L’inizio dell’anno. Da un’omelia del card. Carlo Maria Martini


Estratto dell’omelia di Carlo Maria Martini del 1 Gennaio 2009 (Gallarate).

Ogni religione e ogni cultura celebra solennemente l’inizio dell’anno. È uno dei modi di santificare il tempo, cioè di riconoscere che nel tempo siamo contenuti e che esso è opera di Dio. La celebrazione dell’inizio dell’anno è quindi un modo con cui si esprime la nostra dipendenza da Dio. Tale carattere sacro dell’inizio dell’anno resta, almeno come nostalgia, anche nelle culture per cui il tempo non ha più alcun rapporto con il divino. Rimane cioè una sorta di fascino all’inizio di ogni nuovo anno, un fascino a cui nessuno può sottrarsi, fosse anche solo per fare qualche buon proposito, come i bambini che, quando ricevono un quaderno nuovo, esprimono la volontà di non sporcarlo mai più con una macchia.

Se ogni religione o cultura celebra solennemente l’inizio dell’anno, i tempi di tali celebrazioni sono assai diversi, anche se tutti si accordano in qualche modo sulla sua ripetizione al completamento di un anno solare … le letture di oggi vanno dunque lette applicandole a noi che iniziamo questo nuovo anno dell’era cristiana.

La prima lettura richiede anzitutto la benedizione di Dio, con le belle parole con cui si benediceva il popolo in Israele da tempo immemorabile. Per tre volte si ripete il nome del Signore, nella sua forma più arcaica e misteriosa, impronunciabile (JHWH): “Ti benedica il Signore e ti custodisca; il Signore faccia splendere su di te il suo volto; il Signore ti conceda pace!”. Possiamo leggere oggi questa invocazione come trinitaria e chiedere perciò che il Dio uno e trino sia al principio di ogni nostra azione. La terza invocazione, in particolare, chiede il dono della pace, ed è a partire da qui che i papi, da Paolo VI in avanti, hanno dichiarato il primo giorno di ogni anno giornata della pace: rivolgono perciò a tutti gli uomini di buona volontà un messaggio …

In secondo luogo chiediamo a Dio, nella lettera e nello spirito della seconda lettura, di comprendere il senso della povertà di Gesù che “non ritenne un privilegio l’essere come Dio, ma svuotò se stesso”. Qui la povertà non è solo qualcosa da combattere … Si tratta invece di un tema nodale in tutta la Scrittura, che i secoli della tradizione cristiana si sono sforzate di approfondire. Lo stesso Concilio Vaticano II a un certo punto sembrava voler fare della povertà il proprio tema centrale, intendendo racchiudere tutto ciò che aveva da dire all’interno degli sviluppi e delle conseguenze di esso.  Parecchi non lo capirono, perché ritennero che questo tema fosse piuttosto settoriale o perché lo interpretavano in maniera esclusivamente sociologica. Ma in realtà, come ha mostrato bene un grande esegeta, Padre Dominique Barthélemy,  la povertà è un tema che pervade tutta la Scrittura e che ci permette di giungere in qualche modo fino alle profondità di Dio. E forse proprio la trascuratezza e l’incertezza riguardo a questo tema non hanno permesso al Concilio Vaticano II di raggiungere tutti i frutti che faceva sperare.  Di solito per l’anno che viene ci auguriamo successo, prosperità (anche materiale), riuscita negli affari, un buon posto di lavoro, una casa dignitosa per la nostra famiglia, eccetera. Tutto ciò può essere anche utile, ma dovremmo ritenere piuttosto che la tensione verso una reale povertà e un reale distacco fa parte della nostra felicità, è nel DNA del nostro benessere.

Una terza cosa poi, che possiamo chiedere per l’anno venturo, ci viene suggerita da cinque espressioni tratte dal vangelo di oggi: “tutti si stupirono., “Maria custodiva e meditava”, “i pastori se ne tornarono glorificando e lodando Dio”. E dunque i verbi: stupirsi, custodire, meditare, glorificare, lodare. Vogliamo chiedere e augurarci reciprocamente la capacità di stupirsi di fronte alle meraviglie di Dio, la capacità di custodire e meditare la parola di Dio, la forza e l’amore per lodare glorificare Dio in ogni evento della nostra vita, qualunque esso sia, affinché ogni giorno che passa ci mostri sempre più quest’abbondanza di amore, di grazia e di misericordia che avvolge ogni cosa e che sarà rivelata in pienezza nella vita eterna.

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