I sussidi di meditazione dei gruppi della Caritas diocesana di Como: domenica 1 novembre 2020

da Caritas.diocesidicomo.it e Caritascomo.it, i  siti della Caritas diocesana di Como.

Sono stati predisposti i sussidi settimanali per introdurre la preghiera nei gruppi di incontro parrocchiali e vicariali Caritas per tutto l’anno liturgico. 

Le riflessioni che guidano il momento di condivisione di questo nuovo anno liturgico, sono proposte da Don Rocco Acquistapace, sacerdote diocesano che con la sua esperienza e saggezza saprà guidarci a fare della Parola il riferimento per ogni azione quotidiana, la guida alle nostre scelte e ai nostri cammini comunitari.

Vangelo secondo Matteo (Mt 5, 1-12a)

In quel tempo, vedendo le folle, Gesù salì sul monte: si pose a sedere e si avvicinarono a lui i suoi discepoli. Si mise a parlare e insegnava loro dicendo:

«Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli.

Beati quelli che sono nel pianto, perché saranno consolati.

Beati i miti, perché avranno in eredità la terra.

Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia, perché saranno saziati.

Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia.

Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio.

Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio.

Beati i perseguitati per la giustizia, perché di essi è il regno dei cieli.

Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli».

Parola del Signore

Ascolto e medito:

Riflettiamo in questa domenica, su due temi: i santi e le beatitudini.

La solennità dei santi ci dà la possibilità di riflettere sulla speranza. Siamo in un periodo con momenti di difficoltà e debolezza interiore, la paura, la morte, le difficoltà nel vivere in casa o in ospedale ci mettono in allarme. Se vogliamo avere qualcosa di nuovo e vivere con un’intensità non opprimente, questa festa ci dà speranza.

I santi custodiscono la speranza in mezzo a tanta confusione; ci sostengono nell’amare la vita. Sono veri benefattori dell’umanità. Spesso camminiamo su strade aperte dal loro sacrificio, dalla loro bontà e dalla loro umanità e solidarietà. Dobbiamo aprire il nostro cuore alla speranza da loro alimentata. Sono la nostra famiglia in cielo.

Non ci accorgiamo della presenza dei santi accanto a noi, chissà quanti ne abbiamo incontrato e quanti ne incontreremo. Sono coloro che vivono il rapporto con gli altri uomini, miti, pronti ed eroici, mamme, giovani leali e generosi, ammalati pieni di speranza e bontà. I santi sono i poveri del cuore e i poveri sono coloro che hanno vinto la suggestione dell’avere e si sono lasciati attirare dal fascino del donare. La santità ha tanti volti.

Le beatitudini, probabilmente, non hanno avuto successo perché quelle situazioni che l’uomo considera delle disgrazie, che prega di non incontrare nella vita, da Gesù vengono proclamate come forme stupende di vita.

Il termine beato indica tutto quello che concorre a rendere l’uomo felice. Gesù inizia a esporre la Buona Notizia del Regno con un invito alla piena felicità. Gesù non chiede di aggiungerci ai tanti poveri che ci sono, ma ci invita ad eliminare le radici della povertà. Potremmo oggi interpretare e tradurre: beati quelli che volontariamente, liberamente e generosamente condividono quello che hanno e quello che sono, con chi non ha. È un invito alla condivisione,

“Beati gli afflitti, o oppressi, perché questi saranno consolati”: è possibile ed è condizionata solo dalla scelta della prima beatitudine, “essere poveri in spirito”. Se c’è una comunità che la smette di accaparrare beni per sé, ma decide di condividere con gli altri, tutti quelli che sono vittime dell’ingordigia economica e vedranno la fine della loro oppressione.

“Beati i miti, perché questi erediteranno la terra”. Se c’è una comunità che decide di condividere quello che ha con chi non ha, i miti sono beati perché erediteranno la terra, tutta la terra.

“Beati gli affamati e assetati di questa giustizia, perché questi saranno saziati”. C’è una situazione di ingiustizia che provoca oppressi e diseredati; quelli che hanno fame e sete di questa giustizia, assicura Gesù, saranno abbondantemente saziati. Come? Si può saziare la fame e sete di giustizia delle persone, solo saziandone la fame e sete materiale. Gesù non fa un proclama teorico, non sono idee, ma sono azioni concrete; avete fame e sete di questa giustizia? Saziate la fame e la sete fisica delle altre persone.

Le beatitudini dunque, strada per la santità.

Medito e condivido:

  • Vogliamo essere pienamente felici?
  • Quale rapporto vediamo tra santità e beatitudini?

Il metodo

Ciascuna nostra azione,  pensiero, incontro o relazione trova senso nella Parola che ci guida e dà sapore al nostro essere uomini e discepoli di Dio e al nostro vivere la Fede, la Speranza e la Carità nella propria quotidianità. Quando la comunità si riunisce, attraverso i suoi rappresentanti, a pregare, riflettere e organizzare le proprie attività, non può vivere pienamente la propria dimensione comunitaria e cristiana, se non si radica su di un attento ascolto, una condivisa meditazione e una coraggiosa esperienza della Parola di Dio: “nostro nutrimento e fonte di gioia”.

La Caritas Diocesana fa suo il metodo di Ascolto e Meditazione della Parola e lo introduce in una proposta di stile che, dopo l’Assemblea del 17 Marzo 2018, propone a tutte le comunità parrocchiali e vicariali nelle loro forme di incontro, con cadenza settimanale. 

È un metodo che parte dalla lettura del Vangelo della Domenica precedente la settimana in cui ci si incontra; una Parola quindi già sentita, ascoltata e meditata ciascuno a livello personale o famigliare.

Un ascolto che diventa meditazione attraverso una riflessione guida che serve più che altro a contestualizzare il brano del vangelo letto e una meditazione che diventa condivisione se ciascuno, in piena libertà e disponibilità, mette in comunione con gli altri una o più risposte alle domande stimolo proposte.

Infine, tre semplici proposte di impegno concreto da viversi in qualsiasi momento, non durante l’incontro, proprio come accompagnamento e richiamo alla Parola, nel passare del nostro tempo settimanale:

SCRIVERE A … a chi vorrei comunicare la mia riflessione sul Vangelo letto o le mie risposte alle domande stimolo che magari all’interno del gruppo non siamo riusciti ad esprimere;

SCRIVERE DI… cosa vorrei condividere, quale pensiero, quale preoccupazione, quale proposito;

SCRIVERE PER… quale intento mi ha portato a scrivere; quale impegno dopo l’Ascolto, la Meditazione e la Condivisione della Parola, nella mia vita di tutti i giorni.

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