Quale icona è utile presentare a una persona nel suo percorso di iniziazione cristiana

Kopirovskiy Alexandr è nato il 24 agosto del 1951. Nel 1972 si è laureato presso la Facoltà di Economia generale presso l’Istituto di economia nazionale Plekhanov di Mosca. Nel 1982 si è laureato presso la Facoltà della storia, Dipartimento di storia e teoria delle arti dell’’Università statale Lomonosov di Mosca. Nel 1974 – 1978 ha insegnato archeologia ecclesiastica all’Accademia teologica di Leningrado, contemporaneamente lavorando al museo centrale della cultura e arte russa antica di Andreï Roublev. Dalla fine degli anni 80 è catechista presso la comunità di padre Georgy Kochetkov. Dal 1992 insegna all’istituto Cristiano Ortodosso di San Filarete, dove si è laureato in teologia nel 1995. Nel 2002 ha ricevuto la laurea specialistica in Teologia con la tesi: “Corso di archeologia ecclesiastica presso l’istituto Cristiano Ortodosso di San Filarete (il concetto, il contenuto, la metodologia di insegnamento)”. È stato premiato con distintivo d’onore di santa Tatiana come «Mentore dei giovani». Attualmente insegna archeologia ecclesiastica ed estetica cristiana alla facoltà di teologica e religiosa estetica presso la facoltà di studi religiosi dell’istituto Cristiano Ortodosso di San Filarete. È autore di oltre 80 pubblicazioni teologiche, scientifiche e no, tra cui il manuale «Il tempio cristiano», ha partecipato a molti convegni e trasmissioni alla tv e al radio.

Quando una persona decide di vivere sul serio spiritualmente, quasi sempre viene attratta dall’arte iconografica classica. Perché in questo mondo, oggi ancor più che nel passato, si sente la mancanza di un’immagine, di un’icona. Però, paradossalmente, oggi ci sono troppe icone, sono troppo a portata di mano, vengono dipinte da chiunque voglia. La maggior parte queste icone sono brutte proprio perché sono diventate una produzione di massa, ma in compenso le cose antiche sono state riscoperte ed hanno ottenuto un rilievo e importanza particolare. Mi dispiace che nella chiesa si presti così poca attenzione a queste dinamiche. Sono molte le persone che apprezzano le icone e la loro profondità spirituale, ma lo fanno al di fuori della chiesa. Prima era quasi maleducato dire che le icone contenevano valori estetici, perché si pensava che fosse contrario alla loro provenienza ecclesiale e al loro valore spirituale. Adesso non è più così. Ultimamente penso sempre di più a come far sì che nelle nostre chiese si comincino a vedere le icone e non solo ad accendere le candele davanti ad esse.

Alexandr Kopirovskiy

Coloro che dicono che l’icona non dovrebbe esprimere nessun tipo di sensibilità o emozione, si sbagliano. L’icona senza emozioni, come ha detto padre Nikolay Chernishov, è insensibile. Se Cristo viene raffigurato sull’icona simbolicamente, solo come Dio, senza nessun riferimento alla Sua natura umana, questa immagine sarà molto vicina all’eresia del monofisismo. La cosa più complicata nelle icone sta nel trovare il bilancio armonico nell’espressione di tutte e due le nature di Cristo – sia divina, sia umana, quando il volto di Cristo esprime non solo la Sua grandezza e regalità, ma anche la Sua umanità (ovviamente, non nel suo aspetto passionale). Purtroppo tale autentica armonia raramente viene raggiunta sia nella pittura delle icone, sia nella pittura profana! Le immagini più ‘complete’ di Cristo, da questo punto di vista, appartengono prevalentemente al secolo ХI-ХII: si può dire che fu una risposta all’eresia della iconoclastia.

Commento quattro icone che è meglio non far vedere a uno che sta per iniziare il suo percorso nella fede. Questo succede quando la potenza e l’espressione dell’icona colpisce troppo una persona che non conosce ancora l’arte della chiesa e perciò potrebbe suscitare emozioni negative in lui. Comunque, anche se può sembrare strano, fra queste immagini ci sono anche dei capolavori.

20180522 kopirovskiy 1Il primo esempio è il mosaico nel monastero di Daphni (vicino a Atene) il Pantocrator sulla volta della cupola dell’inizio del XI secolo. A dir la verità, nonostante lo sguardo severo di Cristo e la Sua mano destra, spaventosamente potente, in cui tiene le Sacre Scritture, la Sua immagine è circondata dall’arcobaleno – un simbolo della alleanza con Noè – che fa ricordare che il Giudizio Finale sarà una fine terribile ma non per tutti. Purtroppo pochi notano subito questo arcobaleno.

Analoga situazione si può riscontrare per le icone malfatte o alterate, dipinte da pittori chiamati dall’Arciprete Avvakum «pittori delle immagini frenetiche», che da alcuni vengono indicate come “esempio spirituale”. Peggio ancora quando vengono commentate in questo modo: “L’estetica non ha importanza, ma piuttosto è importante la spiritualità del pittore ricevuta dal Signore”.

20180522 kopirovskiy 2Ecco un altro esempio della icona che è meglio non mostrare –  il Salvatore della chiesa dell’Annunciazione.

20180522 kopirovskiy 3Altrettanto non adatte per una prima conoscenza delle immagini del Cristo sono quelle fatte con una pittura realistica, dove Cristo si presenta come una persona ‘perfetta’ secondo la visione del pittore. Tra gli esempi delle immagini del genere possiamo elencare, nonostante sia geniale, il “Salvatore del mondo” di Leonardo da Vinci che ha disegnato negli ultimi anni della sua vita. L’approccio “sfumato”– che copre il volto – attuato dal pittore, gli conferisce una sorta di ambiguità. Anche lo stesso volto caratterizzato da una fronte alta e da uno strano sguardo che sfugge lo spettatore, in questo caso chiaramente opera contro la percezione di questo volto come il volto del Signore.

20180522 kopirovskiy 4Un’altra immagine che non va mostrata ai catecumeni, anche se non è proprio arte, ma piuttosto scienza (o forse si avvicina alla scienza) è quella che viene fatta con l’uso dei programmi di computer sulla base dei teschi dei palestinesi che sono vissuti nel I secolo dopo Cristo. In questo caso Cristo viene raffigurato come un “comune” palestinese del Suo tempo. Facendo così, si dimenticano le parole dell’apostolo Paolo:  “Se anche abbiamo conosciuto Cristo secondo la carne, ora però non lo conosciamo più così” (2 Corinzi 5:16).

«Dio e Uomo»

L’icona adatta ad un cammino di conoscenza e iniziazione rivela l’aspetto del Cristo più di quanto lo potrebbe fare un suo ritratto.

20180522 kopirovskiy 5L’esempio di una tale icona  è il mosaico della chiesa di Santa Sofia a Costantinopoli, fatta nel XIII secolo – al termine della dominazione del paese da parte dei Latini. In questa immagine le due nature umana e divina sono nella misura giusta per farci sentire che egli  è il Theanthropos (Dio-Uomo).

20180522 kopirovskiy 6Davanti all’icona Mandylion (non fatta da mano umana) di Novgorod che si trova nella Galleria Tret’jakov un catecumeno dovrebbe rimanere fermo per cinque minuti. Dopo un po’ sentirà come cambia la sua percezione del volto di Cristo: dal severo al sublime – sofferente.

20180522 kopirovskiy 7Va ricordata l’icona di Cristo del VI-VII secolo del Monastero di Santa Caterina (Egitto).

20180522 kopirovskiy 8Tra i dipinti interessanti sono gli ultimi lavori di Tiziano. Ad esempio il «Cristo Pantocrator» che si trova all’Ermitage – è una profonda immagine, che, nonostante sia un quadro e non icona, però fa sentire la presenza di Uno con cui si può dialogare.

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In conclusione esaminiamo lo studio del quadro di Aleksandr Ivanov “L’apparizione del Messia” – conosciuta come “L’apparizione di Cristo al popolo”. Il quadro è stato fatto in Italia. Nel corso del lavoro sul quadro il pittore ha studiato sia gli antichi mosaici bizantini, sia le icone, che gli sono state inviate dalla Russia. Voleva unire nell’immagine del Cristo tutta la perfezione creata dell’umanità e per farlo si è rivolto anche alla scultura (Venere di Milo, Zeus, Apollo). I modelli vivi li ha trovati nel quartiere di Roma dove abitavano gli ebrei. Ha dipinto ritratti non solo maschili, ma anche femminili in modo che il Cristo del suo quadro fosse rappresentativo, per quanto possibile, dell’Uomo che contiene tutta l’umanità. Questo studio, è lecito sperarlo, non lascia nessuno indifferente.

Alexandr Kopirovskiy, professore dell’istituto di San Filaret

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