Il Primo Maggio del lavoro sommerso

da Riforma.it, il quotidiano on-line delle chiese evangeliche battiste, metodiste e valdesi in Italia.

La pandemia di coronavirus, unita alle misure adottate per limitarne la diffusione (soprattutto quelle a singhiozzo che hanno caratterizzato, tra gli altri paesi, l’Italia), ha dato un colpo pesantissimo al mercato del lavoro italiano.

Ad inizio aprile Istat ha pubblicato un rapporto che metteva a confronto i numeri del febbraio 2021 con quelli dello stesso mese del 2020, ovvero l’ultimo mese prima che si diffondesse anche in Italia il virus Covid-19. Basta un numero per comprendere la gravità della situazione: la diminuzione degli occupati è di 945mila unità. L’emorragia riguarda tutti i settori, anche se in modo non omogeneo, perciò non è il caso di stilare la classifica delle categorie più in difficoltà. Sono però emerse recentemente alcune nuove istanze sulle quali, in vista del Primo Maggio, ci si può soffermare per provare a tastare il polso complessivo.

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Comprendere l’innalzamento dei mari

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Il cambiamento climatico, o meglio la crisi climatica è un fenomeno ormai noto e le sue conseguenze sono sotto gli occhi di tutti, in particolare quelle a breve termine. Basti pensare agli aumenti dell’incidenza di tifoni, uragani e tempeste tropicali dovuti all’innalzamento delle temperature globali, secondo uno studio del maggio 2020.

Alcuni gruppi di ricercatori stanno concentrando il loro lavoro anche sulle conseguenze a medio-lungo termine dei cambiamenti climatici. Una di queste è l’innalzamento del livello dei mari: anche in questo caso il dito è puntato contro la crescita delle temperature. Lo scioglimento dei ghiacciai e dei ghiacci perenni dei poli riversa enormi quantità di acqua dolce negli oceani (causando anche diverse problematiche alla vita marina), e innesca un processo lento ma inesorabile, che vedrà sommergere chilometri e chilometri di coste nel corso degli anni.

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Il dì di Dante. Una prospettiva protestante

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1321-2021, settecento anni dalla scomparsa di Dante Alighieri. In vista di tale ricorrenza il Governo italiano ha istituito il “Dantedì”. Parola tanto divertente quanto significativa: non fugace occasione, infatti, ma vera e propria festività con permanente cittadinanza all’interno del calendario. Riguardo al giorno è stato scelto non il più intuitivo 14 settembre, data della morte, bensì il 25 marzo, per gli studiosi possibile inizio del viaggio ultramondano della Divina Commedia.

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L’era delle chiese ibride

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Poco meno di tre anni fa, dall’11 al 13 aprile 2018, la Conferenza delle chiese protestanti dei paesi latini d’Europa (Cepple) organizzava a Madrid un incontro fra gli operatori della comunicazione delle rispettive chiese (ne avevamo scritto qui; incontri analoghi si sono svolti anche a Losanna, Torre Pellice, Lisbona e Parigi) sul tema “Qual è la presenza delle nostre chiese nel mondo digitale?”.

Nell’occasione, il teologo e giornalista svizzero Michel Kocher aveva proposto di lavorare a partire da alcuni temi chiave: in che modo le chiese possono/devono impegnarsi nel web? Qual è il loro obiettivo primario? Quale profilo devono tenere (le chiese ma anche i singoli pastori) sui social? Come tradurre il Vangelo nel linguaggio del web?

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Il turismo può giovare all’identità

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Viviamo nella stagione del Covid 19, ma anche a livello europeo in quella dei “manifesti”. Spesso si tratta di documenti programmatici che provano a immaginare in Europa un mondo diverso per il dopo-Covid; tutti ovviamente guardano al Next Generation Eu e al Green Deal europeo, cioè alla programmazione che l’Unione europea sta cercando di darsi, e alle linee di sostenibilità ambientale che si vorrebbero seguire.

In questa dimensione recentemente è stato reso pubblico il Manifesto del turismo europeo (maggio 2020/ultimo aggiornamento febbraio 2021) sottoscritto da numerose realtà anche italiane (tra gli altri, in un elenco di quasi 70 istituzioni, sono presenti Europa nostra, Federturismo, la via Francigena, European Historic House, European Tourism Association). Un documento su cui si sta lavorando soprattutto in Germania, dove per esempio i musei legati a Lutero, e risistemati per il 2017, stanno pagando alla pandemia uno scotto alto, peraltro come le varie “vie” legate alla Riforma riunite in Europa nelle Route of Reformation.

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Cambiamento climatico: parlano i giovani metodisti

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È in corso il periodo di Quaresima durante i quali si è chiamati alla riflessione e alla preghiera. I giovani metodisti propongono che i pensieri vengano rivolti al Creato così come ci è stato affidato e a come vogliamo tramandarlo. La riflessione non vuole prepararare solo al prossimo importante appuntamento liturgico, ma anche alla Cop 26, la conferenza internazionale sul cambiamento climatico.

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Morti sul lavoro, la strage continua

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«Il triste bollettino di guerra è ripreso inesorabile nel 2021 e siamo arrivati a 40 morti sul lavoro dall’inizio dell’anno. Se poi aggiungiamo i morti sulle strade ed in itinere, arriviamo a oltre 80». A ricordarlo a Riforma.it è Marco Bazzoni, operaio metalmeccanico e rappresentante dei lavoratori per la sicurezza a Firenze e che da anni documenta la tragedia delle morti sul lavoro compilando la lunga e triste lista di decessi.

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La salute diseguale

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Il quarto convegno nazionale organizzato dalla Diaconia valdese non poteva che essere condizionato dalla pandemia che tutto ha stravolto: a partire dalla fruizione, ovviamente virtuale, per proseguire con il tema scelto, “La salute diseguale”, un titolo che racchiude già un giudizio su quanto il Covid-19 stia colpendo maggiormente laddove condizioni sociali, economiche, sanitarie sono più deboli. Ma, come più volte ribadito, questa non è che la prosecuzione amplificata di una situazione esistente da anni, con una forbice sempre più ampia fra ricchi e poveri che si riverbera anche nell’accesso alle cure sanitarie. La vice-moderatora Erika Tomassone nel portare i saluti della Tavola valdese ha evidenziato proprio come «il diritto alla salute per tutte e tutti è la grande sfida di questo periodo. La pandemia ha accentuato le difficoltà per cui non dobbiamo chiuderci in egoismi ma allargare invece la platea dei beneficiari dei diritti per costruire davvero una società più equa».

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Che cosa stiamo aspettando in questo anomalo tempo d’Avvento?

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Tra un tampone e l’altro, tra un periodo di isolamento e l’altro, è arrivato Natale. Non è questo il senso di attesa che porta l’avvento. In queste settimane che ci avvicinano a Natale ci è chiesto di prepararci, di darci uno spazio in cui aspettiamo la buona notizia e la iniziamo ad assaporare piano piano. In questo periodo in cui l’attesa si fa ansiosa perché porta con sé incertezza, smarrimento, paura e impreparazione, possiamo ritagliarci un tempo di grazia per prepararci a un evento che certo si ripete ogni anno e ogni anno si preannuncia grandioso: Dio è venuto nel mondo. Questa strana epoca che ci coglie sempre come di sorpresa, implicati e coinvolte in un continuo attivismo e nella produzione di contenuti, di servizi, di lavoro mette in luce il bisogno di prenderci uno spazio per aspettare un evento che è preannunciato ma è sempre e ancora eccezionale per il suo significato profondo: Dio è venuto nel mondo per trasformare la mia vita.

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Fratelli Tutti. L’amore per Dio e l’amore per il prossimo. Un commento del pastore Eugenio Bernardini all’enciclica di papa Francesco

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L’enciclica Fratelli tutti, promulgata il 5 ottobre a firma di papa Francesco, propone una visione dei rapporti sociali e della politica basata sull’amore cristiano. Il testo sistematizza un grande numero di interventi precedenti dello stesso pontefice: essa parte dalla constatazione delle disuguaglianze presenti nel mondo “globalizzato”, per poi passare all’individuazione della categoria dell’“altro” e della necessità di farsene prossimo. Un’ampia trattazione dell’amore cristiano ne costituisce la parte centrale, per lasciare spazio, poi, alle questioni della pace e della guerra e al ruolo delle religioni nel mondo, non mancando accenni al mondo della comunicazione. Ne parliamo con il pastore Eugenio Bernardini che, all’epoca moderatore della Tavola valdese, ha incontrato varie volte papa Bergoglio, in particolare durante la sua visita nel giugno 2015 al tempio valdese di Torino.

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Una nuova visione della montagna?

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Mai, come in questi ultimi anni, la montagna è stata al centro delle discussioni pubbliche. Quasi una moda. Il grande successo di romanzi come Le otto montagne di Paolo Cognetti, vincitore del Premio Strega, pare essere la proiezione del sogno di migliaia e migliaia di ragazzi che aspirano a trasferirsi nelle terre alte a fare gli agricoltori o ad aprire nuove attività economiche. Una cosa è certa: la promessa di futuro delle città, e la capacità di innovazione delle aree metropolitane, sembrano essere in forte crisi. E allora si guarda in modo nuovo, inedito alle montagne: come possibile chance, come progetto al contempo individuale e collettivo, sostenibile e solidale.

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1620 – 2020. 400 anni dal “Sacro macello”

Presentiamo alcuni testi e materiali relativi al cosiddetto “Sacro macello”, strage di  riformati (e di alcuni cattolici che tentarono di difenderli) avvenuta ad opera di cattolici filospagnoli in molti paesi della Valtellina nella notte tra il 18 e il 19 luglio 1620.

Intendo raccontare i turbamenti della Valtellina nel secolo XVII, abbaruffata religiosa che, come spesso, copriva una quistione di nazionalità, mista di eccessi dei popoli e di viluppi d’una politica ambidestra, fecondi di atroci successi, e dove andarono in un fascio le umane cose e le divine. Né forse è privo d’opportunità questo episodio in tempi di sette caldeggianti d’operoso contrasto fra le opinioni e la forza, di lotta fra la sublime ambizione di non sottomettersi che alla ragione pura, e il folle orgoglio di arrogare tutti i diritti di questa alla ragione individuale.

Cesare Cantù

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Dopo la quarantena, che cosa resterà degli incontri Zoom

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E con i templi aperti che faremo? Butteremo via i culti su Zoom, le meditazioni in diretta Facebook, la preghiera su Whatsapp, le presentazioni dei libri e i dibattiti online? Che cosa resterà di queste esperienze spirituali vissute davanti a un monitor o a uno smartphone? Vedremo.

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La pandemia divide i protestanti brasiliani

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Sebbene il numero di casi Covid-19 stia aumentando pericolosamente in Brasile, gran parte dei cristiani del paese difendono la posizione di diniego del presidente Jair Bolsonaro e spingono i governatori statali a riaprire le imprese e i servizi pubblici.

Questo allineamento ideologico, in contrasto con le raccomandazioni delle agenzie sanitarie e di tutte le prove scientifiche, è il prodotto di una confluenza di interessi. Anche prima delle elezioni presidenziali del 2018, tre grandi gruppi si sono riuniti: pentecostali e neo-pentecostali che seguono la teologia della prosperità, i movimenti ultraliberali recentemente consolidati e le forze armate. «Queste tre grandi forze fanno ovviamente parte del governo di Bolsonaro oggi e hanno i loro rappresentanti a capo dei vari ministeri», spiega il teologo e attivista politico domenicano Frei Betto, che ha appena pubblicato un libro sull’ascesa del bolsonarismo in Brasile.

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Debito, colpa, virus

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L’epidemia di Coronavirus porterà con sé anche una devastante crisi economica. Una crisi che colpisce insieme l’offerta e la domanda in tutto il mondo. Come ha scritto Mario Draghi, ex presidente della Banca centrale europea (Bce), saranno inevitabili, per fronteggiarla, alti livelli di deficit e debito pubblico, pena una distruzione permanente di capacità produttiva. Nell’Unione Europea, in poco più di un mese regole come il Patto di Stabilità o il divieto di aiuti di stato sono state sospese o congelate. L’Eurogruppo del 9 aprile ha attivato numerosi interventi e altri ne ha promessi, ma è solo un primo passo. La Bce, secondo molti commentatori, dovrebbe emettere moneta comprando titoli pubblici dagli stati membri e distribuirla direttamente alla popolazione più colpita dalla crisi, come “reddito di quarantena” a tempo determinato. Oppure potrebbe emettere titoli comuni europei, gli Eurobond (o Coronabond).

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Una riflessione nella solitudine

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Le chiese protestanti nel nostro paese, dovendosi adeguare alle norme emanate dal Governo, come abbiamo raccontato in queste settimane, hanno rapidamente messo in opera una serie di iniziative online per svolgere, per quanto possibile, culti, studi biblici e catechetica a distanza. Ma la circostanza della pandemia ha anche suscitato dibattito, riflessioni e approfondimenti su che cosa significhi, oggi e anche domani, essere chiesa, e sui modi di “vivere la chiesa”. Riportiamo qui di seguito un primo intervento di Winfrid Pfannkuche, pastore della chiesa valdese di Bergamo.

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Il cristianesimo non offre risposte sul Coronavirus. Non dovrebbe.

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Nicholas Thomas Wright è un vescovo anglicano e teologo inglese. È vescovo di Durham e uno dei principali studiosi del Nuovo Testamento del mondo anglosassone, nonché autore prolifico: in Italia i suoi libri sono stati pubblicati dalla casa editrice Claudiana, fra questi “Che cosa ha veramente detto Paolo”, “Gesù di Nazareth. Sfide e provocazioni”, “Risurrezione”, ” Quale Gesù. Due letture”, “L’apostolo Paolo”.

E’ docente di Nuovo Testamento all’università scozzese St. Andrews, la più antica della Scozia.

È considerato un esponente dell’evangelicalismo moderato e uno dei maggiori interpreti della cosiddetta “Terza ricerca del Gesù storico”.

Wright ha pubblicato un articolo sullo storico settimanale statunitense Time, dedicato alle risposte che vengono chieste al cristianesimo in tempi di crisi, per cui anche in questi tempi dominati dalla paura per l’esplosione del Coronavirus.

Peter Ciaccio, pastore della chiesa valdese di Palermo, ne ha tradotto ampi stralci che riporoniamo qui di seguito quali interessanti spunti di riflessione.

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