Il lavoro è dignità: libero, creativo, partecipativo, solidale

da Aclisondrio.it, Acli provinciali di Sondrio

«Dobbiamo far sì che, attraverso il lavoro – il «lavoro libero, creativo, partecipativo e solidale» – l’essere umano esprima ed accresca la dignità della propria vita». Così papa Francesco si era rivolto il 23 maggio dello scorso anno in Vaticano alle Acli, ricevute in udienza nell’aula Paolo VI per il 70° anniversario dell’associazione. Citati dall’esortazione Evangelii gaudium e buoni interpreti sintetici del pensiero della dottrina sociale della Chiesa sul tema, questi quattro aggettivi possono essere una guida per ragionare di lavoro oggi, in quella che viene chiamata “epoca della fine del lavoro”.

Il lavoro libero

Nella storia dell’uomo lavoro e libertà hanno ballato una danza con molte piroette. Nella cultura classica l’ideale della libertà era l’ozio, non essere costretto a lavorare. Tipico dello schiavo era lavorare.

La cultura semitica e poi cristiana introduce una visione molto positiva del lavoro. Il lavoro è dei liberi, originariamente non una limitazione ma parte essenziale della vita dell’uomo spirituale. Da san Paolo ai rabbini, da Gesù ai monaci benedettini ai moderni santi della carità le due religioni bibliche stanno a testimoniare il legame tra lavoro, libertà, dignità e vita spirituale.

Con la rivoluzione industriale inizia l’epoca dell’etica del lavoro. Il lavoro diventa un assoluto: “lavorare è bene, non lavorare è male”. E acquista centralità quasi esclusiva nella vita dell’uomo: fino a non molti anni fa le persone, quasi istintivamente, definivano la loro identità con la loro professione. Il lavoro individuava il proprio posto nella società e disoccupazione faceva rima con esclusione, perché inabile a contribuire alla produzione.

Oggi è il tempo dell’estetica del consumo, e la coppia di ballerini lavoro e libertà hanno fatto un altro vorticoso giro: oggi il lavoro serve per essere liberi di consumare, per la società non è importante cosa e quanto produce una persona, ma si invita a far la propria parte consumando. Chi non consuma è l’escluso. Il lavoro un mezzo per ottenere le risorse per il consumo. Ed essendo questa un’ideologia totalizzante, acquisisce una centralità esclusiva e si diffonde ad ogni ambito della vita … tutto diventa esperienza da consumare: i beni, i divertimenti, i viaggi, le relazioni, finanche il lavoro e la spiritualità. La libertà del lavoro è oggi, da questo punto di vista ma non solo, una libertà problematica e in questione.

Il lavoro creativo

La creatività del lavoro ci riporta al poter costruire un proprio percorso di vita, oggi più complesso, più frammentato ma anche più stimolante, la possibilità per alcuni di far diventare le proprie passioni una professione. Fa riferimento anche al rapporto con la realtà e alla sua trasformazione, la valorizzazione del proprio territorio, il riscoprirne la specificità e reinterpretarla in una maniera adatta al mondo di oggi. E, in questo, la collaborazione con Dio al suo sogno. Diceva Papa Montini durante la Messa di Natale del 1968, celebrata nelle fonderie dell’Italsider di Taranto: «Cari Lavoratori! Voi vedete come quando lavorate in questa officina è, in certo senso, come se foste in Chiesa; voi, senza pensarvi, voi qui venite a contatto con l’opera, col pensiero, con la presenza di Dio. Voi vedete come lavoro e preghiera hanno una radice comune, anche se espressione diversa. Voi, se siete intelligenti, se siete veri uomini, potete e dovete essere religiosi, qui, nei vostri immensi padiglioni del lavoro terrestre, senza altro fare che amare, pensare, ammirare il vostro faticoso lavoro».

Il lavoro partecipativo

Far riferimento ad un lavoro partecipativo significa entrare nella dimensione relazionale e comunitaria. Il lavoro è esperienza relazionale e comunitaria oppure si basa su istanze, ritmi e logiche individualisti e disgreganti? Rispondere a questa domanda significa entrare in molte questioni: il ritmo festa-lavoro e i tempi lasciati alla vita di famiglia, lo smaterializzarsi del confine tra tempi di lavoro e non-lavoro, la qualità delle relazioni, la formazione, il collegamento scuola-mercato del lavoro, etc … Non ultima la questione della pastorale della Diocesi e delle parrocchie: la nostra Chiesa si occupa della quotidianità e quindi del lavoro oppure fa unicamente una “pastorale del tempo libero”?

Il lavoro solidale

Solidarietà e lavoro danno vita oggi a due percorsi virtuosi tipici degli ultimi anni. Il primo è il cambiamento della solidarietà: oggi non si aiuta tanto col dare denaro ma col dare lavoro; esso insieme al sostentamento materiale dà dignità, dà inclusione. Il secondo riguarda l’evoluzione dell’impegno sociale in Italia negli ultimi decenni: chi voleva cambiare il mondo fino agli anni ’80 usava lo strumento della militanza politica; negli anni ’90 il boom del volontariato … non si cambia il mondo con le parole, occorre sporcarsi le mani! … oggi il volontariato è in crisi non solo e non tanto di numeri quanto di motivazioni: molti non fanno più volontariato per cambiare il mondo quanto per auto-realizzazione e per occupare positivamente il tempo libero; forse questo è il tempo in cui si può costruire un mondo solidale attraverso la propria professionalità.
Tutte queste considerazioni ci fanno vedere come “il lavoro non è finito” … occorre recuperare una visione del lavoro che sia davvero umana e non solo economica … al centro non la produzione, non il consumo, forse nemmeno il lavoro, ma la persona che lavora, persona considerata al centro di una rete di relazioni con la realtà, il territorio, gli altri, Dio.

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