere considerata come l’equivalente mentale dell’obesità”. Senza capacità di focalizzare la mente, è facile che diventi preda dei “venditori di caramelle”, cioè le allettanti distrazioni che il nostro smartphone propone.

Stiamo diventando analfabeti?

La distrazione digitale ci mette fretta e fa letteralmente a pezzi la nostra concentrazione. La vera conoscenza non ci è mai data in quella forma. Deve essere ricercata e perseguita, come insegnano le meravigliose poesie sulla Saggezza all’inizio del libro dei Proverbi. Ed è sempre saggio contrastare le nostre abitudini sui social media con la disciplina della saggezza che si celebra nei primi tre capitoli dei Proverbi. La nostra mancanza di autocontrollo con le “caramelle digitali” non aiuta la nostra concentrazione lineare continua.

Captologia: caramelle per la mente

Una lettura capace di andare in profondità è oggi più difficile che mai. Data la quantità di parole scritte che entrano nella nostra vita in un determinato giorno, abbiamo semplicemente sviluppato una mancanza di cura. “Una volta ero un subacqueo nel mare delle parole”, lamenta lo scrittore Nicholas Carr, “adesso scorro veloce lungo la superficie di uno schermo come un ragazzo su una moto d’acqua”. Non riusciamo a immergerci nel serio lavoro di leggere un articolo o un libro senza sentire il desiderio di scivolare come una moto acquatica sul pelo delle acque.

Qualunque sia la causa, il problema che affrontiamo oggi è proprio il ritorno a una sorta di analfabetismo, chiamato analfabetismo funzionale, perché non riusciamo a tenere il passo con il diluvio d’informazioni provenienti dal nostro telefono, anziché rallentare e concentrarci su ciò che è più importante.

Chi è analfabeta in quest’epoca ha difficoltà a separare ciò che è eterno da ciò che è transitorio.

Recuperare “l’intelligenza sedimentata”

Con la lentezza della lettura o del pensiero riflessivo invece si prende in considerazione la forma narrativa, la proprietà di sintesi, o il contesto globale. Si ha il tempo per vedere come una cosa si stratifica su un’altra, producendo emozioni diverse, ironie e paradossi. Possiamo chiamarla “intelligenza sedimentata”. La capacità di utilizzare l’esperienza, la conoscenza e i frutti della formazione permanente che sono stati immagazzinati nella memoria a lungo termine. È la capacità di fare analogie e confronti su argomenti che hai studiato in precedenza. L’intelligenza sedimentata si accumula nel corso degli anni e conduce infine alla comprensione e alla saggezza”. Così possiamo attivare la nostra attenzione lineare continua e impegnare la nostra mente. La natura frammentaria del mondo online rende questo tipo di concentrazione difficile, poiché questo mondo è concepito in funzione di un’attenzione sfuggevole. Il miglior modo per farlo è leggendo la Bibbia, un testo che richiede attenzione e concentrazione, data l’enorme ricchezza di contenuti. Un altro modo è leggere libri che portano ad approfondire le verità della Bibbia.

La concentrazione alleata

Più tempo passo a leggere i tweet di dieci secondi e scorro gli articoli sparsi sulla rete, più la mia soglia d’attenzione ne è influenzata, indebolendo i muscoli di cui ho bisogno per leggere a fondo le Scritture. Tuttavia, prima di cancellare le applicazioni bibliche dal nostro telefono, è utile anche seguire i piani digitali di lettura della Bibbia sugli smartphone (con le riflessioni quotidiane).

Quindi, qualunque sia il mezzo (carta o pixel), e qualunque sia la nostra debolezza (dimenticanza o fretta), dobbiamo prendere coscienza di questa realtà e rallentare il ritmo. La Bibbia è il “documento del patto” che lega Dio all’umanità.

Il rapporto e la comunione tra Dio e il suo popolo sono fenomeni intrinsecamente testuali. Il Dio eterno che vuole rivelarsi si è chinato per portarci una Parola di salvezza e di consolazione. Poiché la Scrittura è il luogo supremo della comunicazione di Dio al mondo, i cristiani sono il ‘popolo del libro’. Il Signore raccoglie, nutre, difende e guida il Suo popolo attraverso questo libro; e il Suo popolo si riunisce, si nutre, trova rifugio e segue le parole di questo testo.

Dio ci ha donato la facoltà di concentrazione per vedere ed evitare ciò che è falso, inutile e transitorio, affinché possiamo fissare lo sguardo direttamente su ciò che è autentico, stabile ed eterno. Fa parte della nostra natura essere facilmente distratti; fa parte del nostro peccato essere facilmente attirati da ciò che è futile e banale.

È in gioco la nostra gioia in Dio. Nella nostra vanità, ci nutriamo di cibo spazzatura digitale, e i nostri palati sono riprogrammati, i nostri affetti atrofizzati. A essere sinceri, il compratore compulsivo, il giocatore, o l’utilizzatore di Facebook potrebbero cercare di colmare il ‘vuoto a forma di Dio’ nella loro vita, o di soffocare la propria vocazione con un rumore bianco fatto di frenetiche banalità.

Riprenderci la nostra mente

Più ci rifugiamo nella distrazione, più ci abituiamo a una stimolazione superficiale. E siamo sempre più desensibilizzati e incapaci di gustare i veri piaceri. Perdiamo la nostra capacità di fermarci e riflettere su qualcosa di profondo. Di ammirare qualcosa di bello in sé, e ci perdiamo nella passione per un giochino ripetitivo, una storia che dura poche ore, un’influencer che monetizza sui nostri like o una maratona di binge watching.

Cominciamo ad abituarci inconsciamente agli ecosistemi della distrazione che ci circondano, finché non iniziamo a dimenticare cosa significhi conoscere davvero una persona o leggere una poesia e, soprattutto, perdiamo rapidamente la capacità di apprezzare Colui che richiede da parte nostra l’attenzione assoluta.

Forse dovremmo seguire il consiglio di Paolo in II Corinzi 4:18, riappropriandoci della nostra mente con “lo sguardo intento non alle cose che si vedono, ma a quelle che non si vedono; poiché le cose che si vedono sono per un tempo, ma quelle che non si vedono sono eterne”.


Questo articolo è basato sul bellissimo libro “12 Modi in Cui lo Smartphone ci sta Cambiando”. Se vuoi approfondire la fondamentale tematica della vita digitale ti consigliamo di leggerlo tutto (c’è anche una guida allo studio scaricabile gratuitamente per piccoli gruppi)!

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