Più eguali. Orientamenti per il 26° congresso nazionale delle ACLI – 3) Lo strappo tra pensiero e azione. Strappo #04: Politica Vs. Democrazia

da Acli.it, Associazioni Cristiane Lavoratori Italiani.

Pubblichiamo in più puntate (per renderli più agevoli da leggere), gli orientamenti per il 26° congresso nazionale delle ACLI. Il titolo scelto è “ACLI 2020 Più eguali. Viviamo il presente, costruiamo il domani”. Con queste parole s’intende porre particolare attenzione all’uguaglianza e alla giustizia sociale, temi fondamentali nel nostro movimento, per declinare al presente e al futuro quelle politiche sociali che si rivolgono agli ultimi e ai penultimi, ad un ceto popolare sempre più schiacciato verso il basso a causa di anni di crisi e di scarsa attenzione da parte della politica. Continua a leggere

Come degooglizzare la nostra vita. Il controllo nell’epoca del Coronavirus: dopo sarà necessario ragionare sullo spazio in cui viviamo

da Voceevangelica.ch, Chiese evangeliche di lingua italiana in Svizzera.

Zoom ci spia. La piattaforma per videoconferenze tanto in voga durante la quarantena passa(va) le nostre informazioni a Facebook. Lo stesso vale per altre app, siti e software che grazie ai dati generati dalle nostre interazioni creano profili statici e dinamici, singoli o aggregati, della nostra persona digitale, quella che ci precede nelle interazioni online e che viene usata da Amazon per decidere il prezzo da proporci quando navighiamo tra i suoi prodotti.

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Profezia, conoscerla e riconoscerla nel nostro tempo

da Riforma.it, il quotidiano on-line delle chiese evangeliche battiste, metodiste e valdesi in Italia.

«Per abbracciare le possibilità di domani dobbiamo rifiutare i perenni profeti di sventura e le loro predizioni», secondo Donald Trump. Al Forum economico mondiale di Davos il presidente degli Stati Uniti ha annunciato l’impegno della sua amministrazione sulla questione ambientale e in particolare sul programma di rimboschimento che prevede un miliardo di alberi piantati in tutto il pianeta.

Colpisce che ancora una volta la profezia venga caricaturata. Da una parte viene dileggiata come fastidiosa presunzione di prevedere il (nero) futuro. Dall’altra, ma in altri contesti, viene esaltata acriticamente quale oracolo infallibile dell’inevitabile catastrofe. Nel primo caso è vissuta negativamente come voce disturbante da qualsiasi grande manovratore che presenta la sua soluzione al problema illudendo se stesso e gli altri di essere perfettamente padrone della situazione; nel secondo è coltivata narcisisticamente e custodita come una buona bottiglia, fino al giorno in cui si potrà dire: “Ecco, io l’avevo sempre detto che sarebbe andata a finire male”, con una sterile soddisfazione da nonno brontolone.

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L’appello del patriarca caldeo Louis Raphael Sako da Baghdad dopo l’uccisione del generale Soleimani

Di fronte alla situazione drammatica di queste ore il patriarca caldeo, il cardinale Louis Raphael Sako, ha diffuso questo pomeriggio da Baghdad questo appello che è l’ennesimo grido di dolore di un popolo da troppi anni terreno di guerre tra potenze globali e locali.

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Duci e truci

da Moked.it, il portale dell’ebraismo italiano.

Mentre con piglio ducesco il leader maxismo di Ankara “spezza le reni” ad una pavida ed improvvisamente afona Unione europea, minacciandola di gettargli addosso frotte (anche flotte?) e sciami di migranti, da lui altrimenti cortesemente trattenuti previa corresponsione di laute compensazioni economiche, la vicenda curda si consuma nell’ignavia collettiva.

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Lettera aperta contro il nazionalismo

Un gruppo di teologi, pastori e intellettuali cristiani degli Stati Uniti ha scritto una “Lettera aperta contro il nazionalismo”, un appello ai credenti per denunciare le trasformazioni in seno al conservatorismo americano (anche di ispirazione cristiana) e l’inquietante fenomeno della crescita del nazionalismo negli USA.

Ogni giorno di più ci sono segni che indicano un impressionante cambiamento nel conservatorismo americano che si allontana dal precedente consenso per andare verso il nuovo nazionalismo di Donald Trump. Ciò è evidente non solo nella recente Conferenza nazionale sul conservatorismo tenuta in luglio a Washington, D.C., ma anche nel manifesto firmato da un certo numero di cristiani che sembrano desiderosi di abbracciare il nazionalismo in quanto compatibile con la fede cristiana.

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La tentazione politica del pentecostalismo

da Riforma.it, il quotidiano on-line delle chiese evangeliche battiste, metodiste e valdesi in Italia.

Vi sono almeno tre ragioni per cui dovremmo usare con maggiore prudenza la categoria della secolarizzazione per interpretare la scena religiosa mondiale. La prima è che chiese vuote, seminari deserti e vocazioni in declino sono fatti sostanzialmente europei: non è così negli altri continenti che invece mantengono alti tassi di “religiosità”. La seconda è che persino nell’Europa “secolarizzata” si affermano forme di religiosità sempre più differenziate, che vanno dalla leggerezza di forme di “nuova spiritualità” alla rocciosa consistenza dei fondamentalismi. La terza ragione è che il vettore pentecostale, il più robusto sulla scena cristiana del XX secolo, non ha perso la sua dinamicità, soprattutto in America Latina e in Africa. Il vento dello spirito pentecostale soffia ancora, e crea più di qualche turbolenza nella navigazione delle chiese storiche. Ma non è questa la novità.

Il fatto nuovo è che, dopo avere lungamente contrastato l’idea di una contaminazione tra chiesa e “mondo” e tra fede e politica, proprio a partire dal grande laboratorio panamericano molte chiese pentecostali oggi legittimano un impegno e uno schieramento nettamente politico.

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Un passo indietro per il disarmo

da Riforma.it, il quotidiano on-line delle chiese evangeliche battiste, metodiste e valdesi in Italia.

Venerdì 1 febbraio gli Stati Uniti hanno sospeso la propria adesione al trattato INF – Intermediate-Range Nuclear Forces – che era stato siglato nel 1987 dall’allora presidente Reagan insieme a Michail Gorbacëv, l’ultimo segretario generale del Partito Comunista dell’Unione Sovietica. Si ritiene che il trattato INF, che aveva portato alla distruzione di migliaia di testate nucleari, abbia dato un grande contributo alla fine della Guerra fredda, riducendo la tensione globale che aveva tra i suoi pilastri proprio la deterrenza nucleare. Meno di 24 ore dopo l’annuncio della Casa Bianca, anche il presidente russo Putin ha preso la stessa decisione, affermando al tempo stesso che la Russia comincerà a sviluppare nuovi missili e che la Russia non schiererà missili a corto e medio raggio, ovvero quelli che potrebbero colpire i Paesi europei, a meno che gli Stati Uniti non lo facciano per primi.

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Perché Steve Bannon vuole una Chiesa Cattolica diversa da quella di Francesco?

da Aleteia.org, Rete Globale Cattolica.

Non è facile seguire le dinamiche ecclesiali per come esse si diramano e si intrecciano in giro per il mondo, la Chiesa americana poi è – per dimensioni e importanza – già di suo un mondo a sé: essere il cattolicesimo nel paese più potente del mondo cambia il modo di percepirsi e di percepire il mondo circostante. Nell’era della presidenza Trump, preparata ideologicamente dallo spostamento radicale provocato dal cosiddetto Tea Party nel partito Repubblicano, il ruolo di kingmaker lo ha svolto Steve Bannon.

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Teologia della prosperità: il pericolo di un Vangelo diverso

da Acli.it, Associazioni Cristiane Lavoratori Italiani.

«Teologia della prosperità»: questo è il nome più conosciuto e descrittivo di una corrente teologica neo-pentecostale evangelica. Il nucleo di questa «teologia» è la convinzione che Dio vuole che i suoi fedeli abbiano una vita prospera, e cioè che siano ricchi dal punto di vista economico, sani da quello fisico e individualmente felici. Questo tipo di cristianesimo colloca il benessere del credente al centro della preghiera, e fa del suo Creatore colui che realizza i suoi pensieri e i suoi desideri. Il rischio di questa forma di antropocentrismo religioso, che mette al centro l’uomo e il suo benessere, è quello di trasformare Dio in un potere al nostro servizio, la Chiesa in un supermercato della fede, e la religione in un fenomeno utilitaristico ed eminentemente sensazionalistico e pragmatico. Questa immagine di prosperità e benessere fa riferimento al cosiddetto American dream, al «sogno americano». In sé questo «sogno» è la visione di una terra e di una società intese come un luogo di opportunità aperte.

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Goliardate e coincidenze

da Moked.it, il portale dell’ebraismo italiano.

Sparare con uno scacciacani e gridare “n. bastardo” a un immigrato o invitare con eguali parole forbite dei Rom a scendere da un treno, non sono da considerarsi nell’Italia attuale dei gesti razzisti, anzi specie nel secondo caso chi parla in questo modo è una persona esasperata da difendere e “ringraziare”, perché probabilmente vittima essa stessa di “buonismo” e “razzismo anti-italiano”.

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Intervista a Don Giovanni Nicolini: “Interpretare le urgenze della storia”

da Benecomune.net, dire bene delle cose, blog promosso dalle Acli Nazionali.

Proponiamo un’intervista all’Assistente nazionale delle Acli Don Giovanni Nicolini, ex direttore Caritas di Bologna e molto legato alla scuola politica e umana di don Giuseppe Dossetti.

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«Le chiese come strumento di pace». Lettera di Chris Ferguson segretario generale della Comunione mondiale di chiese riformate

da Riforma.it, il quotidiano on-line delle chiese evangeliche battiste, metodiste e valdesi in Italia.

In una lettera che riproduciamo qui di seguito Chris Ferguson segretario generale della Comunione mondiale di chiese riformate, Wcrc, ricorda una serie di esempi di chiese riformate, in ogni angolo del mondo, capaci di far sentire alte le loro voci contro l’ingiustizia. La Comunione mondiale delle chiese riformate conta più di cento milioni di credenti, 233 chiese in 105 paesi e comprende congregazionalisti, riformati, presbiteriani, chiese unite e valdesi. Ha il suo ufficio operativo a Hannover ed è gestita da un comitato esecutivo di ventidue persone provenienti dai cinque continenti.

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La crisi e l’Italia nella bolla

da Vinonuovo.it, «vino nuovo bisogna versarlo in otri nuovi» (Lc 6,36).

Mi pare ormai assodata l’impossibilità di stare dietro alle giravolte di questa crisi politica infinita che le elezioni del 4 marzo hanno aperto. Ormai non ho la più pallida idea di quale sarà il suo sbocco e come ci arriveremo. Però c’è un aspetto che mi pare chiaro ma di cui non mi sembra abbiamo tratto fino in fondo le conseguenze.

Questa crisi si gioca principalmente su un punto: quello dei rapporti tra l’Italia e ciò che sta intorno a noi. A fronteggiarsi sono due posizioni: da una parte i sovranisti – come si dice oggi – secondo cui la priorità è difendere l’Italia (la sua indipendenza nelle scelte economiche, i suoi confini…); di qui lo slogan «prima gli italiani» (che poi altro non è che la traduzione dell’America First di Donald Trump). Dall’altra gli europeisti, secondo cui – pur con tutti i distinguo del caso – la priorità è rimanere fedeli all’orizzonte europeo (la sua moneta, le sue regole di bilancio, le sue forme comunque fragili di integrazione…) e farlo a qualsiasi prezzo. Si tratta di un confronto tutt’altro che banale e su cui è giusto discutere. Ma c’è un problema: come si fa a discuterne in maniera seria se come Paese abbiamo eliminato dal nostro orizzonte tutto ciò che accade fuori dai nostri confini? In base a che cosa discutiamo se è meglio seguire la strada di quest’Europa o avventurarci in proprio su un percorso nuovo se quanto accade nel mondo non ci interessa? Di quale tipo di sovranità parliamo se persino un posto essenziale per la nostra collocazione geopolitica come la sponda sud del Mediterraneo nelle cartine geografiche del politico italiano medio è tornata ad essere contrassegnata dall’«hic sunt leones meglio starne alla larga»?

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Detengono armi da fuoco, si sentono vittime

da Riforma.it, il quotidiano on-line delle chiese evangeliche battiste, metodiste e valdesi in Italia.

L’immagine messa online qualche giorno fa era stata pensata e costruita con cura e poi diffusa largamente tramite i social. Si vede una giovane donna da dietro, dai capelli lunghi, che indossa un vestito bianco grazioso, scarpe col tacco e una grossa arma da fuoco che pende dalla schiena. Si tratta della neo-laureata Kaitlin Bennett, che voleva fare un gesto politico per sottolineare il suo diritto, come cittadina americana, di portare le armi, in questo caso un ArmaLite AR-10. In una seconda foto, gira la testa per guardarci con uno sguardo un po’ da flirt e ci fa vedere il suo cappellino di laureata sul quale ha disegnato la sua arma preferita insieme alla frase «Vieni a prenderlo».

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Il Medio Oriente, tra Trump e Putin

da Riforma.it, il quotidiano on-line delle chiese evangeliche battiste, metodiste e valdesi in Italia.

Cresce la tensione tra Russia e Stati Uniti dopo l’attacco con il gas a Duma (Siria). Immediate sono giunte le minacce di ritorsioni fatte dal presidente americano Trump dopo l’incontro ravvicinato fra aerei russi ed il cacciatorpediniere statunitense Donald Cook. Mosca ribadisce l’intenzione di non tollerare nessuna possibile azione militare da parte di Washington.

«Il Medio Oriente tra Trump e Putin. Quale ruolo per l’Europa?» è il titolo del primo di quattro appuntamenti per il ciclo «Percorsi Mediterranei 2018» promosso dal Centro Italiano per la Pace in Medio Oriente (Cipmo) in partnership con il Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università degli Studi di Torino e in collaborazione con il Centro Piemontese di Studi Africani (Csa) e il Centro Studi di Politica Internazionale (CeSPI). Un incontro che si terrà giovedì 19 aprile alle 15 presso l’Aula F3 al Campus Luigi Einaudi Lungo Dora Siena, 100 Torino.

Abbiamo chiesto a Janiki Cingoli, presidente del Cipmo, un’analisi della situazione geopolitica attuale, alla luce delle recenti evoluzioni.

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Una minoranza al centro del conflitto: i cristiani palestinesi

da Ilcaffegeopolitico.org, la rivista online di politica internazionale che ti racconta il mondo nel tempo di un caffé.

Analizzare a 360 gradi l’attuale contesto socio-politico palestinese significa anche prendere in considerazione la presenza, il ruolo e le esigenze della minoranza cristiana: se da un lato sono sempre di più i cristiani che emigrano altrove, coloro che restano in Palestina sono schierati a fianco della maggioranza musulmana per il riconoscimento dei diritti di tutti gli abitanti palestinesi.

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Da Martin Luther King a Trump: uno sguardo al passato per cambiare il futuro

da Riforma.it, il quotidiano on-line delle chiese evangeliche battiste, metodiste e valdesi in Italia.

Quando l’attenzione del pastore battista si rivolse anche alla condizione dei poveri …

L’ossessione memoriale che affligge la nostra epoca sembra non conoscere sosta: quando, ad aprile 2017, erano ancora in pieno svolgimento le celebrazioni del V centenario della presunta affissione delle 95 tesi di Lutero, è iniziato il programma progettato dalla città di Memphis, nel Tennessee, e dal National Civil Rights Museum (Ncrm), situato nella stessa città, per ricordare i 50 anni dalla morte del pastore battista Martin Luther King, il più noto leader del movimento per i diritti civili. Il programma culminerà con un grande evento pubblico il 4 aprile di quest’anno.

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Verso il 4 marzo /4 Come ritrovare il futuro perduto

da Settimananews.it, la storica rivista di attualità, pastorale, teologia dei dehoniani.

Scorrendo le gesta e i detti di questa campagna elettorale, ormai decisamente avviata verso lo sbocco del 4 marzo, si ha l’impressione che in Italia la politica si stia consumando nella ricerca di un futuro che non riesce più ad immaginare. E che, anzi, tenda a ritrarsi nel ventre caldo di un passato in cui crede di trovare le certezze che non ha. Tanto da rivalutarne anche il peggio di quei rottami.
Il fenomeno si presenta con le dimensioni tragiche del ricorso alla violenza – privata o di stato, praticata o minacciata – per la soluzione di non importa quale contrasto.
Ne è icona attendibile il presidente americano Trump sia quando scatena, nel suo paese, l’ennesima guerra dei ricchi contro i poveri, sia quando si cimenta nella disfida dei bottoni (nucleari) con l’altrettanto pittoresco dittatore coreano. Continua a leggere