La parola “IO”. Una storia del monachesimo ortodosso

Un anziano monaco una volta disse: “Alla pronuncia della parola “Io”, l’Angelo custode si allontana da te di venti metri.”

“IO, IO, IO…” 

Rifletti ora tu che ti reputi di essere un cristiano, quante volte dall’alba fino al tramonto ripeti questa parola senza sosta? Un semplice pronome personale può divenire la tua rovina se lo usi in modo improprio.
“Io” sono un buon cristiano!
Quello che ho fatto “Io” per te, non lo avrebbe fatto nessuno!
“Io” ti ho aiutato quando ne avevi bisogno!
“Io” digiuno ogni mercoledì e venerdì !
“Io” osservo sempre quello che dice la Chiesa!
“Io” vengo combattuto per la mia fede!
“Io” osservo i comandamenti! ,
“Io” ho il discernimento!
“Io” sono una persona ragionevole!
“Io”…io…io…
Con un semplice pensiero matematico come era solito fare il “povero” Socrate, si deduce che l’altro non lo faccia, che “io” sia il migliore, e visto che l’altro non fa tutto ciò, allora aggiungiamo al danno anche la beffa, facciamolo sentire in colpa per tutto quello che forse non fa, non può o non sa! Dove è la tua misericordia giovane cristiano? Dove è l’umiltà con la quale ti riempi la bocca dicendo che un buon cristiano dovrebbe possedere?

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