Il primo giorno. Mons. Capovilla ricorda i primi momenti del pontificato Papa Roncalli

da Santalessandro.org, settimanale online diocesi di Bergamo.

Capovilla ricorda quel pomeriggio di cinquantacinque anni fa seduto sulla sua poltrona accanto alla finestra, qui a Cà Maitino, a Sotto il Monte, in questa casa dove Angelo Roncalli ha trascorso tante delle sue estati. Capovilla racconta, dice che è bene ricordare e ripetere, che anche cose inesatte sono state dette su quel 28 ottobre 1958 quando contro i pronostici un prete bergamasco diventato patriarca di Venezia venne eletto Papa della Chiesa cattolica, della Chiesa universale. Capovilla sorride appena, scuote la testa, tocca il crocifisso che ha sul petto, inizia il racconto da un particolare di anni dopo.

Dice: «Un giorno venne da me in Vaticano Mario Soldati, il famoso scrittore, lo conoscete, no? Soldati mi disse che per tanti anni non era più andato in chiesa, ma che da qualche tempo aveva ricominciato, andava alla Messa del villeggiante là dove lui aveva la casa, al mare. Mi disse che lo infastidivano i fasti vaticani, la pompa magna. Ma aggiunse che aveva seguito in televisione i momenti dell’elezione di Papa Giovanni e che aveva compreso come quell’uomo non godesse di tutte quelle attenzioni, di quella gloria, ma che la sopportasse. Poi mi disse: ‘Ho pensato che comincio a diventare vecchio e che forse è per questo che ritorno all’ovile. Poi ho capito che non è così: mi sono reso conto che è la Chiesa che ha cominciato a ringiovanire’».

LA NUOVA GIOVINEZZA DELLA CHIESA

Giovanni XXIII come inizio della nuova gioventù della Chiesa, di un modo diverso di essere Chiesa. Spiega Capovilla muovendo la croce: «Aveva ragione Soldati, Papa Giovanni sopportava quei riti. Per lui l’incenso che gli tributavano era la nebbiolina dei campi dove i suoi genitori e parenti avevano duramente lavorato. Non è facile spiegarsi l’elezione di Roncalli, al di là di tutti i ragionamenti. Sembrava che dovesse prevalere il cardinale armeno Agagianian o magari il cardinal Valeri. La scelta di un Papa straniero era possibile anche allora, la Chiesa ha sempre comunque avuto un respiro universale». Dopo la sua elezione, all’undicesimo scrutinio, alle cinque del pomeriggio, Papa Giovanni si affacciò al balcone, diede la prima benedizione. Eravamo come tagliati fuori dal mondo. Nessuna radio a portata di mano, telefono staccato, nessuna persona alla quale rivolgersi. Era una situazione strana. Ecco ricordo che quella sera gli diedi la buonanotte dicendogli: «Ieri sera le ho dato la buonanotte chiamandola eminenza, questa sera dico ‘buonanotte Padre Santo’». Papa Giovanni si schermì, disse che era stata una giornata importante, ma che aveva dovuto subire delle umiliazioni. Io rimasi disorientato, domandai di quali umiliazioni parlasse, lui rispose: ‘E’ stato per me umiliante vedere quei cardinali, uomini anche più anziani di me, uomini eminenti che si inginocchiavano a baciarmi i piedi, le ginocchia. No, questo deve finire, non deve essere’. Io mi azzardai a dire che era sempre stato così, ma Papa Giovanni mi fermò, mi disse che avrebbe cambiato queste usanze, da subito. E lo stesso fece otto giorni dopo, per l’incoronazione, quando vide l’anziano cardinale Luigi Copello, cardinale di Buenos Aires, che venne a incensarlo come un chierichetto. Disse dopo la cerimonia che anche questa usanza doveva finire. Erano piccole cose, piccoli passi che indicavano come Papa Giovanni da subito volesse portare la Chiesa verso il ritorno alla semplicità evangelica. Tutto il suo pontificato sarà poi in questo segno. E pensi che la “Pacem in Terris” proprio di recente è stata inserita nelle scuole giapponesi come lettura raccomandata dal ministero stesso».

LA PRIMA SERA DA PAPA

La memoria di Capovilla ha del prodigioso, dall’alto dei suoi 98 anni, appena compiuti. Porta alla testa le mani come se facesse uno sforzo. Poi racconta. «Per capire quel giorno e per capire Papa Giovanni, le racconto questo altro episodio. Erano ormai le dieci di sera di quel 28 ottobre, il Papa aveva cenato da poco e ormai ci si andava a coricare. Stava recitando il rosario quando improvvisamente mi disse: ‘Prima di coricarmi vorrei vedere Tardini’. Non capii la ragione di quella richiesta, lui allora mi spiegò: ‘E’ da quarant’anni che vive in Vaticano, lui sa tutto. Io sono sempre stato fuori, non so niente. Gli devo parlare’. Andai a chiamare il vescovo Tardini che arrivò alle 22. Papa Giovanni lo accolse con calore, gli disse: ‘Mi pongo delle domande. Va bene il balcone, la benedizione, i battimani. Vanno bene i discorsi che dovrò pronunciare… Ma il governo della Chiesa… io non so nulla, sono sempre stato fuori…’. Ecco, bisogna sapere che a quel tempo non c’era un segretario di Stato, perché Pio XII aveva deciso di tenere per sé questo ruolo. Papa Giovanni pensò di ripristinarlo subito. Lo disse a Tardini e Tardini ebbe un momento di perplessità perché pensò che Papa Giovanni avrebbe designato Montini. Papa Giovanni disse: ‘Ho già pensato alla persona giusta, quella persona è lei’. Tardini rimase colpito, disse: ‘Ma io sono vecchio’ e Papa Giovanni sorrise e gli rispose: ‘Proprio stasera questa parola non deve dirla’. Allora Tardini disse: ‘Se me lo ordina, per obbedienza io accetto’».

DA PAPA GIOVANNI A PAPA FRANCESCO

Ma Capovilla non termina qui il suo racconto, va avanti, dice: «Tardini si inginocchiò davanti al Papa che lo fece rialzare e subito disse: ‘Non voglio lasciare vedova per troppo tempo la mia diocesi di Venezia’, al che Tardini disse che ne avrebbero parlato, che quel giorno era stato già abbastanza pieno di avvenimenti. Ma Papa Giovanni non se ne diede cura e continuò: ‘Ho pronta una terna di nomi: monsignor Giovanni Urbani vescovo di Verona, monsignor Giuseppe Carraro vescovo di Vittorio Veneto e monsignor Gerolamo Bortignon, vescovo di Padova’. Tardini rispose subito che avrebbe scelto il primo, anche perché ‘Sarebbe una giusta riparazione dopo il suo allontanamento da Roma’. Urbani era un uomo di livello alto, un ottimo prete, un bravo vescovo. Papa Giovanni conosceva la sua vicenda, le sue incomprensioni romane e voleva riabilitarlo. Per delicatezza, tuttavia aveva proposto tre nomi a Tardini. E Tardini aveva scelto giustamente. Ecco, sono i primi passi di Papa Giovanni, io penso che siano significativi, da ricordare, perché danno l’idea di quanto avvenuto dopo. Non soltanto negli anni del suo pontificato…»

Il pensiero abbraccia i decenni, fino a oggi, fino ai giorni di Papa Francesco.

Paolo Aresi

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