Lettura e commento della Laudato si’: in comunicazione con tutto il Creato

da Comunitalaudatosi.org, il sito delle Comunità internazionali “Laudato si'” proposte da Diocesi di Rieti e Slow Food.

La testimonianza di san Francesco ci mostra anche che l’ecologia integrale richiede apertura verso categorie che trascendono il linguaggio delle scienze esatte o della biologia e ci collegano con l’essenza dell’umano. Così come succede quando ci innamoriamo di una persona, ogni volta che Francesco guardava il sole, la luna, gli animali più piccoli, la sua reazione era cantare, coinvolgendo nella sua lode tutte le altre creature. Egli entrava in comunicazione con tutto il creato, e predicava persino ai fiori e «li invitava a lodare e amare Iddio, come esseri dotati di ragione» (da Laudato si’, 11).

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Lettura e commento della Laudato si’: le intuizioni di papa Benedetto XVI

da Comunitalaudatosi.org, il sito delle Comunità internazionali “Laudato si'” proposte da Diocesi di Rieti e Slow Food.

Quanto i predecessori di papa Francesco hanno detto sull’ecologia e il rapporto con il creato? Papa Benedetto XVI, in un discorso al Corpo diplomatico, diceva necessario «Correggere i modelli di crescita che sembrano incapaci di garantire il rispetto dell’ambiente». Crescita e tutela dell’ambiente sembrano due temi contraddittori. Ma è possibile coniugare queste due realtà insieme? Gli esperti, a livello globale, dicono di sì, ma si può fare molto anche in piccolo, mutando i nostri stili di vita.

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Dai Sikh un milione di alberi piantati come dono al pianeta Terra

da Riforma.it, il quotidiano on-line delle chiese evangeliche battiste, metodiste e valdesi in Italia.

Nell’aprile di 550 anni fa, 1469, nasceva nel sultanato di Delhi, parte dell’attuale India, Sri Nanak Dev, mistico e fondatore del Sikhismo di cui è stato il primo guru.

Attorno a Nanak si raccolse una comunità di discepoli (Sikh significa proprio “discepolo”), tra i quali egli scelse il proprio successore, Guru Angad. In tutto, i successori del primo guru furono dieci. Il decimo guru, Gobind Singh (1666-1708), fondò l’ordine militante dei Khalsa (“i puri”) e decretò che, dopo di lui, non ci sarebbe stato un altro guru in quanto l’autorità religiosa veniva trasferita al testo sacro, l’Adi Granth, raccolta di quasi seimila inni, composti dai primi cinque guru, curata da Arjan Dev (il quinto guru) nel 1606. I principi fondamentali si ispirano ad alcuni principi dell’Induismo e dell’Islam, pur mantenendo un’ampia autonomia rispetto ai precetti di fondo. I Sikh, monoteisti, sono oggi almeno 25 milioni in India e vari altri milioni nel resto del mondo.

Per festeggiare degnamente questo anniversario i Sikh in tutto il mondo stanno partecipando a un progetto per piantare un milione di nuovi alberi come un “regalo per l’intero pianeta”.

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Quanto consumiamo?

da Riforma.it, il quotidiano on-line delle chiese evangeliche battiste, metodiste e valdesi in Italia.

«Non c’è più tempo». Poche parole ma che esprimono un concetto chiaro. «Non possiamo più aspettare, non è più il momento di rimandare decisioni, dobbiamo agire per cercare quantomeno di limitare i danni».

A dirlo è Andrea Crocetta, ricercatore al Politecnico di Torino ed esperto in campo energetico e ambientale.

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Lettura e commento della Laudato si’: dalla Pacem in terris a Giovanni Paolo II

da Comunitalaudatosi.org, il sito delle Comunità internazionali “Laudato si'” proposte da Diocesi di Rieti e Slow Food.

Dalla Pacem in terris a Giovanni Paolo II: la riflessione dei pontefici su giustizia e ambiente prima della Laudato si’. La distruzione dell’ambiente umano è qualcosa di molto serio, non solo perché Dio ha affidato il mondo all’essere umano, bensì perché la vita umana stessa è un dono che deve essere protetto da diverse forme di degrado.


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Lettura e commento della Laudato si’: natura sorella

da Comunitalaudatosi.org, il sito delle Comunità internazionali “Laudato si'” proposte da Diocesi di Rieti e Slow Food.

Entriamo nel pieno della lettura dell’enciclica di papa Francesco. Al numero 1, il Santo Padre inizia citando il cantico di san Francesco e vi riconosce l’idea che la nostra casa comune sia simile a una sorella, con la quale condividiamo l’esistenza e come una madre che ci accoglie nelle sue braccia. Attraverso questo modo parentale di chiamare la terra, è forse possibile riscoprire un rapporto più equilibrato, più unitivo con il mondo e con il cosmo. Ma le figure del fratello, della sorella e della madre, hanno a che fare anche con situazioni non pacificate, conflittuali. Non basta allora pensare il nostro rapporto con la terra in questo modo: il rapporto con la natura va cercato prima di tutto nel nostro cuore, riconoscendo che siamo noi stessi parte della natura: siamo fatti di terra, di acqua, forse di luce.


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