L’indemoniato di Gadara. Omelia di p. Georgy Kochetkov

Approdarono nel paese dei Gerasèni, che sta di fronte alla Galilea. Era appena sceso a terra, quando dalla città gli venne incontro un uomo posseduto dai demòni. Da molto tempo non portava vestiti, né abitava in casa, ma in mezzo alle tombe.

Quando vide Gesù, gli si gettò ai piedi urlando, e disse a gran voce: “Che vuoi da me, Gesù, Figlio del Dio altissimo? Ti prego, non tormentarmi!”. Gesù aveva ordinato allo spirito impuro di uscire da quell’uomo. Molte volte infatti si era impossessato di lui; allora lo tenevano chiuso, legato con catene e con i ceppi ai piedi, ma egli spezzava i legami e veniva spinto dal demonio in luoghi deserti. Gesù gli domandò: “Qual è il tuo nome?”. Rispose: “Legione”, perché molti demòni erano entrati in lui. E lo scongiuravano che non ordinasse loro di andarsene nell’abisso. Vi era là una grande mandria di porci, al pascolo sul monte. I demòni lo scongiurarono che concedesse loro di entrare nei porci. Glielo permise. I demòni, usciti dall’uomo, entrarono nei porci e la mandria si precipitò, giù dalla rupe, nel lago e annegò.

Quando videro ciò che era accaduto, i mandriani fuggirono e portarono la notizia nella città e nelle campagne. La gente uscì per vedere l’accaduto e, quando arrivarono da Gesù, trovarono l’uomo dal quale erano usciti i demòni, vestito e sano di mente, che sedeva ai piedi di Gesù, ed ebbero paura. Quelli che avevano visto riferirono come l’indemoniato era stato salvato. Allora tutta la popolazione del territorio dei Gerasèni gli chiese che si allontanasse da loro, perché avevano molta paura. Egli, salito su una barca, tornò indietro. L’uomo dal quale erano usciti i demòni gli chiese di restare con lui, ma egli lo congedò dicendo: “Torna a casa tua e racconta quello che Dio ha fatto per te”. E quello se ne andò, proclamando per tutta la città quello che Gesù aveva fatto per lui.

Lc 8,26-39 (trad. CEI 2008)

Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo!

Fratelli e sorelle, cristiani!

Abbiamo appena sentito cosa ha fatto Gesù per un indemoniato. Ecco, il Signore arriva nel paese dei Gadaresi e non appena scende dalla barca si incontra una persona della città vicina che si chiama Gadara.

La persona è posseduta da uno spirito immondo. Non è posseduta da una passione fisica o emotiva, ma dai demoni. In altre parole era talmente posseduta dal male che è diventato una fonte di male. Un furore enorme è entrato in lui e questo significa che è posseduto dai demoni.

Non portava vestiti e viveva nei sepolcri. Ecco, quando ha visto Gesù il furore è aumentato nel suo cuore e ha iniziato a dire le cose contrarie a quelle che avrebbe detto una persona sana. Sembra che inizi bene: “si prostrò dinanzi al Signore” e comincia a chiedergli qualcosa. Ma che cosa Gli chiede? “Che c’è fra me e te, o Gesù, Figliuolo dell’Iddio altissimo? Io ti scongiuro, in nome di Dio, di non tormentarmi”. A prima vista sembra un discorso sensato, anzi, l’indemoniato rivela un mistero spirituale importante su Gesù che sapevano in pochi, il mistero per la rivelazione del quale ha promesso grandi cose a Pietro. L’indemoniato confessa Gesù Figlio di Dio, di Dio altissimo, in altre parole confessa che in Gesù “abita nel suo corpo tutta la pienezza della Divinità”.

E’ un grande mistero spirituale! Ma a quanto pare, questo mistero lo possono confessare non solo i discepoli più avveduti di Cristo ma questa rivelazione può essere anche la conseguenza delle azioni di uno spirito maligno chiaroveggente e così nel riferire questi misteri spirituali, profanarli denigrarli e umiliarli.

Che cosa chiede il demonio che possiede l’uomo? “Non tormentarmi”. Si sta avvicinando la Luce, gli si sta avvicinando la Vita, gli sta avvicinando Dio stesso in Gesù e lui dice: “Non tormentarmi”. Certo che dal punto di vista del male ogni genere di bene è sofferenza. La grazia di Dio è sofferenza per lui, perché non trova il posto nel mondo della perfidia, della crudeltà e del compromesso. Per i demoni Dio è il tiranno, perché non trova il posto nel mondo al Suo avvicinamento le tenebre scompaiono. I demoni non possono più vivere ed agire nel mondo. Perché i demoni sono il male che viene dal dentro, come ha detto il Signore: “Dal cuore vengono pensieri malvagi, omicidi, adulteri, fornicazioni, furti, false testimonianze, diffamazioni”. Per questo il demonio dice al Signore “non tormentarmi”. Allora Gesù comanda allo spirito immondo di uscire da quell’uomo. Perché in realtà l’uomo soffriva per quello spirito e soffriva da tempo, da così tanto tempo che tutti lo conoscevano. Venivano e legavano quel disgraziato con catene ed altri mezzi, cercando di salvarlo da se stesso. Avevano pietà di lui. Non volevano che lui morisse. Ma evidentemente lui considerava il bene come un male, come un limite alla sua “libertà” caduta e “potenza”. Perciò spezzava i legami ed veniva portato via dal demonio nel deserto.

Il deserto del Vangelo è un posto spaventoso. Questo deserto non è soltanto pietre nude e luoghi vuoti, dove la gente è assente, che esiste in natura, in questo mondo, ma è un frutto della vita umana inquietante, il frutto del peccato, è l’incapacità di vivere secondo comandamenti di Dio. Il deserto del Vangelo è il vuoto spirituale che porta dentro di sé la persona tentata dallo spirito maligno o addirittura la persona già caduta.

Gesù gli domanda: Come ti chiami? Qual è il tuo nome? E quello con la voce dello spirito immondo gli risponde: Legione (legione è un’ unità militare molto numerosa). Il Vangelo spiega: “perché molti demoni erano entrati in lui”, non uno, ma molti erano in quel povero uomo.

Allora, come se avessero sentito l’avvicinarsi della loro fine, i demoni pregano Gesù di non mandarli nell’abisso, ma in branco di porci. Gesù glielo permette. Anche qui si vede la perfidia dei demoni, che fa parte della loro natura. Hanno chiesto di essere mandati nel branco di porci

perché sapevano perfettamente che era una fonte di reddito per gli abitanti del paese di Gadara. In osservanza della legge di Mosè loro non mangiavano la carne di maiale, ma allevavano i porci per gli invasori romani. Sapevano che secondo la legge era un animale impuro, ma gli conveniva allevarli.

Dunque, i demoni chiedono di andare nei porci, nell’impuro. Come dicevano padri “Similitudine attira la similitudine simile”. Nello stesso tempo la distruzione dei maiali avrebbe determinato la rovina dei Gadaresi e l’ira di questi verso Gesù. Proprio questo è successo: i demoni sono usciti e se ne sono entrati nei porci; ed ecco tutto il branco si getta a precipizio giù nel mare e muoiono nelle acque. Allora i pastori sono corsi in città e hanno raccontato tutto alla gente e quelli sono usciti per vedere l’accaduto e la prima cosa che hanno visto era l’uomo, dal quale erano usciti i demoni. Però, come racconta l’evangelo, a vederlo non si sono rallegrati, ma si sono impauriti. Sono stati presi da gran spavento anche quando hanno capito la loro perdita. Sono falliti a causa di quel disgraziato. Avevano pietà di lui, ma lo consideravano come nullità.

Allora pregano Gesù di andarsene e Lui li accontenta. Mentre l’ex indemoniato entra in città per predicare a raccontare tutto quello che Gesù gli ha fatto.

Ecco cosa abbiamo sentito oggi. Per noi è un brano del vangelo molto significativo. Non soltanto perché si racconta di un miracolo, dove il Signore ha mostrato la sua potenza spirituale, non solo perché abbiamo sentito una confessione di Gesù come Figlio di Dio Onnipotente (per noi questa affermazione è il fondamento, la pietra della nostra fede e la ragione perché portiamo il nome di cristiani). Ma anche perché ascoltandolo dobbiamo pensare a noi stessi. Perché il male non cominci mai parlare in noi. Dostoevskiy nel romanzo “I demoni” avvertiva il nostro popolo, il nostro paese che i demoni possono scatenarsi, i demoni possono sbandare entrando in un popolo intero, come nel branco di porci e quel popolo può gettarsi a precipizio giù e perire.

Cari fratelli e sorelle, dobbiamo guardarcene adesso. Soprattutto perché una disgrazia del genere è già capitata al nostro popolo. Ma questo pericolo rimane, perché il nostro popolo non ha ancora trovato la sua strada. Anche se a volte confessa Gesù Figlio di Dio, lo fa spesso non a partire dalla pienezza dell’amore e della bontà, ma piuttosto per altri motivi, secondari. Dobbiamo confessare Gesù Figlio di Dio così come ha fatto l’indemoniato guarito – andando a predicare e a raccontare a tutti quello che ha fatto Gesù con noi, quello che sta dando a noi ogni giorno, di come ci riempie con la grazia qui, dell’eucaristia.

Si, qui, quasi visibilmente siamo riempiti di Spirito di Dio, dello Spirito dell’Amore di Dio che supera ogni tipo di divisione e tentazione, che purifica e salva tutti noi.

Abbiamo sentito adesso anche un brano dalla lettera ai Efesini, dove l’apostolo Paolo dice che noi “siamo stati salvati, mediante la fede; e ciò non vien da noi: è dono di Dio”.

Veramente siamo salvati! Ovviamente nessuno di noi da solo può testimoniare la salvezza solo sua e nel suo nome, non può e non deve! Però dobbiamo sapere fermamente che se il Signore ha sofferto sulla croce, se Lui ha versato il Suo sangue per noi, se ha ricevuto il dono di Dio talmente grande che ha distrutto l’impero della morte, allora questo significa che la salvezza è reale ed efficace per tutto il mondo. Questo significa anche che la persona che ha aperto il proprio cuore a Dio in Gesù, ha già acquistato in Lui la salvezza e la purificazione da tutti i suoi peccati, a patto che non scelga di allontanarsi dalla grazia che ci viene data tramite la santa Fede di Cristo, solo se non lasciamo il nostro primo Amore.

Perciò non per orgoglio, non per superbia, ma come un segno grande, dobbiamo ricordare che “siamo stati salvati, mediante la fede; e ciò non vien da noi; è dono di Dio”. Siamo salvati così come è stato salvato l’indemoniato. Siamo salvati da ogni genere di impurità, dalla mortificazione, da ogni tipo di paura. E per questo rendiamo sempre grazie a Dio in Cristo, ogni giorno e ogni ora. Dobbiamo testimoniarLo con tutta la nostra vita e allora tutti quelli che hanno un cuore vivo risponderanno al Suo richiamo e verranno a Cristo.

Amen.

p. Georgy Kochetkov

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