Sul tema della Resurrezione, sui versanti della filosofia e della teologia, una raccolta di relazioni, come dice Ferretti nell’Introduzione, «di alto livello». Tra cui sottolineo davvero altresì magistrale, alle pagine 43-59, l’apporto biblico-teologico di Lytta Basset.
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«Bonhoeffer e i giovani. Una visione teologica di Sequela e di Vita comune». Un libro di Andrew Root
«Non ho mai letto un libro di pastorale giovanile come questo: ricco di storia, racconti, articolazioni teologiche e implicazioni per l’oggi. È affascinante!».
Mark Oestreicher
Schweitzer, tre volte precursore
da Riforma.it, il quotidiano on-line delle chiese evangeliche battiste, metodiste e valdesi in Italia.
Esegesi biblica, musica, impegno umanitario: «Se Schweitzer avesse praticato, al livello al quale lo ha fatto, anche una sola di queste tre attività, ciò sarebbe bastato ad assicurargli un posto di rilievo nella storia del Novecento» (F. Ferrario, La teologia del Novecento, Carocci, 2011): Albert Schweitzer le ha compiute tutte e tre. Per coincidenza, mentre nelle chiese evangeliche cadeva la “Domenica della Cevaa” (12 gennaio), si approssimava (il 14) l’anniversario della nascita del teologo, musicista e medico, che fu missionario a Lambaréné in Gabon, nato a Kayserberg, in Alsazia nel 1875.
La forza della speranza da Moltmann ad oggi
La forza della speranza nella vita e nel pensiero di Jürgen Moltmann
Daria Dibitonto è docente di Filosofia e Scienze Umane presso il Liceo Scientifico Carlo Cattaneo di Torino ed è anche Dottore di Ricerca in Filosofia dal 2005 presso l’Università del Piemonte Orientale Avogadro. Ha lavorato sul pensiero di Jürgen Moltmann e sul tema del desiderio in Ernst Bloch, svolgendo parte della sua ricerca a Tübingen, dove ha incontrato più volte il professor Moltmann, con il quale ha avuto un rapporto di lungo corso, collaborando come traduttrice in italiano di numerosi suoi articoli, conferenze, contributi e della sua stessa autobiografia. Tra i suoi libri, Dio nel mondo e il mondo in Dio. Jürgen Moltmann tra teologia e filosofia, Trauben, Torino, 2007.
Il tradimento dei teologi
da Settimananews.it, la storica rivista di attualità, pastorale, teologia dei dehoniani.
Nel 1927 Julien Benda pubblicava La Trahison des Clercs, un fortunato pamphlet, nel quale egli denunciava il tradimento degli intellettuali francesi e tedeschi che, abbandonando la loro vocazione universale, la promozione del valore della giustizia e della democrazia, si lasciavano trascinare dalle passioni politiche furoreggianti in quegli anni, la lotta di classe, il nazionalismo, il razzismo.
Il titolo così suggestivo di quel testo dovrebbe restare la spina nel fianco di coloro che “sono pagati per pensare”, come disse un giorno un docente, il matematico Giovanni Prodi, in un colloquio sulle responsabilità dei docenti universitari, cioè di quanti fanno il mestiere di produrre e tenere viva la coscienza critica di un popolo.
Alla categoria appartengono a pieno titolo anche i teologi (anche se, a dire il vero, male pagati o non pagati affatto) il cui mestiere consiste nell’esercitare e promuovere il pensiero critico nella Chiesa, componente vitale dell’esperienza della fede.
Florenskij, ogni sparo è mirato al corpo di Cristo
da Settimananews.it, la storica rivista di attualità, pastorale, teologia dei dehoniani.
A 85 anni dalla morte di Pavel Alexandrovic Florenskij, abbiamo chiesto al prof. Natalino Valentini, pioniere degli studi su Florenskij in Italia, appassionato e inesausto esploratore della teologia e spiritualità russo-ortodossa del Novecento, di raccontarci lo stato delle ricerche più recenti sulla vita e sull’opera del geniale pensatore russo, martire della Chiesa del XX secolo.
Leggere Moltmann: speranza, per la creazione
da Riforma.it, il quotidiano on-line delle chiese evangeliche battiste, metodiste e valdesi in Italia.
Il mio incontro con la Teologia della speranza di Moltmann? Apparentemente del tutto casuale. È in realtà un segno della vivacità della Firenze di fine anni ’70 che una chiacchierata in autobus tra un cattolico curioso alla fine del percorso liceale e un amico con qualche anno di più si concludesse con la segnalazione del fascino di un grande pensatore evangelico. Da lettore vorace, mi trovai così ad affrontare il mio primo importante libro di teologia, capendone allora pochino, ma restando profondamente colpito da un autore cui molte volte sarei poi ritornato.
«Il dramma è religioso». Testo di p. David Maria Turoldo
Nessuno creda che si possa staccare la poesia dalla vita; la poesia non è un esercizio letterario, e tanto meno la vita è accademia. La nostra, poi, questa che ci è toccata in sorte, pare che porti i segni di una maledizione. Intendo, di questo nostro modo di vivere, di queste furiose ideologie e feroci politiche. Da qui il grido della disperazione che sale dalla moltitudine. E allora non solo il poeta, ma chiunque è appena sensibile, è voce di quel grido; e se è appena sincera poesia, essa è gemito di tutti.
I paradossi del cattolicesimo borghese (7). La grande assente: la Parola di Dio.
da Iltuttonelframmento.blogspot.com, il blog di Fabio Cittadini.
Occorre porci con estrema lucidità e realismo un’altra domanda: come si può pretendere che la Parola dica qualcosa al gregge se non ha detto nulla al pastore del gregge?
I paradossi del cattolicesimo borghese (6). Aspettando qualcosa… non Qualcuno.
da Iltuttonelframmento.blogspot.com, il blog di Fabio Cittadini.
Capita che, di fronte a situazioni drammatiche, ci si attenda nuovi interventi, nuovi pronunciamenti, nuove parole, nuove azioni come se non fosse chiaro l’indirizzo o l’orientamento della Chiesa. In un periodo di crisi, come è quello che stiamo vivendo, si moltiplicano visioni, profezie nelle quali sembra imminente la fine. Tutto ciò avviene senza un oculato e attento discernimento né da parte dei sacerdoti né da parte dei laici. Da una parte, pertanto, ci si attende qualcosa di nuovo che faccia chiarezza – ciò che già c’è non sembra a molti chiaro -, dall’altra parte si attende una fine che, a ben guardare non sembra arrivare mai.
L’Ortodossia come via spirituale e comprensione intellettuale. Intervista di Tudor Petcu al giornalista Nicola Comparato
Con il tuo permesso, vorrei soffermarmi innanzitutto sull’idea di “teologia ortodossa”, che a mio avviso è così importante per almeno tre aspetti: la rinascita dell’Ortodossia nella società secolare e postmoderna, una comprensione corretta della civiltà ortodossa e, naturalmente, dell’importanza culturale dell’Ortodossia anche per le società occidentali basate principalmente sull’identità cattolica o protestante. Parlare di qualsiasi teologia ortodossa potrebbe essere qualcosa di impegnativo e difficile, ma è un dovere morale per noi evidenziare i compiti teologici dell’Ortodossia. Da questo punto di vista vorrei chiederti se ritieni che la caratteristica principale dell’Ortodossia potrebbe essere la metafisica e quando dico “metafisica” mi riferisco soprattutto ai Santi Padri della Chiesa come San Massimo il Confessore.
La teologia ortodossa si distingue per la sua profondità e ricchezza, abbracciando diversi elementi. La metafisica, ispirata dai Santi Padri come San Massimo il Confessore, svolge un ruolo fondamentale nella comprensione dell’essenza divina e della relazione tra Dio e l’umanità. Tuttavia, la completezza della teologia ortodossa si riflette anche nella sua enfasi sulla liturgia come espressione venerabile della fede, nella profonda spiritualità mistica che permea la tradizione e nell’approccio sacramentale ai Misteri della fede, integrando così diversi aspetti nella ricerca della conoscenza divina.
I paradossi del cattolicesimo borghese (5). Le ragioni di una pastorale non efficace.
da Iltuttonelframmento.blogspot.com, il blog di Fabio Cittadini.
Nelle nostre comunità si sprecano, con risultati non sempre positivi, energie e risorse per una pastorale che, sostanzialmente, è rimasta quella pre-conciliare: amministrare il cosiddetto sacramento della “Prima Comunione” e quella della Cresima. Siamo di fronte ad una pastorale che cerca di intercettare bambini e ragazzi, di trasmettere delle nozioni, delle idee come se Dio e l’incontro con Dio fosse una nozione da avere o un’idea da possedere.
I paradossi del cattolicesimo borghese (4). La mancanza di un’autorità nella Chiesa.
da Iltuttonelframmento.blogspot.com, il blog di Fabio Cittadini.
Anche nella Chiesa, dove si dovrebbe vivere da figli rivolti ad un Padre, si vive quella tendenza tipica della cultura contemporanea che ha liquidato i padri. E questo non solo perché i figli vogliono fare a meno dei padri, ma anche perché i padri non sanno essere tali.
Gli apocrifi: una teologia narrativa?
da Alzogliocchiversoilcielo.blogspot.it, sito di taglio ecumenico con testi, audio e video di catechesi, commenti alle letture, conferenze, corsi biblici, lectio e omelie.
Questo articolo di Ursula Ulrike Kaiser è apparso su “Bibel und Kirche” (Bibbia e Chiesa), rivista di ricerca e di pratica biblica, diffusa in Germania, Austria e Svizzera. È un trimestrale di lingua tedesca e fornisce informazioni sulle discussioni in corso nel settore biblico. È stato pubblicato dalla KNA, Agenzia della Chiesa tedesca, il 20 agosto 2023. La traduzione è di Antonio Dall’Osto.
I paradossi del cattolicesimo borghese (3): Il peso della storia e la difficile riforma della Chiesa
da Iltuttonelframmento.blogspot.com, il blog di Fabio Cittadini.
La Chiesa attuale è così perché ha alle spalle una storia che pesa. Questa storia è perlopiù costituita da quel particolare e intricato rapporto che si è instaurato con lo Stato tanto che essere suddito o cittadino voleva dire essere cattolico e viceversa. Oggi, in un sistema di libertà religiosa e di pluralismo religioso, non è possibile l’equivalenza cattolico = cittadino. Mentre qualche secolo fa in uno Stato vi era una sola confessione cristiana o al massimo due, oggi vi possono essere più confessioni cristiane, più religioni, perfino chi non crede.
I paradossi del cattolicesimo borghese (2): Grazia e natura: una lezione non compresa!
da Iltuttonelframmento.blogspot.com, il blog di Fabio Cittadini.
Per un momento chiediamoci : «Che cosa è la grazia?». Senza fare il resoconto delle risposte che la chiesa, nel corso dei secoli, ha dato, possiamo definire la grazia, dal punto di vista antropologico, come il naturale desiderio di vedere Dio. Essendo questo, come ha sottolineato il grande teologo de Lubac ormai più di sessanta anni fa, un desiderio proprio di ogni uomo, un desiderio ,cioè, che è inscritto nella natura di ogni uomo, la grazia è data a tutti.
«Per una teologia della pace». Una lettera del prof. Sergio Tanzanella
da Settimananews.it, la storica rivista di attualità, pastorale, teologia dei dehoniani.
Sergio Tanzarella è ordinario di Storia della Chiesa presso la Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale di Napoli, dove dirige l’Istituto di Storia del cristianesimo. È inoltre professore invitato presso la Pontificia Università Gregoriana di Roma. Tra le sue pubblicazioni: La purificazione della memoria. Il compito della storia tra oblio e revisionismi (Edb, 2001), Gli anni difficili. Lorenzo Milani, Tommaso Fiore e le “Esperienze pastorali” (Il Pozzo di Giacobbe 20082). Ha collaborato a Cristiani d’Italia. Chiese. Società, Stato 1861-2011 (Treccani, 2011).
Ai Rettori delle Pontificie Università in Italia
Ai Presidi delle Pontificie Facoltà Teologiche in Italia
Ai Direttori degli Studi Teologici e degli Istituti Teologici
Ai Direttori degli Istituti Superiori di Scienze Religiose
Gentilissime Autorità Accademiche,
per molti anni la propaganda della bontà della guerra fredda fondata sul principio della deterrenza ha cercato di convincerci che con i lampi nucleari di Hiroshima e Nagasaki la guerra fosse stata archiviata e resa di fatto impossibile.
Era evidentemente una buona illusione ma anche una menzogna perché le guerre e le stragi in Indocina, in Corea, in Algeria, in Vietnam, in Cambogia, con i loro milioni di morti, l’uso frequente di armi chimiche, il ricorso sistematico alla tortura erano lì a smentire questa tesi ottimista e negazionista. Contemporaneamente in Africa era un continuo susseguirsi di altre guerre, spesso ignorate ma non meno letali, premesse per gravissime carestie ed epidemie. Tutte guerre dove i morti civili sopravanzavano di molto i morti militari.
Il “Bene comune”, un’idea di Santa Caterina da Siena
Fu Caterina Benincasa, popolana senese vissuta nel XIV secolo, a formulare per prima il concetto di “bene comune”, inteso come virtù sociale, che si fondi sulla “santa giustizia” e sull’amore per gli altri, renda a ciascuno il suo, vinca l’egoismo e produca una pace gioiosa. Una definizione rivoluzionaria, in contrasto con il pensiero e la pratica di quel tempo, in cui si riteneva che il bene da perseguire in politica e nella società fosse l’appropriazione e l’accrescimento di un potere personale e patrimoniale.
Una dichiarazione sulla dottrina del “mondo russo” (Russkii mir)
Un gruppo di teologi ortodossi di tutto il mondo ha pubblicato la seguente dichiarazione (la traduzione è dei teologi cattolici Fabrizio Bosin e Gianluca Montaldi), nella quale, sostanzialmente, si condanna come eretica la variante kyrilliana del cosiddetto filetismo, una dottrina sul rapporto tra fede ortodossa e appartenenza etnica e nazionale.
Dalla parte di Marta. Un testo di Giovanni Bianchi
Dalla nota introduttiva di «Dalla parte di Marta. Per una teologia del lavoro».
Per secoli nella spiritualità cristiana parlando delle due sorelle di Lazzaro, è stata esaltata la nobiltà dell’atteggiamento contemplativo di Maria rispetto al l’umile ma concreto servizio di Marta. In questo libro sul lavoro, in antitesi con eccessive ed oggi anacronistiche esalazioni, ci mettiamo significativamente “dalla parte di Marta”, dalla parte del lavoro povero. Più che di una scelta ideologica, si tratta di realismo.
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