Riflessioni su lavoro, precarietà e vita quotidiana: Conseguenze delle trasformazioni del lavoro nella vita quotidiana delle persone

Poiché l’attività economica è per lo più realizzata in gruppi produttivi in cui si uniscono molti uomini, è ingiusto e inumano organizzarla con strutture e ordinamenti che siano a danno di chiunque vi operi. […] Occorre dunque adattare tutto il processo produttivo alle esigenze della persona e alle sue forme di vita; innanzitutto della sua vita domestica […]. Ai lavoratori va assicurata inoltre la possibilità di sviluppare le loro qualità e di esprimere la loro personalità nell’esercizio stesso del lavoro. Pur applicando a tale attività di lavoro, con doverosa responsabilità, tempo ed energie, tutti i lavoratori debbono però godere di sufficiente riposo e tempo libero che permetta loro di curare la vita famigliare, culturale, sociale e religiosa.

Gaudium et spes, n. 67

Posta dunque la persona al centro del lavoro, è necessario analizzare come le nuove forme di lavoro atipico influenzino e mettano in questione gli altri ambiti di vita dell’uomo. A titolo di esempio e cogliendo ispirazione dal passo della Gaudium et spes sopracitato, si accennerà ai seguenti ambiti:

  1. Effetti psicologici dell’instabilità del lavoro;

  2. Progettualità e identità – «vocazione» lavorativa e di vita;

  3. Famiglia e vita di coppia.

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Riflessioni su lavoro, precarietà e vita quotidiana: Per una centralità non esclusiva

Il XVIII secolo segna la nascita del moderno concetto di lavoro, cioè “l’invenzione del lavoro astratto, del lavoro-merce1 ad opera dell’economia di mercato e delle nuove scienze economiche, che finisce per essere solo “ciò che crea ricchezza o, in termini più moderni, un fattore di produzione2.

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Riflessioni su lavoro, precarietà e vita quotidiana: Dall’etica del lavoro all’estetica del consumo

La percezione del mondo, la realtà del lavoro e l’idea di uomo sono legate tra loro, si rivelano reciprocamente e possono dare l’affresco di un’epoca, tanto dell’epoca cosiddetta postmoderna oggi, come di altre età nel passato. Ma come l’intreccio di questi elementi ha portato al nostro tempo?

Può essere interessante e feconda, a questo proposito, la riflessione sociologica e filosofica di Zygmunt Bauman1.

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Riflessioni su lavoro, precarietà e vita quotidiana: Il lavoro precario in un mondo precario

Una volta, dicono le antiche leggende, i giovani e le giovani entravano nel mercato del lavoro, trovavano un’occupazione che durava quasi tutta la vita e che li/le definiva: operaio/a, impiegato/a, commessa/o, e così via. Adesso le cose sono assai diverse: il cambiamento regola molta parte della vita lavorativa, e i suoi effetti aleatori si riversano anche sulla vita di relazione di ciascuna e di ciascuno, perché si rimettono in gioco le certezze del passato periodo1.

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Giovanni Battista Montini e le ACLI. «Figlioli, amici carissimi, … »: Nessun amore è mai indolore

Vi apro l’animo mio e il mio cuore, la mia affezione. Voi mi avete stimolato con le vostre accoglienze, con le vostre parole e coi vostri doni, con il vostro fervore, a essere veramente vicino a voi. Ebbene, dirò che voglio essere vicino a voi e cercherò di esserlo sempre di più non in maniera retorica , o puramente esteriore, ma col cuore di pastore che comprende, che sa, che vuol bene, che aiuta, che compatisce, che corregge.

Prima visita di G. B. Montini alla sede delle ACLI milanesi e incontro con la Consulta – 15 gennaio 1955

Cogliendo l’occasione della prossima canonizzazione di Paolo VI, su La Bottega di Nazareth proporremo in una serie di articoli il racconto dello stretto e spesso complesso rapporto tra Montini e le ACLI. Così in continuità con il percorso su Achille Grandi già pubblicato riscopriremo assieme un altro pezzo di storia associativa e insieme italiana ed ecclesiale.

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