Un ebreo marginale. Qualche lineamento dell’opera di John Meier. 6. Secondo volume: “Mentore, messaggio, miracoli”, terza parte.

Testi di Antonio Doda pubblicati sul gruppo Facebook Kairos – Storia del cristianesimo

Continua una mia sintesi senza pretese de “Un ebreo marginale” di John P. Meier. Siamo al secondo volume dal titolo “Mentore, messaggio e miracoli”. Trattiamo qui dell’ultima sezione: i miracoli.

Eravamo rimasti al punto in cui si descrive come il messaggio chiave di Gesù, il regno di Dio è in realtà bivalente: un regno che deve venire e un regno che è già presente. Bene, il regno di Dio è già presente in due modi, il primo, la condivisione della mensa e della vita con gli ultimi, il secondo attraverso i miracoli di Gesù. E’ essenziale dire qui come Meier circoscrive l’ambito della sua ricerca sui miracoli.

«A mio parere- scrive Meier-possiamo ragionevolmente chiederci quanto segue e sperare di potervi rispondere.

1) I resoconti su Gesu’ operatore di miracoli sono solo invenzioni della chiesa primitiva che intendeva in tal modo produrre una sua apologetica missionaria e una propaganda entro il mondo grecoromano che si attendeva miracoli dalle figure divine che visitavano la terra? O almeno alcuni dei resoconti sui miracoli di Gesù risalgono al tempo e all’attività del Gesù storico?

2) È vero che determinati tipi di presunti miracoli sembrano essere tipici dei resoconti dell’attività di Gesù, mentre altri tipi sono relativamente o completamente assenti, a confronto con altri resoconti di miracoli nel mondo antico?

3) Passando dai resoconti a ciò che Gesù effettivamente fece: Gesù compì effettivamente determinate azioni sorprendenti che lui e i suoi seguaci dichiararono essere dei miracoli?

4) Che cosa in ultima analisi significarono questi presunti miracoli per Gesù, per i suoi discepoli, e per altri osservatori nel contesto globale del suo ministero?

Il lettore noterà senza ombra di dubbio quali problematiche non includano questi quattro interrogativi. In linea con la posizione che ho tracciato sopra, non penso che uno storico in quanto storico (o un esegeta in quanto esegeta) possa dire sì o no all’interrogativo ulteriore: Dio era in azione direttamente nel ministero di Gesù per effettuare dei miracoli?

Non sto dicendo che tale interrogativo sia illegittimo. Sto dicendo semplicemente che esso si pone al di là della competenza specifica dello storico o dell’esegeta».

Torniamo agli esiti della ricerca di Meier usando le sue parole:

«….. Gesù considerò i suoi esorcismi come un segno sorprendente del fatto che già ora, nella vita dei singoli israeliti, la presa di Satana sul popolo di Dio veniva spezzata. Già ora, nell’area limitata delle concrete esistenze degli israeliti, la sovranità di Dio era trionfante (Lc 11,20): «Se col dito di Dio io scaccio i demoni, allora il regno di Dio è venuto a voi». Sicché, sia con le parole che con gesti concreti, Gesù fece del regno futuro di Dio un’esperienza presente, quanto meno in un senso parziale e prolettico. Gesù non era uno dei tanti profeti che sul futuro sapevano pronunciare più profezie di altri. Egli era il profeta che portava a compimento quello che i profeti avevano predetto (Mt 13,16-17 // Lc 10,23-24): «Beati gli occhi che vedono quello che voi vedete e le orecchie che odono quello che voi udite. Poiché io vi dico che molti profeti e re hanno desiderato vedere quello che voi vedete e non l’hanno visto e udire quello che voi udite e non l’hanno udito».

Per le folle che seguivano Gesù, i suoi presunti miracoli furono senza dubbio l’elemento più sorprendente e fascinoso del suo ministero pubblico, quello che dava al suo misterioso parlare del regno di Dio un impatto palpabile e un significato concreto per gli ebrei comuni. Nonostante il suo rifiuto di una grossolana fede basata su ‘miracoli a richiesta’, ovviamente Gesù apprezzò il valore dei miracoli come pedagogia, come propaganda e in particolare come attualizzazione nel presente della sovrana potenza di Dio che egli prometteva per il futuro. I miracoli sono presenti in modo massiccio nei quattro vangeli, perché anzitutto sono stati presenti in modo massiccio nel ministero pubblico del Gesù storico. Buona parte dell’interesse popolare per Gesù era alimentato dalle notizie sugli esorcismi da lui compiuti, sulle sue guarigioni di infermi (in particolare di persone sofferenti per varie forme di paralisi e di cecità) e persino dalle notizie sui gesti con i quali egli aveva richiamato in vita persone defunte.

Questa fede in Gesù come profeta che era allo stesso tempo un taumaturgo – una fede che risale al suo ministero pubblico – fornisce una chiave importante per comprendere che cosa pensava la gente di Gesù e forse chi egli pensava di essere. Nell’Antico Testamento, di pochissimi profeti d’Israele si riferisce che abbiano operato tutta una serie di miracoli come parte normale del loro ministero. Già presto nelle scritture ebraiche Mosè in quanto ‘protoprofeta’ è figura solitaria sotto questo aspetto e più tardi soltanto i profeti Elia ed Eliseo hanno goduto fama di taumaturghi.

Intorno al tempo di Gesù, alcuni pii ebrei erano esaltati per l’efficacia delle loro preghiere, altri per i loro esorcismi, mentre altri si davano a pratiche che noi definiremmo magia. Parlando degli anni turbolenti che hanno preceduto la prima rivolta giudaica, Flavio Giuseppe menziona alcune figure di leaders popolari che gli studiosi chiamano ‘profeti del segno’. Questi profeti promettevano ai loro seguaci grandi miracoli di liberazione, ma a quanto pare non andavano in giro operando miracoli come modalità normale per conquistare adepti.

Sicché, l’attività abituale di Gesù in quanto taumaturgo, così caratteristica, che viene menzionata da Flavio Giuseppe oltre che dai vangeli e dagli Atti degli Apostoli, fa sì che egli occupi effettivamente una posizione di spicco tra la stragrande maggioranza delle altre guide religiose nel giudaismo palestinese del suo tempo, incluso Giovanni Battista. Una regolare attività taumaturgica svolta da un profeta itinerante attivo nella parte settentrionale di Israele avrebbe ovviamente fatto pensare ad Elia ed Eliseo. In particolare la convinzione che, in aggiunta a tutta una serie di miracoli, Gesù risuscitò dei morti – un miracolo che nelle Sacre Scritture è attribuito a Elia e a Eliseo, ma non a Mosè – non poteva non proiettarlo sullo sfondo di questi due profeti precedenti.

Mi scuso ma non era possibile sintetizzare ulteriormente se non a costo di amputare parti importanti del contenuto del volume.

Per soddisfare la legittima curiosità’, Meier ritiene che abbiano un fondamento storico: la guarigione del cieco Bartimeo, il ragazzo epilettico Mc 9, 14-29, l’esorcismo di Maria Maddalena (Lc 8,2), il paralitico calato dal tetto (Mc 2,1-12) e il paralitico della piscina di Bethseda, (Gv 5,1-9); tutti i ciechi guariti. Sui resuscitamenti della figlia di Giairo, del figlio della vedova di Nain e di Lazzaro Meier conclude che risalgono a qualche forma di episodi accaduti durante il ministero di Gesù, e che i discepoli li ritenessero miracoli.

Meier conclude:

«…..Qualsiasi storico che cerchi di dipingere il ritratto del Gesù storico senza dare il dovuto peso alla sua fama di taumaturgo non sta tracciando il profilo di questo ebreo strano e complesso, ma piuttosto sta delineando un Gesù addomesticato che ricorda il mellifluo moralista creato da Thomas Jefferson».

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