I sussidi di meditazione dei gruppi della Caritas diocesana di Como: domenica 12 dicembre 2021

da Caritas.diocesidicomo.it, il sito della Caritas diocesana di Como.

È iniziato il nuovo anno liturgico-pastorale.
Prosegue per il quarto anno consecutivo la proposta di meditazione al Vangelo della domenica con il consueto sussidio.

Alleghiamo di seguito la presentazione della nuova modalità di raccolta delle meditazioni stesse.
Il sussidio, aggiornato ogni settimana, rimane strumento di accompagnamento all’Ascolto e alla meditazione della Parola, per chiunque avesse occasione di utilizzarlo, in preparazione di incontri parrocchiali o familiari, o anche per momenti di riflessione personale.

L’équipe pastorale Caritas

Leggi la presentazione della proposta

dal Vangelo secondo Luca (Lc 3,10-18)

In quel tempo, le folle interrogavano Giovanni, dicendo:

«Che cosa dobbiamo fare?».

Rispondeva loro:

«Chi ha due tuniche, ne dia a chi non ne ha, e chi ha da mangiare, faccia altrettanto».

Vennero anche dei pubblicani a farsi battezzare e gli chiesero:

«Maestro, che cosa dobbiamo fare?».

Ed egli disse loro:

«Non esigete nulla di più di quanto vi è stato fissato».

Lo interrogavano anche alcuni soldati:

«E noi, che cosa dobbiamo fare?».

Rispose loro:

«Non maltrattate e non estorcete niente a nessuno; accontentatevi delle vostre paghe».

Poiché il popolo era in attesa e tutti, riguardo a Giovanni, si domandavano in cuor loro se non fosse lui il Cristo, Giovanni rispose a tutti dicendo:

«Io vi battezzo con acqua; ma viene colui che è più forte di me, a cui non sono degno di slegare i lacci dei sandali. Egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco. Tiene in mano la pala per pulire la sua aia e per raccogliere il frumento nel suo granaio; ma brucerà la paglia con un fuoco inestinguibile».

Con molte altre esortazioni Giovanni evangelizzava il popolo.

Parola del Signore

Ascolto e medito

Giovanni ha davanti tre gruppi di persone e chiede al primo gruppo di condividere vesti e cibo con chi è nel bisogno, perché ne è privo. Quello che devono fare è imparare a vedere il bisogno dell’altro e a
rispondere a ciò con il dono e la condivisione, conservando per sé solo il necessario.

La risposta data agli altri due gruppi ha una costante: pone un limite nella loro professione. Ai primi si chiede di non esigere al di là del dovuto; ai secondi di non abusare del potere per arricchirsi. L’espressione della conversione per i pubblicani è l’essere onesti e non pretendere dagli altri più di quello che è fissato. Ecco c’è un limite da porre: non pretendere quello che l’altro non può darmi perché non può, non ce la fa.

Ai soldati si chiede di non abusare della propria condizione di forza e di potere per arricchirsi, di non fare
ricorso alla violenza per avere dei guadagni. Come la condivisione richiede l’intelligenza del bisogno altrui, come il non esigere richiede l’intelligenza del limite delle proprie pretese, così il non abusare
richiede l’intelligenza della vulnerabilità propria e altrui. Questa intelligenza è la capacità di sopportare le nostre debolezze e fragilità per riconoscere le capacità che abbiamo di essere violenti.

Luca sottolinea come la conversione passa attraverso i piccoli gesti del quotidiano dentro i quali si impregna di salvezza rendendo possibile al Regno di Dio di prendere spazio. I gesti della quotidianità possono avere un valore salvifico e un sapore evangelico.

E’ stranissimo che agli esattori e ai soldati, il cui lavoro stesso li fa considerare pubblici peccatori o collaboratori dei romani, Giovanni non chieda di cambiare mestiere, ma di viverlo in modo nuovo. Basta un gesto semplice, un bicchiere di acqua fresca dirà Gesù, per entrare nella salvezza che è saper dare un volto nuovo alle piccole cose che, saper ridipingere il nostro quotidiano della luce del Vangelo, ma occorre cambiare mentalità e cuore.

Dinanzi all’attesa del popolo circa il Messia, Giovanni sa stare al suo posto. Non usa della sua autorevolezza per sedurre, per affascinare, per manipolare. Il suo amore libera l’altro dalla dipendenza e sottomissione a sé e lo apre a quell’incontro con il Signore nella gioia semplice di sapersi strumento
e amico che gode della gioia dell’altro, delle nozze tra Dio e l’uomo che si compiono nella venuta di Gesù.

Il metodo

Ciascuna nostra azione,  pensiero, incontro o relazione trova senso nella Parola che ci guida e dà sapore al nostro essere uomini e discepoli di Dio e al nostro vivere la Fede, la Speranza e la Carità nella propria quotidianità. Quando la comunità si riunisce, attraverso i suoi rappresentanti, a pregare, riflettere e organizzare le proprie attività, non può vivere pienamente la propria dimensione comunitaria e cristiana, se non si radica su di un attento ascolto, una condivisa meditazione e una coraggiosa esperienza della Parola di Dio: “nostro nutrimento e fonte di gioia”.

La Caritas Diocesana fa suo il metodo di Ascolto e Meditazione della Parola e lo introduce in una proposta di stile che, dopo l’Assemblea del 17 Marzo 2018, propone a tutte le comunità parrocchiali e vicariali nelle loro forme di incontro, con cadenza settimanale. 

È un metodo che parte dalla lettura del Vangelo della Domenica precedente la settimana in cui ci si incontra; una Parola quindi già sentita, ascoltata e meditata ciascuno a livello personale o famigliare.

Un ascolto che diventa meditazione attraverso una riflessione guida che serve più che altro a contestualizzare il brano del vangelo letto e una meditazione che diventa condivisione se ciascuno, in piena libertà e disponibilità, mette in comunione con gli altri una o più risposte alle domande stimolo proposte.

Infine, tre semplici proposte di impegno concreto da viversi in qualsiasi momento, non durante l’incontro, proprio come accompagnamento e richiamo alla Parola, nel passare del nostro tempo settimanale:

SCRIVERE A … a chi vorrei comunicare la mia riflessione sul Vangelo letto o le mie risposte alle domande stimolo che magari all’interno del gruppo non siamo riusciti ad esprimere;

SCRIVERE DI… cosa vorrei condividere, quale pensiero, quale preoccupazione, quale proposito;

SCRIVERE PER… quale intento mi ha portato a scrivere; quale impegno dopo l’Ascolto, la Meditazione e la Condivisione della Parola, nella mia vita di tutti i giorni.

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