Il peccato di Sodoma

da Mosaico-cem.it, sito ufficiale della comunità ebraica di Milano.

La Torà non è un libro di racconti; anche quello che potrebbe sembrarci lontano nel tempo e nel modo di fare, è, in realtà, un insegnamento attuale per l’uomo, per ogni uomo o società, portata talvolta a chiudersi in se stessa, a pensare solo al proprio benessere, non volendo essere disturbata da chi ha bisogno del suo aiuto.

Lo dice apertamente il Profeta Ezechiele:

Questo fu il peccato di Sodoma tua sorella: l’alterigia, per l’abbondanza del pane ed il tranquillo benessere, si impadronì di lei e delle figlie, si che non porsero mano al povero ed al misero.

Ezechiele 16:49

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Il richiamo alla terra e la palma da dattero

da Moked.it, il portale dell’ebraismo italiano.

Tu Bishvat è una festa minore che col passare degli anni e dei secoli ha incrementato la sua importanza, perché, probabilmente per il suo carattere eminentemente agricolo, è stato un modo di richiamarsi alla terra di Israele, prima soltanto ad un livello puramente liturgico e religioso. Poi con l’evoluzione del Sionismo, da pura ideologia a realtà statale è un modo per richiamarsi ed aderire agli ideali del riscatto e della bonifica della terra abbandonata e divenuta un deserto.

Inizialmente Tu Bishvat era quasi soltanto la separazione “fiscale” per l’osservanza delle varie “decime”, che erano tasse che gli Israeliti (cioè tutte le tribù che non fossero Levi) dovevano versare con modalità varie e complicate a un complesso di beneficiari: Levi, Cohanim, poveri, il Santuario, con turni e modalità da far invidia alla moderna Agenzia delle Entrate!…Ma da quando nasceva e finiva l’obbligo annuale? A TuBishvat, appunto.

Nel 1600 la forma delle celebrazioni è diventata abbastanza definita grazie al lavoro di rav Itzhack Luria che a Safed con i suoi discepoli ha elaborato un seder simile a quello di Pesach. In particolare si usano mangiare i frutti che nella Torah vengono associati alla terra di Israele: frumento, orzo, uva, fichi, melograni, olive, datteri.

Su ognuna di queste specie ci sarebbero da scrivere decine di pagine, ma oggi ci limitiamo a qualche cenno sulle palme, i cui frutti, i datteri sono considerati dai commentatori come il “miele” della Terra Promessa citato nella Torah.

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Bereshit 24 Il senso del sacrificio. Di rav Alfonso Arbib

Proponiamo le lezioni di rav Alfonso Arbib sul libro di Bereshit (Genesi) a cura del Rabbinato Centrale di Milano.

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Bereshit 23 Il sacrificio di chi. Di rav Alfonso Arbib

Proponiamo le lezioni di rav Alfonso Arbib sul libro di Bereshit (Genesi) a cura del Rabbinato Centrale di Milano.

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Le tende benedette da Balaam, una lezione sulla privacy oggi

da Moked.it, il portale dell’ebraismo italiano.

Nelle scorse settimane Faceapp, l’applicazione che ti fa vedere come sarai da vecchio, è tornata di moda. E con lei, le domande sulla privacy degli utenti. L’app creata da un’azienda russa ha infatti regole vaghe e poche chiare rispetto alla gestione dei dati che ogni utente le fornisce utilizzandola. Faceapp non è però la sola ad avere problemi di trasparenza, hanno sottolineato gli esperti, e c’è chi ha chiesto di aprire una discussione seria e allargata su questo tema. Tra questi, il presidente della Yeshiva University di New York, il rabbino Ari Berman. “Che cosa facciamo in quest’epoca di connessione costante e monitoraggio continuo, dove i pensieri, le parole e le azioni possono essere istantaneamente catturati, trasmessi in tutto il mondo e conservati per sempre; dove i confini tra pubblico e privato sono sempre più sfumati?”, si è chiesto Berman sulle pagine di Forbes, cercando di dare una risposta ebraica al tema della tutela dei nostri dati sensibili online.

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Bereshit 22 Yishmaèl: il fratello diverso. Di rav Alfonso Arbib

Proponiamo le lezioni di rav Alfonso Arbib sul libro di Bereshit (Genesi) a cura del Rabbinato Centrale di Milano.

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Sukkot e il significato del salice

da Moked.it, il portale dell’ebraismo italiano.

Lulav (ebraico לולב), nella tradizione ebraica è un ramo verde di palma (il ramo che cresce al suo centro) utilizzato durante la festa di Sukkot. Fa parte di quattro specie (Arbaat Haminim) da tenere in mano durante la preghiera. Le altre tre specie sono i tre rami di hadas (הדס, mirto), i due rami di aravot (ערבה, salice), tenuti insieme alla palma da legamenti vegetali, e l’etrog (אֶתְרוֹג, un frutto di citrus medica, privo di difetti).

Prenderete per voi nel primo giorno un frutto di bell’aspetto, un ramo di palma, rami dell’albero della mortella e rami di salice, e vi rallegrerete davanti al Signore vostro Dio per sette giorni …

Levitico 23,40

A Sukkot, gli ebrei impugnano il Lulav per ripetere il rito prescritto già nella Torà da Mosé. Da allora Profeti e Maestri si sono sbizzarriti a trovare significati reconditi in questo rito e nelle singole componenti del Lulav.

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