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Il battesimo di Gesù al Giordano: una benedizione di pace, di giustizia, di perdono
Dal vangelo secondo Matteo (Mt 3,13-17)
In quel tempo, Gesù dalla Galilea venne al Giordano da Giovanni, per farsi battezzare da lui. Giovanni però voleva impedirglielo, dicendo: «Sono io che ho bisogno di essere battezzato da te, e tu vieni da me?». Ma Gesù gli rispose: «Lascia fare per ora, perché conviene che adempiamo ogni giustizia». Allora egli lo lasciò fare. Appena battezzato, Gesù uscì dall’acqua: ed ecco, si aprirono per lui i cieli ed egli vide lo Spirito di Dio discendere come una colomba e venire sopra di lui. Ed ecco una voce dal cielo che diceva: «Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento».
«Il Signore benedirà il suo popolo con la pace». Il salmo di oggi si apre con una promessa, non con un comando. La pace non è qualcosa che l’uomo conquista, ma qualcosa che Dio dona. Eppure non è una pace facile, superficiale, ottenuta evitando i conflitti. È una pace che passa attraverso un cammino preciso, e questo cammino ha un nome: giustizia.
Nel Vangelo, Gesù si presenta al Giordano per farsi battezzare da Giovanni. Giovanni si oppone: «Sono io che ho bisogno di essere battezzato da te». Ma Gesù risponde con parole decisive: «Lascia fare per ora, perché conviene che adempiamo ogni giustizia».
“Giustizia” qui non significa anzitutto osservanza di regole, né tanto meno rivendicazione di diritti. Significa, prima di tutto, aderire alla volontà di Dio, entrare pienamente nel suo disegno. La volontà di Dio, in quel momento, non è separare il divino dall’umano, ma immergersi in un popolo di esseri umani, condividere la loro condizione, assumere fino in fondo la fragilità. Gesù compie “ogni giustizia” perché sceglie di stare dove Dio vuole stare: in mezzo, non sopra; accanto, non contro. Questa è la giustizia di Dio: una giustizia che non condanna dall’esterno, ma risana dall’interno.
Ma “giustizia” è anche una virtù, e come tale è la condizione di possibilità di ogni pace vera. Non può esserci pace senza giustizia. Non può esserci pace dove c’è esclusione, disuguaglianza, preferenza. La pace promessa dal salmo non è il silenzio delle coscienze, ma l’armonia che nasce quando ciascuno è riconosciuto nella sua dignità.
Ed è qui che risuona con forza la parola della seconda lettura, quando Pietro afferma: «In verità sto rendendomi conto che Dio non fa preferenze di persone». È una scoperta che scuote le fondamenta di una religiosità selettiva. Pietro capisce che la giustizia di Dio non coincide con i nostri confini religiosi, culturali o morali. Dio non distribuisce la sua grazia in base alle appartenenze: la offre a tutti.
Questa affermazione illumina anche il Battesimo di Gesù. Se Dio non fa preferenze di persone, allora il Figlio può scendere nelle acque dove tutti entrano; può ricevere un battesimo che non gli spetta; può inaugurare una pace che non esclude nessuno.
Il salmo ci dice che il Signore benedice il suo popolo con la pace, ma questa pace passa attraverso la giustizia che Gesù compie: una giustizia che è obbedienza al Padre e, insieme, solidarietà con ogni uomo e ogni donna. È una giustizia che precede la pace e la rende possibile.
Anche il nostro battesimo si colloca qui. Non è un privilegio che ci separa dagli altri, ma una responsabilità che ci unisce. Siamo battezzati non per sentirci “a posto”, ma per vivere secondo la giustizia del Regno: cercando la volontà di Dio e praticando relazioni giuste, perché solo così la pace può diventare reale.
Oggi, contemplando Gesù che emerge dall’acqua mentre lo Spirito scende e il Padre lo riconosce come Figlio, comprendiamo che la pace promessa non è magica né automatica: è il frutto di una vita consegnata alla giustizia di Dio. E allora possiamo davvero credere alla promessa del salmo: il Signore benedirà il suo popolo con la pace, perché dove si compie ogni giustizia, lì la pace può finalmente abitare.
Non c’è pace senza giustizia. Non c’è giustizia senza perdono.
papa Giovanni Paolo II