Achille Grandi: nel suo impegno per i lavoratori mezzo secolo di storia d’Italia e di azione sociale dei cattolici

Ho amato la mia patria l’Italia, e la causa del popolo lavoratore, e le ho servite fedelmente e desidero l’una e l’altra congiunte nella grandezza e nella giustizia della pace sociale cristiana.

Nella foto I vertici della CGIL unitaria Oreste Lizzadri (PSI), Achille Grandi (DC) e Giuseppe Di Vittorio (PCI) nel 1945.

Achille Grandi nacque a Como il 24 agosto 1883 da una famiglia di operai. Entrò in fabbrica alla precoce età di 11 anni. Dal 1901 iniziò il suo impegno sociale e sindacale ispirato dagli insegnamenti della dottrina sociale cristiana. Nel 1907 fu segretario della Direzione diocesana e nel 1914, dopo un contrasto con il vescovo di Como per via del patto Gentiloni, si trasferì a Monza dove assunse incarichi prima locali e poi nazionali dentro le prime organizzazioni sindacali cattoliche. Nel 1918 contribuì a fondare la Confederazione Italiana dei Lavoratori, divenendone qualche tempo dopo segretario, e l’anno successivo venne eletto come deputato del Partito popolare. Nei confronti del fascismo assunse fin dal principio posizioni critiche. Egli difese con tenacia l’autonomia della CIL denunciando le violenze commesse ai danni delle organizzazioni cattoliche. La sua lotta contro il fascismo lo portò anche ad assumere posizioni critiche nei confronti dell’Istituto Cattolico per le Attività Sociali, il quale ritenne utile consigliare ai cattolici l’ingresso nelle Corporazioni fasciste. Condannato dopo lo scioglimento della CIL all’isolamento intellettuale e morale, rifiutò qualsiasi collaborazione e collusione con il regime. Contemporaneamente al progetto dell’unità sindacale, costruita attraverso mesi di incontri segreti e raggiunta con il Patto di Roma il 3 giugno 1944, fondò le Acli divenendone il primo presidente nazionale. Morì a Desio il 28 settembre 1946.

Da un’intervista a mons. Teresio Ferraroni

«Le contrapposizioni fanno sempre soffrire. Perché gli ideali che si infrangono lasciano sempre una grande sofferenza. Ed è indiscutibile che Grandi avesse un profondo ideale cristiano ma contemporaneamente un profondo ideale umano nei confronti della classe operaia. È evidente che Grandi giovane univa nella sua intelligenza, e soprattutto nel suo cuore, queste due grandi idealità e riteneva veramente che si potesse essere perfettamente cristiani, santamente cristiani, e impegnati per la liberazione di un mondo operaio che viveva in condizioni disumane, aveva detto la Rerum novarum … ed era di pochi anni prima … Quindi Grandi era profondamente convinto di questa coerenza di cose. Si è trovato, ad un certo momento, che almeno apparentemente questa coerenza non esisteva. Questa contraddizione tra la sua obbedienza a questa autorità che lui riconosceva e l’obbedienza ad un’ideale che per lui era irrinunciabile deve essere stato certamente un momento di grande sofferenza … L’individuo che sa obbedire senza piegarsi, che sa obbedire stando diritto, che non confonde l’obbedire con il piegare la schiena, che non confonde l’obbedire con lo strisciare ai piedi di un potente, ma che comprende che si può stare diritti, forse mandando giù delle lacrime che ti vengono perché è il dramma della tua personalità, senza che nessuno si accorga di questo tuo dramma, per me è una lezione di vita, una delle più grandi lezioni di vita che Grandi ha lasciato al mondo cattolico comasco. Per un cristiano obbedire non è strisciare».

Rispondi

Effettua il login con uno di questi metodi per inviare il tuo commento:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...