La Giornata della lingua rumena. Un articolo pubblicato su “Timeless Magazine”

La rivista “Timeless Magazine” del Liceo Little London International Academy, di Bucarest in Romania, offre la possibilità agli studenti di far conoscere i loro talenti, le loro capacità artistiche, tutte queste essendo rappresentate da creazioni poetiche, saggi filosofici, riflessioni personali e così via. È una rivista incentrata sugli sviluppi intellettuali e creativi degli studenti, incoraggiando la diversità dei punti di vista, certamente, alla luce dei diversi argomenti.

Oggi, la Giornata della lingua rumena si è trasformata in un momento di consapevolezza della necessità di prevenire il processo del suo degrado. La cura per la parola deve esistere in ogni contesto, e la lingua rumena lo merita, merita il rispetto guadagnato nella storia, senza che questo rispetto si opponga all’evoluzione, alla “modernizzazione”. Anche la scuola Little London  sostiene e lotta per un linguaggio pulito, corretto, vivo e autentico. Oggi si è parlato della PAROLA, dei suoi significati, dei SENSI.

La profondità del giorno a Little London era associata, in particolare, ai messaggi ricevuti, ai messaggi di alcuni creatori di parole, maghi di significati, persone interessate alle parole, al linguaggio.

Per coincidenza o no, la Giornata della lingua rumena – con tre lettere maiuscole che cadono non appena l’occasione festiva passa – si celebra l’ultimo giorno dell’estate del calendario. Subito dopo la celebrazione, arriva l’autunno. Ma questo è solo un calendario, perché sta vivendo un inverno freddo e senza fine. È una lingua derisa da molti, anche da chi dovrebbe difenderla. Se ne parla così male (con le dovute eccezioni) che forse sarebbe più appropriato chiamarci – senza maiuscole – le cosiddette festività: il giorno del disaccordo, il giorno del pleonasmo, il giorno dell’anacolut televisivo, ecc. Soprattutto “Dai”, parola che usano molti moderatori, anche se lui, il pover’uomo, non esiste. Cosa voglio dire? Voglio dire che finché il parlare in pubblico sarà tenerlo a livelli così bassi, a volte deplorevole, il giorno della lingua rumena sarà un’ipocrisia, nient’altro, e dopo che la festa sarà finita, le parleremo chiaramente come prima di lei.

Radu Paraschivescu, scrittore

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La lingua rumena è mia madre. Chi mi sta ancora allattando, bacio la mano della mia lingua madre. Non mi ha mai tolto dalle sue braccia. Il mio cuore batte in rumeno”.

Ana Barton, scrittrice

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Per me, la lingua rumena si riduce alla parola DOR, una parola così semplice. Mi mancano i miei cari la maggior parte del tempo, e in modo particolare, mi manca la montagna… e a volte, a causa dei tanti impegni, mi manca essere me stessa.”

Liliana Curea, giornalista PRO TV

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Nel giorno della lingua rumena, voglio aiutare il maggior numero di persone possibile a prendere coscienza del potere trasformante del linguaggio – questa competenza vitale attraverso la quale possiamo esprimerci, ma, soprattutto, possiamo esprimerci. Diciamo parole che hanno la capacità di divertire, educare e lenire. Parole che trasmettono coraggio, che ci danno motivi per crescere: gioia, empatia, amicizia, apprezzamento, amore, gratitudine, fiducia, verticalità. È vero che stiamo invecchiando, e la verticalità fisica non dura tutta la vita. Ma la verticalità morale e la verticalità delle parole possono rappresentarci per tutta la vita e possono rimanere al di là di essa perché alcune persone muoiono, altre semplicemente passano nell’immortalità.”

Corina Popa, fondatrice del Liceo Classico

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La prima forma di connessione del bambino è la lingua che parla con la madre. Mette nella voce che eleva un uomo, nell’incoraggiamento dei primi passi e nello sforzo di rendere di pochi centimetri un essere intero, tanto amore. Non scegliamo la lingua della cultura in cui nasciamo come non scegliamo i nostri genitori o la nostra famiglia. La maturità, però, ci offre questa possibilità, di scegliere un altro Paese in cui vivere, di parlare un’altra lingua ed esprimere la nostra identità in un’altra cultura. Ma, qualunque sia il mondo che scegliamo, continuare a parlare correttamente la madrelingua, mi sembra una forma di apprezzamento di questo amore. L’amore della madre che ci ha insegnato a parlare e ci ha mostrato attraverso la sua voce, il mondo. Con tanto affetto, nella Giornata della lingua rumena, per i bambini della Little London International Academy che imparano l’inglese al miglior livello, ma che continuano a leggere e ad esprimersi ottimamente in rumeno”.

Liana Alexandru, scrittrice

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Per me, la padronanza della lingua rumena correttamente significa responsabilità verso me stesso e verso coloro che mi circondano. Che io mi esprima oralmente o per iscritto, la chiarezza, la logica, la grammatica, tutto conta enormemente. Lottando con un’esagerata introversione, ho sempre preferito scrivere, e qui le parole hanno per me un fascino particolare. Mi piace non frenare lo spirito ludico, ma anche la fantasia, che ritengo ancora più importante della realtà. Scrivere significa libertà, allineamento di un asse cervello-cuore-mano, emozione, ma anche sofferenza. Significa anche il desiderio di essere letto e, mi permetto di elevare, amati».

Vasi Rădulescu, medico e scrittore

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