«Lettera a Rut» – di don Tonino Bello

Proponiamo un testo di don Tonino Bello del luglio 1991.

Carissima Rut, avrei voluto scriverti in ben altra circostanza. Per approfondire ad esempio le ragioni di quell’universalismo della salvezza che hanno indotto Dio a includere anche te, unica straniera nell’albero della genealogia ebraica di Gesù. Non ti nascondo infatti che quando nella messa viene proclamata la lista degli antenati di Cristo tramandataci da Matteo, mi sorprende e mi commuove sentir pronunciare il tuo nome di donna fugace come un fremito d’ala. Sembra un nome abbreviato per pudore. O intimidito di comparire in mezzo al ferrigno scrosciare dei nomi di tanti maschioni.

Ti scrivo, invece, perché voglio sfogare con qualcuno la tristezza che mi devasta l’anima in questi giorni, alla vista di tanti stranieri che hanno invaso l’Italia, e verso i quali la nostra civiltà, che a parole si proclama multirazziale, multiculturale, multietnica, multireligiosa e multinonsoché non riesce ancora a dare accoglienze che abbiano sapore di umanità.

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La definizione di antisemitismo dell’Alleanza internazionale per la memoria dell’Olocausto (IHRA)

L’Alleanza internazionale per la memoria dell’Olocausto (IHRA) unisce governi ed esperti per rafforzare, far progredire e promuovere l’educazione, la memoria e la ricerca sull’Olocausto in tutto il mondo nonché per sostenere gli impegni della dichiarazione di Stoccolma del 2000.

La definizione di lavoro giuridicamente non vincolante di antisemitismo è stata adottata dai 31 Stati membri dell’IHRA, il 26 maggio 2016:

L’antisemitismo è una certa percezione degli ebrei che può essere espressa come odio nei loro confronti. Le manifestazioni retoriche e fisiche di antisemitismo sono dirette verso le persone ebree, o non ebree, e/o la loro proprietà, le istituzioni delle comunità ebraiche e i loro luoghi di culto.

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Cedri del Libano (lettura popolare della Bibbia)

da Profeziaeliberazione.blogspot.com, Profezia e Liberazione “L’uomo può volgersi al bene soltanto nella libertà” (GS 17).

Ci sono nella Bibbia espressioni e immagini che si possono cogliere appieno soltanto immergendosi nella geografia delle terre, dei mari e dei monti delle regioni in cui è nato il testo. Se dal mare o da qualunque luogo dei territori corrispondenti agli attuali Siria e Israele si guarda verso il Libano, ciò che lascia un’impressione profonda sono le imponenti catene montuose, con cime che, superando i 3.000 metri, si stagliano contro il cielo. Per i popoli delle regioni circostanti, abituati a climi torridi e a piane spesso desertiche, la visione di questi monti ha sempre suscitato timore e riverenza. Molti racconti ugaritici e mesopotamici fanno così delle cime libanesi dell’Ermon luoghi mitici e popolati da divinità. Data la loro altezza, esse sono spesso ricoperte di ghiacci e nevi, e questo fatto è all’origine del nome della regione. Laban nelle lingue semitiche è radice che significa “bianco” (oggi in arabo indica ad esempio il latte) e da qui il nome Libano.

Oggi tali montagne appaiono brulle e rocciose, ma nell’antichità tutta la catena montuosa libanese era di un colore verde vivace dato dalle sterminate foreste di cedri che la ricoprivano. Certi panorami alpini possono soltanto essere un’ombra delle decine di chilometri di foreste ininterrotte che ricoprivano queste montagne, bianche per sei mesi l’anno e verde smeraldo per i restanti sei.

Il cedro è una conifera, albero imponente che può raggiungere 2,5 metri di diametro per 40 di altezza. Essendo l’unica riserva di legno nell’immenso territorio che va dalle regioni dei grandi fiumi mesopotamici all’Egitto, gli oltre tre millenni di sfruttamento del legno per la costruzione di navi, abitazioni ed edifici religiosi da parte di egiziani, amorrei, fenici, cananei, israeliti, babilonesi, assiri, persiani, greci e romani hanno progressivamente ridotto il numero di questi alberi, tanto che, nel 118 d.C., l’imperatore Adriano, per tutelarli, emanò quello che può essere considerato uno dei primi decreti di protezione ambientale della storia.

Oggi le poche centinaia di alberi rimasti sulle catene montuose libanesi sono concentrate in alcuni parchi naturalistici sotto la tutela dell’UNESCO. Queste imponenti conifere hanno rappresentato per i popoli biblici un simbolo di potenza e di ricchezza, di maestà e di imponenza. E con queste categorie ci confronteremo in questo contributo.

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I sussidi di meditazione dei gruppi della Caritas diocesana di Como: domenica 29 dicembre 2019

da Caritas.diocesidicomo.it e Caritascomo.it, i  siti della Caritas diocesana di Como.

Sono stati predisposti i sussidi settimanali per introdurre la preghiera nei gruppi di incontro parrocchiali e vicariali Caritas per tutto l’anno liturgico. 

Le riflessioni che guidano il momento di condivisione di questo nuovo anno liturgico, sono proposte da Don Rocco Acquistapace, sacerdote diocesano che con la sua esperienza e saggezza saprà guidarci a fare della Parola il riferimento per ogni azione quotidiana, la guida alle nostre scelte e ai nostri cammini comunitari.

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Hanukkah

da Sguardoasion.com, spazio virtuale dedicato alla riflessione libera sui temi legati alla Bibbia ebraica (Tanakh) e all’Ebraismo in generale.

La festa di Hanukkah (o Chanukkah) commemora la riconsacrazione del Tempio di Gerusalemme dopo la vittoria dei Maccabei sui dominatori greco-siriani comandati da Antioco Epifane. Nel II secolo a.e.v., i greco-siriani cercarono di sradicare da Israele l’osservanza della Torah e l’identità ebraica per imporre la cultura ellenistica. Dopo una rivolta guidata dalla famiglia sacerdotale dei Maccabei, il potente esercito di Antioco fu sconfitto e il Santuario fu purificato.

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Ecologia e mitezza. Avere la terra in eredità. Di Piero Stefani

da Alzogliocchiversoilcielo.blogspot.it, sito di taglio ecumenico con testi, audio e video di catechesi, commenti alle letture, conferenze, corsi biblici, lectio e omelie.

Berthold Brecht, pensando alla sua epoca, uscì con questa esclamazione: «Che tempi sono questi, quando discorrere di alberi è quasi un delitto perché comporta il silenzio su troppe stragi?».

I suoi anni non sono i nostri. Anche prima degli incendi in Siberia e di quelli sistematici in Amazzonia, eravamo già obbligati a riscrivere la frase in questi termini: «Che tempi sono questi, in cui bisogna discorrere delle stragi degli alberi perché non cada il silenzio su altri delitti?». Le sofferenze dell’ambiente sono pagate innanzitutto dai più deboli.

La Bibbia è di aiuto in tutto ciò?*

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