Stati Uniti: Protestantesimo e suprematismo bianco

da Voceevangelica.ch, Chiese evangeliche di lingua italiana in Svizzera.

Nelle settimane successive all’assalto al Campidoglio di Washington dello scorso 6 gennaio, molti americani si sono chiesti se quella violenza fosse un evento isolato, o se invece fosse la conseguenza di spinte più profonde. La storica Kelly J. Baker, studiosa di religione e odio razziale, ha individuato in quell’assalto elementi a lei ben noti: molti assalitori, prevalentemente bianchi, erano motivati da fervore religioso e si vedevano come partecipanti a una sorta di guerra santa. Alcuni brandivano bandiere confederate, altri croci. Tra coloro che invocavano il nome di Gesù c’erano membri di gruppi di estrema destra come i Proud Boys, animati da sentimenti misogini e xenofobi. Altri erano motivati da teorie cospirazioniste come QAnon, o spinti da una fede cristiana conservatrice.

Sotto molti aspetti ricordava la cultura del Ku Klux Klan degli Anni ‘20 del secolo scorso e la marcia di quel gruppo su Washington nel 1926, afferma Kelly J. Baker, già docente di studi religiosi all’Università del Tennessee. Molti americani associano il KKK a cappucci bianchi, croci infuocate e razzismo contro i neri, ma dimenticano i suoi legami con il protestantesimo bianco e la sua avversione nei confronti di cattolici ed ebrei. La dottoressa Baker esplora quella storia nel suo libro Gospel According to the Klan: The KKK’s Appeal to Protestant America, 1915-1930 (“Il Vangelo secondo il Klan: l’appello del KKK all’America protestante, 1915-1930”), pubblicato dalla University Press of Kansas nel 2011.

“Il cristianesimo bianco e l’estremismo suprematista bianco di Donald Trump non sono affatto una combinazione inedita – spiega Kelly Baker al New York Times -. Non sono del tutto d’accordo con coloro che parlano di ‘estremismo’, perché alcuni di questi fenomeni sono stati mainstream nella storia americana”.

Kelly J. Baker, che cosa le ricorda l’assalto al Campidoglio dello scorso 6 gennaio?

Mi ricorda alcune azioni del Klan degli Anni ‘20 del secolo scorso, quando marciò su Washington in tunica e cappuccio, portando bandiere e croci, per mostrare la propria influenza e la propria presenza nella vita americana. Nel 1925 il Klan raggiunse l’apice della sua diffusione: le stime variano da quattro a sei milioni di membri in tutti i 48 Stati dell’Unione. C’erano banchieri, dentisti, avvocati, pastori e politici. Erano coinvolti sia uomini che donne. Propugnavano esplicitamente la supremazia bianca e il protestantesimo bianco. Per aderirvi bisognava essere cristiani bianchi, sostenitori del nazionalismo e del patriottismo. Incoraggiavano attivamente i membri ad andare in chiesa. Il loro linguaggio, il modo in cui parlavano di Gesù Cristo come loro Signore e Salvatore, era influenzato dall’evangelicalismo.

Dove si situano le origini di questo fenomeno?

Questa combinazione di cristianesimo e supremazia bianca può essere verosimilmente fatta risalire alla fondazione degli Stati Uniti. I primi coloni arrivati nel Nord America, come i puritani, ritenevano di essere “la città posta sopra il monte” (un evidente riferimento al detto di Gesù contenuto nel Vangelo di Matteo 5,14, ndr.) e che questa fosse la loro terra, sulla quale avevano il diritto di dominare. Il Klan non ebbe ovviamente origine con i puritani, ma trasse da quel mito fondatore – così come una varietà di altri movimenti in periodi diversi della storia americana – la propria retorica e lo spunto per le proprie pratiche.

Qual era l’atteggiamento dei cristiani bianchi che non erano membri del KKK?

C’era chi si opponeva, ma senza mettere in discussione l’argomento della supremazia bianca. Eppure le posizioni del Klan su questo punto erano inequivocabili: i membri del Klan prendevano tonaca e cappuccio per dire che l’America aveva bisogno di essere salvata, dagli immigrati e dalle persone di colore.

Quali nessi vede tra i fatti recenti e le precedenti ondate di odio?

Se si legge un giornale del Klan degli Anni ’20 del secolo scorso si nota un linguaggio simile su Dio e sulla minaccia rappresentata da immigrati o cattolici o ebrei. Ma ci sono anche delle differenze. Gli uomini del Klan andavano in giro con tuniche e cappucci, quindi nascondevano la propria identità. Una delle caratteristiche dell’attuale movimento è la disponibilità dei suoi esponenti a essere riconosciuti e a proclamare le proprie convinzioni pubblicamente. Penso che siano stati incoraggiati dal comportamento di Trump. Inoltre il Klan era meno “apocalittico”, mentre oggi si notano più spesso espliciti riferimenti alla fine del mondo.

Come valuta la condanna dell’assalto al Campidoglio espressa da ambienti cristiani conservatori?

È interessante che ci siano cristiani conservatori che sostengono Trump, ma che dicono che la violenza è un passo eccessivo. Temo tuttavia che questo significhi che tutto il resto è invece accettabile. Il crollo del Klan, negli Anni ‘20 del secolo scorso, fu determinato dal coinvolgimento di alcuni suoi leader in violenze che l’opinione pubblica giudicò eccessive. Molti membri si allontanarono per non essere associati alle violenze. Chi rimaneva affiliato al Klan era d’accordo con il separatismo, i sentimenti anti-immigrazione e la supremazia bianca.

Tra gli estremisti sostenitori di Trump serpeggia molto antisemitismo. Come si concilia storicamente con il cristianesimo bianco americano?

Nel 1890 ci furono moti contro gli immigrati, in particolare cattolici ed ebrei. Il Klan degli Anni ‘20 riprese quegli argomenti, ribadendo che il carattere della nazione sarebbe cambiato se non fosse stata dominata da cristiani bianchi, cristiani protestanti. A innervosire il KKK era anche l’emancipazione degli afroamericani, ma molti dei suoi sforzi erano diretti contro altri gruppi religiosi.

Fino a che punto questo momento è un punto di svolta? Siamo alla fine di qualcosa o all’inizio di qualcos’altro?

La domanda che dobbiamo porci è: “Come siamo potuti arrivare a questo punto?”. È un errore presumere che siamo di fronte ad un’anomalia che possiamo semplicemente lasciarci alle spalle. Penso piuttosto che occorra riflettere a fondo sul ruolo dei politici in questo tipo di estremismo, e sul ruolo dei media.

C’è qualche lezione che possiamo trarre dalla storia?

Le chiese cristiane bianche devono ancora fare i conti con la supremazia bianca. E ciò richiederà profondi esami di coscienza. Negli Anni ‘20 del secolo scorso c’erano leader cristiani che si opponevano al Klan. Oggi lo vediamo accadere all’interno di alcune chiese bianche che hanno prestato molta attenzione al movimento Black Lives Matter e hanno capito di avere un compito al riguardo. Ci sono barlumi di speranza. Ma penso che si debba ancora fare i conti con il coinvolgimento di chiese, leader e organizzazioni in vicende come quella del 6 gennaio.

Elisabeth Dias

(Da: New York Times; trad. it.: G. M. Schmitt; adat.: G. Courtens, P. Tognina)

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