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La Parola ha posto la sua dimora in mezzo a noi per rendere la nostra vita casa abitabile e accogliente
Dal vangelo secondo Giovanni (Gv 1,1-5.9-14)
In principio era il Verbo, e il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio. Egli era, in principio, presso Dio: tutto è stato fatto per mezzo di lui e senza di lui nulla è stato fatto di ciò che esiste. In lui era la vita e la vita era la luce degli uomini; la luce splende nelle tenebre e le tenebre non l’hanno vinta. Veniva nel mondo la luce vera, quella che illumina ogni uomo. Era nel mondo e il mondo è stato fatto per mezzo di lui; eppure il mondo non lo ha riconosciuto. Venne fra i suoi, e i suoi non lo hanno accolto. A quanti però lo hanno accolto ha dato potere di diventare figli di Dio: a quelli che credono nel suo nome, i quali, non da sangue né da volere di carne né da volere di uomo, ma da Dio sono stati generati. E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi; e noi abbiamo contemplato la sua gloria, gloria come del Figlio unigenito che viene dal Padre, pieno di grazia e di verità.
«Il Verbo si è fatto carne e ha posto la sua dimora in mezzo a noi». Il ritornello del salmo responsoriale non è un semplice commento al vangelo: è la chiave per leggere tutta la liturgia di oggi.
Il Natale non ci annuncia solo che Dio ha parlato, ma che ha preso casa. Il Verbo eterno non è rimasto nella sfera del divino: ha piantato la sua tenda nella nostra umanità, con le sue ferite e le sue speranze. Dio non visita il mondo come un ospite distratto; viene ad abitare.
Il Salmo 147 canta un Dio che ricostruisce Gerusalemme, che raduna i dispersi, che guarisce i cuori affranti. È il canto di un popolo che conosce la sconfitta, l’esilio, le macerie. Prima di parlare delle stelle e del cosmo, il salmo parla di vite spezzate. È proprio lì che il Verbo sceglie di porre la sua dimora. Dio non aspetta che la città sia perfetta per tornare: torna per renderla di nuovo abitabile. Il Natale ci dice che Dio non ha paura delle nostre rovine.
Il salmo prosegue: «Annuncia a Giacobbe la sua parola». Ma oggi scopriamo che questa Parola non è più solo annunciata: è diventata carne. Non un’idea da capire, ma una vita da incontrare. Il vangelo di Giovanni afferma che il Verbo entra nella nostra storia accettandone i limiti: il tempo, il corpo, la vulnerabilità. La Parola eterna ha imparato il linguaggio umano, ha condiviso la fatica del vivere. È questo lo scandalo del Natale: Dio si espone.
La prima lettura, dal libro del Siracide, canta la Sapienza che pone la sua dimora in mezzo al popolo. Il vangelo porta questa promessa a compimento: la Sapienza non solo abita tra gli uomini, ma diventa uno di loro. Dire che il Verbo ha posto la sua dimora in mezzo a noi significa riconoscere che Dio ha scelto una casa fragile. La carne può soffrire, essere ferita, persino rifiutata. Il prologo di Giovanni lo dice chiaramente: «Venne fra i suoi, e i suoi non lo hanno accolto». Il Natale non elimina il rifiuto, ma lo attraversa. Dio non si ritira davanti all’infedeltà dell’uomo: rimane.
Se il Verbo ha posto la sua dimora in mezzo a noi, allora anche la Chiesa è chiamata a essere luogo di dimora, non fortezza; casa che accoglie, non spazio che seleziona. La Chiesa è fedele al Natale quando somiglia a questa logica: quando ricostruisce invece di escludere, quando fascia le ferite invece di giudicare, quando osa abitare le periferie della storia.
In questa II Domenica dopo Natale il salmo e il vangelo ci consegnano una certezza consolante e impegnativa: Dio ha scelto di restare. Accogliere il Natale significa permettere al Verbo di continuare a porre la sua dimora in noi, nelle nostre fragilità e nelle nostre rovine, perché anche la nostra vita possa diventare una città ricostruita, una casa abitata da Dio.
Nessun dualismo trova spazio nel pensiero di Giovanni. Nessuna contrapposizione tra il mondo dell’uomo (da cui eventualmente fuggire per incontrare Dio nella contemplazione o nell’intimo di se stessi) e il mondo di Dio. Non si raggiunge Dio fuggendo dal mondo, ma solidarizzando con il mondo.
don Bruno Maggioni