Don Lorenzo Milani: Linee teologiche. Il prete.

Quando uno liberamente regala la sua libertà è più libero di uno che è costretto a tenersela. […]

Io per esempio mi son preso tutte le libertà possibili immaginabili e poi mi sono accorto che c’era una grande cosa (la più grande) che non potevo fare. Prima di morire mi voglio prendere anche questa libertà di dir Messa.

don Lorenzo Milani

La «ribellione obbedientissima»: il concetto di obbedienza in don Milani

Uno degli elementi che più colpiscono nell’esperienza di questo prete toscano è il contrasto tra il carattere di anticonformismo e non ossequio ai superiori che appaiono ad una prima impressione (fatto che ho tentato di tratteggiare brevemente nella parte di analisi degli elementi bibliografici) e quello di severa e sofferta obbedienza che traspare da uno studio appena più approfondito della sua vita1 (dai tempi del seminario ai difficili rapporti con la curia fiorentina fino al trasferimento a Barbiana).

Va però precisato il concetto di obbedienza da cui è innervato tutto il suo ministero: “Siccome sono profondissimamente cattolico, io non potrei vivere un minuto se non avessi questa garanzia dell’ubbidienza al vescovo a garantire che non si sbaglia mai. Nel senso che una volta che si è sbagliato, lui ti richiama: marcia indietro a tutta velocità, ti arrendi subito, e non sbagli mai”2. Il priore di Barbiana teorizza l’esistenza di due forme distinte e qualitativamente diverse di obbedienza: da un lato un consulto preventivo dei superiori, che egli vede come negativo in quanto mezzo comodo per il prete per scaricare la responsabilità delle proprie azioni sul vescovo e ostacolo ai possibili progressi teologici e pastorali, dall’altro l’osservanza dei provvedimenti episcopali conseguenti all’azione, considerati come positivi argini e sicurezza di appartenenza alla Chiesa. “Allora, con questo sistema di distinguere l’«obbedienza prima» dall’«obbedienza dopo» tu puoi dare ai giovani preti una lezione di… «ribellione obbedientissima». Perché colui il quale segue a volta a volta soltanto la sua coscienza, con la migliore delle intenzioni, avendo già progettato sinceramente fino in fondo un’assoluta obbedienza in caso di stangata, è perfettamente obbediente, è perfettamente sottoposto ai vescovi e non blocca il progresso teologico, pastorale, sociale, politico del suo insegnamento”3.

Una altissima considerazione della dignità sacerdotale

Compare in don Milani una altissima considerazione della dignità sacerdotale, la quale deve separare il sacerdote dal mondo, non in senso sacrale o fisico, bensì in quanto il sacerdote è mediatore con la Verità e in quanto educatore alla vita di fede deve stare in alto. Significativo l’apporto dei suoi scritti su questo tema soprattutto per l’incisività, basti pensare al capitolo sulla ricreazione in Esperienze Pastorali4 o ad alcune lettere a preti: “Non so cosa dirti del ping-pong. Io son sicuro che se lo spezzi nel mezzo e se in conseguenza di ciò non avrai più nessun ragazzo d’intorno non morrà nessuno. Avrai più tempo per pensare, più silenzio, e in più pian piano andrai costruendo quell’immagine di prete più vera e degna di te che coll’andare del tempo attirerà col suo valore intrinseco molto più i ragazzi che il ping-pong. L’immagine di quel vero prete che sei già e che non devi mascherare da giocoliere né abbassare per avvicinare chi è in basso. Chi è in basso (cioè che cerca disperatamente dei sistemi per buttare via il tempo) deve vederti in alto, magari per qualche anno odiarti e disprezzarti e fuggirti e poi se Dio gli dà grazia pian piano cominciare a invidiarti, imitarti, superarti. […] La gente viene a Dio solo se Dio ce la chiama. E se invece che Dio la chiama il prete (cioè l’uomo, il simpatico, il ping-pong) allora la gente viene all’uomo e non trova Dio”5 e in un’altra occasione “sul piano divino ci vuole la Grazia e sul piano umano ci vuole l’esempio. […] Non si può parlare per mesi con passione del Giro d’Italia e poi cogliere un momento di confidenza per dire: «Sai, a me interessa una cosa sola, cioè la salvezza della mia e della tua anima»”6.

Tuttavia tale dignità sacerdotale quasi mai si avvale, come già accennato all’inizio di questo paragrafo, dei concetti di alter Christus e di sacrificio del prete immagine del sacrificio redentivo del Figlio di Dio. Inoltre la cura animarum viene accolta da Milani in maniera meno dualistica e più integrata rispetto alla pastorale contemporanea legata alla tradizione tridentina, comprendente quindi l’educazione e la formazione delle coscienze. Si capisce quindi come consideri la figura del prete pastore e maestro inconcepibile senza il riferimento alla comunità. Ma sul tema di don Milani educatore del popolo di Dio avrò occasione di tornare.

Una spiritualità del perdono e della Grazia

Nella vita spirituale del priore di Barbiana sembra emergere come elemento centrale di santificazione personale non tanto il sacramento dell’Ordine quanto quello della Confessione. E quindi assumerà come propria la figura del cristiano e del prete che riceve il perdono dei peccati ed è strumento nel dare a sua volta l’assoluzione ai suoi fratelli preti o laici. Questa centralità è espressa più volte come ragione principale della sua adesione alla Chiesa cattolica e come obiettivo educativo principale della sua attività di prete maestro: “Non ho nessuna fretta di portare i giovani alla Chiesa perché so che cascheranno da sé nelle sue braccia appena si saranno accorti di essere delle povere creaturine ignare del futuro e di tutto, piccole e sporche creaturine buone solo a far porcherie, a vantarsi, a pensare a sé stesse. Quel giorno dove vuoi che si rivolgano? Al marxismo? Al liberalismo? Al protestantesimo? All’ateismo? Si rivolgeranno là dove si assolvono i peccati e si promette, anzi si assicura, il perdono di Dio e la Vita Eterna”7. Tale centralità della vita sacramentale è ovviamente comune a molta parte della tradizione pedagogica cristiana (pensiamo, portando un esempio plateale, a don Giovanni Bosco).

Il prete come amministratore dei Sacramenti

Ho già mostrato la decisa sottolineatura del sacramento della Penitenza nella spiritualità e nel ministero di don Milani. Essa ricorre più volte ed è particolarmente sentita quando riferisce alcuni episodi decisivi nel percorso educativo dei suoi ragazzi8.

Questo obiettivo va però precisato: egli non solo voleva portare i ragazzi ai sacramenti, ma egli voleva che essi fossero vissuti anche nell’interiorità e al di fuori di ogni abitudine che ne ponesse in dubbio la sincerità: “Formalismo, inautenticità teologale, incoerenza pratica sono le note con cui Milani bolla implacabilmente la situazione religiosa di San Donato. Ciò che lo disturba è il carattere puramente rituale e collettivo della pratica cristiana, a cui egli contrappone l’ideale di una religiosità personale e moralmente coerente”9.

Il prete conoscitore della Scrittura e annunciatore della Parola

Il ministero del prete maestro procede negli anni all’insegna del binomio parola-Parola.

L’annuncio e soprattutto la meditazione e lo studio esegetico scientifico della Sacra Scrittura rappresenta una presenza importante in tutti i vent’anni di sacerdozio10. Si trovano testimonianze di tale presenza ed interesse in molti brani: la stesura di un suo catechismo “secondo uno schema storico”11, le prediche sulla vita di Gesù spiegata nei minimi dettagli storici ed esegetici (tanto che il ciclo intero durò cinque anni)12 e lo studio dell’ebraico.

Interessante l’interpretazione che dell’evangelizzazione operata da don Lorenzo dà Benedetto Calati: “Milani intuì il valore intrinsecamente evangelico della liberazione della coscienza dallo stato di inerzia e di assuefazione ideologica a quello di una loro piena autonomia di giudizio. E qui entrano chiaramente diritti e doveri dell’uomo, che vanno recuperati e reclamati per ognuno, per gli ultimi soprattutto. È così che l’evangelizzazione coincide col processo di «coscientizzazione», cioè come «passaggio di una coscienza dallo stato di subalternità a quello di autentica autonomia». […] Se il Regno di Dio veniva quando Gesù diceva ad un paralitico: «Alzati e cammina!», esso viene anche quando un educatore dice ad una coscienza «Alzati e cammina!»”13.

La Parola entra profondamente nella sua vita fino a fargli rileggere la sua storia personale e la storia italiana di quegli anni cogliendo in filigrana episodi e personaggi biblici: “Il governo si è alleato col Faraone contro Babilonia. L’ha stimato prudenza. Ed io ho taciuto. Non mi sono fatto buttare nel pozzo come Geremia. Anzi ho avuto onore dal governo e aiuto d’ogni genere. Ecco qual’è il muro che mi impedisce di andare incontro al povero e additargli la Croce. Se lo facessi suonerebbe un terribile scherno”14.

Tornando al binomio citato in principio di paragrafo, esso rappresenta la chiave di lettura che permette di non commettere l’errore di pensare una scissione in don Milani tra il maestro e il sacerdote, ma di comprenderli saldamente uniti, come vedremo; infatti, come accenna ancora Calati, la grammatica italiana diventa una pedagogia della fede: “Si intravedono le linee dell’azione pastorale di don Lorenzo. La Grazia ha bisogno della natura, la Parola ha bisogno della capacità umana di disporsi alla parola”15. Cioè, come Gratia supponit naturam, così la Parola suppone la parola. Per illustrare meglio il concetto l’autore prosegue proponendo delle analogie con le tecniche dell’esegesi patristica: “Quando i Padri parlavano di lectio-meditatio delle Sacre Scritture, con il termine lectio intendevano prima di tutto la «grammatica», saper leggere il testo della Bibbia, da aprire poi allo Spirito! La littera educava all’Evento. E quella lectio acquistava perciò un colore tutto particolare, sia che la facessero i Padri sia che giungesse nelle catechesi al popolo”16. E inoltre mette in evidenza il valore intrinseco dello studio della lingua, della cura nel “rintracciare il vocabolo giusto che consentisse di identificare in modo adeguato un oggetto o un’idea”, che costituisce anche “la sua concezione generale della vita. Una concezione per la quale la persona avrebbe attuato se stessa quando, rotta la cappa della propria ignoranza e accantonata la tentazione di chiudersi nelle proprie visioni parziali, avesse cercato con tenacia la verità delle cose e degli uomini e, lungi dall’utilizzare il sapere per fini egoistici, si fosse posta all’ascolto della Parola facendo proprio il principio dell’amore che della Parola costituiva, per così dire il sigillo”17.

1 Così si definisce in una lettera parlando dei tempi del seminario: “Io ero un fanatico dell’osservanza della regola. Come lo sono stato poi da prete, fino a oggi e spero lo sarò fino in fondo in maniera ineccepibile”. A un seminarista – Firenze, Barbiana, 5.5.1965, in L. Milani, Lettere di don Lorenzo Milani priore di Barbiana, pp. 232-233, 232.

 

2 Chiesa Santità Obbedienza, trascrizione di un’intervista incisa su nastro in G. Pecorini, Don Milani! Chi era costui?, Milano, Baldini&Castaldi, 1996, pp. 285-338, pp. 285-286.

3 Ibi, pp. 286-287.

 

4 Cap. II – La ricreazione in L. Milani, Esperienze pastorali, pp. 125-161.

 

5 A don Ezio Palombo – Prato, Barbiana, 25.3.1955 in L. Milani, Lettere di don Lorenzo Milani priore di Barbiana, pp. 35-37, 35-36.

 

6 L. Milani, Esperienze pastorali, p. 147.

 

7 A Giorgio Pecorini – Milano, Barbiana, 10.11.1959, in L. Milani, Lettere di don Lorenzo Milani priore di Barbiana, pp. 138-143, 140.

 

8 Si veda a titolo di esempio L. Milani, Lettera aperta a un predicatore, «Vita cristiana», poi pubblicata come appendice alla prima parte in L. Milani, Esperienze pastorali, pp. 265-274.

 

9 B. Calati, Bibbia e spiritualità in don Milani, in Don Milani tra Chiesa, cultura e scuola, pp. 110-123, 128.

 

10 “Il Vangelo letto, meditato con senso storico, rimane un dato centrale della formazione e della crescita spirituale di Lorenzo e del suo programma di evangelizzazione”. Ibi, p. 113.

 

11 L. Milani, Il catechismo di don Lorenzo Milani. Documenti e lezioni di catechismo secondo uno schema storico.

 

12 A don Ezio Palombo – Prato, Barbiana, 17.12.1956 in L. Milani, Lettere di don Lorenzo Milani priore di Barbiana, pp. 69-70.

 

13 B. Calati, Bibbia e spiritualità in don Milani, p. 111.

 

14 Lettera a don Piero, in L. Milani, Esperienze pastorali, pp. 439-474, 459.

 

15 B. Calati, Bibbia e spiritualità in don Milani, p. 119.

 

16 Ibidem.

 

17 L. Pazzaglia, Don Milani uomo di scuola, p. 185.

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