Lettura e commento della Laudato si’: natura sorella

da Comunitalaudatosi.org, il sito delle Comunità internazionali “Laudato si'” proposte da Diocesi di Rieti e Slow Food.

Entriamo nel pieno della lettura dell’enciclica di papa Francesco. Al numero 1, il Santo Padre inizia citando il cantico di san Francesco e vi riconosce l’idea che la nostra casa comune sia simile a una sorella, con la quale condividiamo l’esistenza e come una madre che ci accoglie nelle sue braccia. Attraverso questo modo parentale di chiamare la terra, è forse possibile riscoprire un rapporto più equilibrato, più unitivo con il mondo e con il cosmo. Ma le figure del fratello, della sorella e della madre, hanno a che fare anche con situazioni non pacificate, conflittuali. Non basta allora pensare il nostro rapporto con la terra in questo modo: il rapporto con la natura va cercato prima di tutto nel nostro cuore, riconoscendo che siamo noi stessi parte della natura: siamo fatti di terra, di acqua, forse di luce.


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Lettura e commento della Laudato si’: la proprietà della terra

da Comunitalaudatosi.org, il sito delle Comunità internazionali “Laudato si'” proposte da Diocesi di Rieti e Slow Food.

Siamo cresciuti pensando che eravamo suoi proprietari e dominatori, autorizzati a saccheggiarla. La violenza che c’è nel cuore umano ferito dal peccato si manifesta anche nei sintomi di malattia che avvertiamo nel suolo, nell’acqua, nell’aria e negli esseri viventi. Per questo, fra i poveri più abbandonati e maltrattati, c’è la nostra oppressa e devastata terra, che «geme e soffre le doglie del parto» (Rm 8,22). Dimentichiamo che noi stessi siamo terra (cfr Gen 2,7). Il nostro stesso corpo è costituito dagli elementi del pianeta, la sua aria è quella che ci dà il respiro e la sua acqua ci vivifica e ristora.


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Lettura e commento della Laudato si’: la protesta della terra

da Comunitalaudatosi.org, il sito delle Comunità internazionali “Laudato si'” proposte da Diocesi di Rieti e Slow Food.

Al numero 2 dell’enciclica Laudato si’ il papa utilizza questa espressione: «la nostra sorella protesta per il male che le provochiamo a causa dell’uso irresponsabile e dell’abuso dei beni che Dio ha posto in lei». La terra non riesce più a sopportare quanto l’uomo sta perpetrando contro di essa. La terra comincia a lamentarsi, a protestare: alluvioni, inondazioni, dissesto idrogeologico, cambiamento climatico. La terra dice: «non ce la faccio più, la ferita a me inferta è troppo dolorosa». L’uomo di oggi vive l’irresponsabilità e l’abuso, ma non solo contro la natura. Un rapporto arrogante e senza cura c’è nei confronti di tutto, a partire dagli altri uomini.


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Lettura e commento della Laudato si’: san Francesco e san Benedetto

da Comunitalaudatosi.org, il sito delle Comunità internazionali “Laudato si'” proposte da Diocesi di Rieti e Slow Food.

Il testo che papa Francesco ci ha donato è un testo molto agile, semplice, bello, provocatorio. Ma ci si aspetterebbe che a commentare l’enciclica fosse un francescano. Invece è un monaco benedettino, perché sette secoli prima di Francesco, i monaci benedettini avevano messo le mani nella terra, si erano sporcati le mani per dissodare campi, prosciugare paludi, ripulire boschi e avere una agricoltura più moderna e produttiva. Il mondo monastico ha vissuto un rapporto molto intenso con la natura, cercando di trasformarla per metterla al servizio dell’uomo, ma con molto rispetto.


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Lettura e commento della Laudato si’: introduzione

da Comunitalaudatosi.org, il sito delle Comunità internazionali “Laudato si'” proposte da Diocesi di Rieti e Slow Food.

Inizia con questo filmato un ciclo di video di lettura e commento dell’enciclica Laudato si’ di papa Francesco a cura di padre Mariano Pappalardo, direttore del servizio per l’Evangelizzazione e la Catechesi della diocesi di Rieti. Una esperienza legata alle Comunità “Laudato si’” annunciate dalla Chiesa di Rieti e da Slow Food e in corso di costituzione in Italia e nel mondo.

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«A proposito di Giona», di Alexander Langer

da Alexanderlanger.org, il sito della Fondazione Alexander Langer Stiftung.

E’ un tempo, questo, in cui non passa giorno senza che si getti qualche pietra sull’impegno pubblico, specie politico. Troppa è la corruzione, la falsità, il trionfo dell’apparenza e della volgarità. Troppo accreditati i finti rinnovamenti, moralismi abusivi, demagogia e semplicismo. Troppo evidente la carica di eversione e deviazione che caratterizza mansioni che dovevano essere di estrema responsabilità. Troppo tracotanti si riaffacciano durezza sociale, logica del più forte, competizione selvaggia.

Davvero non si sa dove trovare le risorse spirituali per cimentarsi su un terreno sempre più impervio. Non sarà magari più saggio abbandonare un campo talmente intossicato da non poter sperare in alcuna bonifica, e coltivare – semmai – altrove nuovi appezzamenti, per modesti che siano?

O dobbiamo forse riandare alla storia di Giona, precettato per recarsi a Ninive, a raccontare agli abitanti di quella città una novella pesante e sgradevole, tanto da indurlo alla diserzione, imbarcandosi sulla prima nave che andava in direzione lontana e contraria, pur di non portare il messaggio?

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“Il Signore prese l’uomo e lo pose nel giardino dell’Eden, perché lo coltivasse e lo custodisse” (Gen. 2, 15)

da Ortodossia.it, sito ufficiale della Sacra Arcidiocesi Ortodossa d’Italia e Malta.

Il primo uomo decaduto, Adamo, secondo la sacra Scrittura, non possiede più il discernimento morale che aveva quando era innocente, prima della sua caduta, a causa del suo comportamento, che era stato un attentato alla sovranità di Dio, una rivolta manifestatasi con la trasgressione di un precetto posto da Dio all’uomo.

La rivolta del primo uomo, con la trasgressione del precetto divino, il peccato che merita la morte: “quando ne mangiassi, certamente moriresti” (Gen. 2, 17), tutta la sua condotta è contraria alla volontà di Dio, al suo ordine riguardo il creato: “Il Signore dio prese l’uomo e lo pose nel giardino dell’Eden, perché lo coltivasse e lo custodisse” (Gen. 2, 15).

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