La Presentazione di Gesù al Tempio, di Aleksandr M. Kopirovskij

Lo incontrano il vecchio sacerdote Simeone e la profetessa Anna  – si sottolinea il riconoscimento da parte di Simeone del Salvatore del mondo in Cristo Bambino, dopo di che Simeone chiede di poter morire in pace (Luca 2:21-32).

Nel testo del Vangelo sulla Presentazione al Tempio, quando il Cristo Bambino viene portato dalla Madonna al Tempio, la descrizione di questo episodio si limita a cinque figure: la Madonna, Gesù Bambino, Simeone, Anna e Giuseppe. Però già in uno delle più antiche immagini della Presentazione al Tempio – nella Basilica di Santa Maria Maggiore a Roma (seconda parte del V sec) – si vede il desiderio dei pittori di illustrare non soltanto la scena, ma piuttosto di fare “una impostazione ideale” (secondo l’espressione di un noto archeologo ecclesiale N. Pokrovskiy).

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Difatti tutte le figure in questo mosaico sono piene di magnificenza, perciò l’evento stesso è mostrato come soprannaturale, pieno del significato simbolico. Si sottolinea “l’incontro” stesso, in sé: l’incontro di Cristo Bambino e Simeone, che viene percepito come un evento prima impossibile: l’incontro di Dio e dell’uomo. Il fatto è che queste immagini della Presentazione al Tempio si trovano in un ciclo di mosaici dedicati alla condanna nel terzo concilio ecumenico Concilio di Efeso (431) del pensiero del  patriarca di Costantinopoli Nestorio, il quale rifiutava a Maria il titolo di Madre di Dio. Il bambino sulle braccia di Maria viene immaginato con le braccia stese verso Simeone. Non è un gesto di benedizione, come pensano alcuni, e non è neanche  un gesto di preghiera (Deesis), impossibile qui secondo il contesto degli eventi. Al contrario è un solenne e gioioso saluto del Cristo verso colui che L’ha aspettato per molti anni.

Analizzando l’iconografia della Presentazione al Tempio, come regola si evidenziano due principali schemi iconografici: uno asimmetrico, dove la Vergine con Bambino, Giuseppe e Anna si avvicinano a Simeone, e uno simmetrico dove la Vergine e Giuseppe di solito si trovano a sinistra, mentre Simeone ed Anna a destra della composizione. Sembra che dopo il IX-X sec, quando l’iconografia della Presentazione al Tempio è definita completamente, non si osservi più nessun cambiamento significativo, diventando solo più semplice, mentre i particolari meno significativi cambiano. Vediamo se è vero …

Abbracciare o respingere

Con il gesto come nel mosaico precedente, Cristo viene raffigurato in una serie di icone, affreschi e miniature. Però gli autori sottolineano diversi aspetti. Ad esempio, nel mosaico Cappella Palatina in Sicilia (XII sec) il movimento di Cristo Bambino è molto dinamico ed impulsivo. Cristo cerca di abbracciare il vecchio, come se lo conoscesse da tempo.

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Il bambino nella Presentazione al Tempio quasi sempre è vestito o con una camicia da bambino chiara o con un vestito largo di color oro che simboleggia la Sua gloria celeste. Però ci sono anche eccezioni: sugli affreschi nella chiesa dell’Assunzione di Maria nel monastero di Gračanica (1321) il Bambino sulle braccia della Madre di Dio è in fasce bianche avvolto con un  nastro rosso, come nell’immagine del Natale di Cristo. Questo particolare fa ricordare le lenzuola sepolcrali. Così l’accento si porta sul futuro sacrificio di Cristo sulla croce, al quale Lui era destinato fin dal principio della Sua vita.

Dopo questo sembrano inaspettate numerosi immagini dove i gesti di Cristo sono raffigurati come di un semplice bambino. Ad esempio, quando Lui seduto sulle braccia della Madonna volta le spalle a Simeone.  L’identica cosa succede quando Lui si trova sulle braccia di Simeone. In una miniatura bizantina del XIV sec. il Bambino perfino spinge con le mani contro il petto di Simeone.

Continuando il tema dei gesti di Gesù Bambino insoliti per l’alto medioevo, si può nominare un affresco della chiesa dell’Assunzione in Volotovo, Novgorod, della fine del XIV sec.

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La sua tensione emotiva non è proprio cosi come è stata descritta da un storico dell’arte G. Vzdornov: “… nell’eccezionale affresco della Presentazione al Tempio si sente letteralmente il pianto del neonato che cerca di scappare dalle mani di Simeone”. In realtà l’espressività della scena non è costruita affatto su tale “naturalismo”, ma al contrario sulla combinazione di elementi “realistici”, il che rafforza estremamente l’immagine. E’ meraviglioso come una combinazione del genere si rivela qui estremamente organica.

In una serie di immagini i pittori scelgono un’altra variante: il Bambino sta tranquillo sulle braccia di Simeone, come nelle icone della chiesa di Assunzione a Vladimir di  Andrey Rublev del 1408 (Galleria Tretyakov).

20190219 presentazione al tempio 04Si può constatare la meravigliosa libertà dei pittori di icone che trovavano sempre più nuove posizioni del Bambino e dei Suoi gesti in particolare. Una tale diversità non dipende né dalla composizione simmetrica o asimmetrica, né  dal tempo o del posto dove l’immagine è stato creato.

“Non è il vecchio che mi tiene, ma sono Io che lo tengo”

Un significato particolare nell’iconografia della Presentazione al Tempio è la variante in cui il Bambino seduto sulle braccia della Madonna, benedice Simeone con la mano destra e con due dita: indice e medio. Un tale esempio lo troviamo in una delle immagini  prima dell iconoclasmo* (https://it.wikipedia.org/wiki/Iconoclastia) – in un mosaico del VII sec che si trova nella chiesa della Madonna Theotokos Kyriotissa.

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Cominciando dalla seconda metà del XVII sec. e più in avanti, fino al  XIX sec. i pittori delle icone disegnano il Bambino che benedice Simeone, come un anziano benedice un giovane (immagine della mano destra col segno di croce). Inoltre il Bambino non sta sulle braccia di Maria, ma sulle braccia di Simeone, alzando la mano quasi toccando il suo volto (un’icona di Tver, museo di Andrey Rublev, seconda metà del  XVII sec)

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Sugli Affreschi della navata centrale della chiesa del monastero Dečani  XIV sec. il Bambino è raffigurato tenendo nella mano sinistra una pergamena – simbolo del Suo insegnamento.

La mano destra fa un gesto più indicante che benedicente rivolto a Simeone. Sopra questa scena c’è una scritta: “A Simeone che vuole morire in pace”. L’immagine in un certo senso continua questa scritta: il Bambino con un gesto “lascia andare” Simeone in risposta al suo desiderio. Lo stupore suscita il gesto benedicente del Bambino sull’icona del museo a Uglich metà del XVIII sec. rivolto alla Madonna. Evidentemente il pittore provinciale  ha frainteso il gesto del Bambino, che benedice Simeone.

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Inaspettato, ma molto espressivo un passo verso una interpretazione simbolico-liturgico lo vediamo nell’icona di stile accademico nella fila superiore dell’iconostasi centrale nel cattedrale di San Salvatore a Mosca, dipinto da T. Neff nel 1860. Il Bambino sulle braccia di Simeone è raffigurato in posizione frontale, Lui benedice quelli che staranno di fronte all’icona.

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E gli idoli stanno cadendo dai piedistalli …

In una serie di immagini relativamente recenti della Presentazione al Tempio appaiono nuovi ed essenziali dettagli. Così, sull’icona della prima metà del XVII secolo (museo d’arte di Yaroslavl), in fondo è raffigurata la bocca infernale nella quale si trovano i profeti e i giusti del vecchio testamento in attesa della salvezza. Dalla mano destra del Bambino, seduto sulle braccia di Simeone, esce un raggio di luce che va verso loro. Questa è un’illustrazione quasi letterale dei canti liturgici appartenenti ai Padri della Chiesa VIII secolo: i santi Andrea di Creta, Herman di Costantinopoli e Cosma Mayumsky. In questi canti si rivela dettagliatamente il tema della luce, che, come è descritto  del vangelo di Luca, Simeone ha visto nel Bambino: «perché i miei occhi han visto la tua salvezza… luce per illuminare le genti». (Luca 2:29-32)

20190219 presentazione al tempio 09Inoltre il pittore di icone mette sulla tavola dell’icona una lista di soggetti apocrifi che narrano di Simeone come uno dei settanta traduttori dell’Antico Testamento dall’ebraico al greco. Nell’angolo in basso a sinistra dell’icona c’è Simeone, che traduce il testo di Isaia: “Ecco:la vergine concepirà…”  e gli vengono dei dubbi; nell’angolo in basso a destra – un angelo che gli sta indicando la Vergine con il Bambino che è raffigurata nell’angolo superiore come una prova della profezia. Nell’angolo superiore sinistro c’è  illustrazione delle parole di Simeone rivolte alla Vergine: “anche a te una spada trafiggerà il cuore” ed un angelo porta alla Vergine e al Bambino gli strumenti della Passione. Le parole di Simeone riferite al Bambino: “ Egli è qui per la rovina e la risurrezione di molti” sono illustrate nell’angolo superiore destro con un episodio che racconta come durante soggiorno della Santa Famiglia in Egitto gli idoli cadono dai piedistalli.

Conclusione

In conclusione si può affermare che nonostante esista un base fissa dell’iconografia della Presentazione al Tempio sotto forma del testo del Vangelo, questo soggetto nei mosaici, negli affreschi, sculture e icone cambia molte volte nei dettagli, peraltro pieni di significato, il che ha arricchito notevolmente la variante iniziale.

Si è evidenziata una serie di direzioni nell’interpretazione iconografica di questa festa: quando il Bambino si rivolge a Simeone, quando Lui benedice Simeone e lo lascia andare in pace, quando il Bambino si rivolge alla Madonna, ed altre varianti di queste interpretazioni con diversi accenti di significato.

La versatilità dell’immagine della Presentazione al Tempio scaturisce dall’uso di varie fonti scritte, i testi liturgici in primo luogo.

Però la ragione principale per queste nuove interpretazioni del soggetto è la ricerca creativa dei pittori di icone. La molteplicità delle varianti iconografiche che allargano significativi aspetti del soggetto, permettono di vedere in queste varianti non un sistema di “divagazioni dell’autore dal canone”, come pensavano anche tali noti studiosi come gli accademici M.Alpatov e G.Vagner, ma la realizzazione delle possibilità del canone di pittura che in realtà sono più numerose di quanto solitamente si immaginano.

Alexandr Kopirovsky, professore dell’istituto di San Filaret

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