Inutile come un prete

da Labottegadelvasaio.net il blog di don Cristiano Mauri.

Un prete non può e non deve contare nulla. Essere inutili è una libertà vertiginosa. Mi piace. Mi piace da matti.

don Cristiano Mauri

Ritrovo di vecchi amici. Si parla del più e del meno.

Con qualcuno non ci si vede da vent’anni. Riassunti di vita scorrono di qua e di là.

Senza alcun motivo apparente, eccola.

«Anche voi preti ormai non contate più un c…».

Improvvisa e fulminea, come un colpo di stiletto sferrato a tradimento, arriva furtiva, nel parapiglia dei discorsi che si addossano l’uno all’altro.

Per un attimo mi manca il respiro. Dissimulo, ma accuso il colpo.

Forse il suo autore se ne accorge e abbozza qualche spiegazione.

«Son cambiati i tempi… Tutti quegli scandali… Il mondo oggi è diverso… Siete anche bravi ma alla gente non servite più…».

Il tentativo goffo di rimediare non fa che allargare la ferita.

Sanguino stordito. E resto lì a domandarmi, dietro alle quinte dei discorsi che han già preso un’altra piega, che cosa sia successo.

Il cibo, il vino e i volti familiari fan la loro parte. Un po’ di anestesia. Un tampone sulla ferita. Si fa in fretta a dimenticare.

Chiudo la porta della stanza che mi fa da casa ancora indolenzito. Il sonno è un buon rifugio. Continua a leggere

Dalle Leggi Razziali alla Scuola di Barbiana: il genio pedagogico di Don Milani

da Mosaico-cem.it, sito ufficiale della comunità ebraica di Milano.

Una pedagogia fatta di domande e risposte, “un discorso mai concluso” e animato da una tensione infinita. Secondo lo storico Paolo Levrero autore del saggio L’ebreo don Milani (il Melangolo – Genova 2013), Lorenzo Milani sarebbe, nel suo modus operandi, un uomo della Torà quando pensa e organizza da pedagogo una scuola intesa come Comunità educativa. Non a caso ricorda come l’autore sconosciuto del Sefer Yetzirah ammonisca: “Devi sapere, pensare e dare forma”. La celebre Scuola di Barbiana fondata dall’educatore Milani avrebbe così una singolare comunanza con una yeshivah ebraica: nella scuola di don Milani ci si forma attraverso il pensiero e ci si educa reciprocamente nel pensiero. La scuola è il luogo di una possibile emancipazione dell’uomo, dove la cultura della parola diviene occasione per scegliere nella libertà. Continua a leggere

Una Chiesa Ortodossa dalle radici italiane.

Scopriamo, grazie all’intervista del dott. Tudor Petcu, una vicenda e una realtà ecclesiale sconosciuta ai più: la Chiesa ortodossa in Italia e la vita del suo fondatore il metropolita Antonio De Rosso. La Chiesa ortodossa in Italia è una giurisdizione ecclesiastica cristiana ortodossa occidentale fondata nel 1991 e che si propone di essere una chiesa nazionale ortodossa per l’Italia. Il primate della Chiesa ha il titolo di Arcivescovo di Ravenna e di L’Aquila e Metropolita d’Italia. Questa Chiesa, non in comunione con il Patriarcato ecumenico di Costantinopoli, ha vissuto vari scismi e ramificazioni (per approfondimenti Cesnur.com)  e l’ufficio della Chiesa ortodossa in Italia interpellato da Tudor Pectu per questo articolo fa capo alla comunità che dal 2013 è nota anche come Chiesa vecchio-cattolica in Italia. L’intervista ha il merito di mettere in evidenza il ruolo e la personalità del metropolita Antonio De Rosso (Farra di Soligo, 8 febbraio 1941 – Aprilia, 20 febbraio 2009) nella riscoperta e nella promozione di una spiritualità Ortodossa dalle radici italiane.  Continua a leggere

I preti continuano a diminuire. Ma nessuno è stato battezzato prete

da Santalessandro.org, settimanale online diocesi di Bergamo.

“Ci dovremo abituare alla scomparsa della tradizionale figura del parroco, guida unica della chiesa che sorge vicino a casa nostra, factotum per i sacramenti, il culto, l’oratorio e le attività sociali.“ Cosi scrivono Domenico Agasso e Andrea Tornielli su “La Stampa” di qualche giorno fa. Continua a leggere

Cristianesimo e Nuova Destra in Europa

da Settimananews.it, la storica rivista di attualità, pastorale, teologia dei dehoniani.

Il supplemento del Quaderno n. 204 di Cristianisme i Justicia (giugno 2017), del noto Centro dei gesuiti di Barcellona, dove è assai attivo il teologo José Ignacio Gonzalez Faus, riporta un articolo di Hans Schelkshorn, presidente dell’Istituto di filosofia cristiana della Facoltà cattolica dell’Università di Vienna.

Difesa dell’Occidente cristiano? L’ideologia della nuova destra in Europa

In numerosi stati i partiti della nuova destra (ND) determinano in maniera crescente l’avvenire politico. I movimenti di Le Pen, il blocco fiammingo, il FPO austriaco e, più recentemente, la AFD tedesca mettono in discussione la democrazia liberale e il progetto di pace dell’Unione Europea.

Questi partiti non sono sorti dal nulla, ma dal vuoto morale che l’ideologia neoliberale ha lasciato dietro di sé negli ultimi trent’anni. In questo periodo si è svuotata la sostanza morale tanto della socialdemocrazia come dei partiti della democrazia cristiana. In sintesi: come il fascismo fu una reazione al liberalismo sfrenato, così la ND è una risposta al neoliberalismo.

A questo si è aggiunto il massiccio arrivo di rifugiati, che fuggono dalla caduta del Vicino e Medio Oriente e dall’instabilità di numerosi stati africani, ciò che ha alimentato ancor più l’ascesa di partiti della ND, alcuni dei quali sono stati i più votati nei loro paesi. Continua a leggere

Papa Wojtyla: novità, pregi e limiti del ministero del primo papa dell’Europa orientale. Intervista di Tudor Petcu a Luigi Accattoli

Il nostro collaboratore, il dott. Tudor Petcu, si occupa del primo papa slavo della storia, Giovanni Paolo II, intervistando il famoso scrittore e giornalista Luigi Accattoli, autore di numerosi libri sul cristianesimo e anche sulla figura di Karol Wojtyla. Rimandiamo per la scheda biografica di Luigi Accattoli e per conoscerlo ancora meglio al suo blog Luigiaccattoli.it. Continua a leggere

I Testimoni di Geova si raccontano. Intervista di Tudor Petcu all’Ufficio informazione pubblica della Congregazione Cristiana dei Testimoni di Geova

Questa volta il dott. Tudor Petcu, nostro collaboratore e studioso di filosofia delle religioni, pone alcune domande all’Ufficio informazione pubblica della Congregazione Cristiana dei Testimoni di Geova. Ne esce l’interessante racconto delle origini e della storia dei Testimoni di Geova in Italia. Continua a leggere

Chi sono i sufi?

da Sufi.it, la via del cuore nel sufismo.

Il Sufismo è conosciuto come la Via del Cuore, la Via del puro, mistico cammino dell’Islam. Con qualunque nome lo vogliate chiamare, è il sentiero che conduce il ricercatore alla Presenza Divina.

L’Amore è il legame che unisce i cuori, la base su cui costruire. Se l’amore è il fondamento, il tuo edificio sopporterà tutti i terremoti e tutte le tempeste. Potrai costruirlo alto e ampio quanto vorrai, senza essere in pericolo. Quindi, la nostra Via è la Via dell’Amore. Abbandona ciò che ti impedisce di seguire il Sentiero e volgiti per seguirlo con perseveranza; segui la Via fino in fondo, fino alla tua destinazione …

Shaikh Nazim al Haqqani an-Naqshbandi

Continua a leggere

“In entrambe le direzioni”. Le ACLI di Como e la Chiesa locale comense

L’articolo è la rielaborazione di un intervento al Consiglio provinciale di ACLI Como del 13 ottobre 2017.

La diocesi di Como, vale la pena ricordarlo, è una diocesi territorialmente vasta (a seconda delle fonti, ambrosiane o comensi, qualche km quadrato in meno o in più rispetto all’arcidiocesi di Milano), sparsa su quattro province (Como, Lecco e Varese – condivise con Milano – e Sondrio, unica provincia interamente appartenente alla diocesi lariana). Sul suo territorio vivono più di mezzo milione di abitanti, in gran parte battezzati (una diocesi non grandissima per numero di abitanti, ma neppure piccolina, pur sempre la quarta in Lombardia). Rispetto a Milano, che ha ca. 5.000.000 di ab. e poco più di 1.100 parrocchie, le parrocchie della diocesi comense sono 338, quindi (balza all’occhio), si tratta di parrocchie mediamente più piccole, non essendoci agglomerati urbani vasti; la diocesi conta poi distanze da percorrere notevoli (Cittiglio-Livigno, 4-5 h), in un contesto infrastrutturale complicato dato anche dalla natura morfologica complessa (Alpi, lago, ecc.). Continua a leggere

Calvino, anche una theologia cordis?

da Settimananews.it, la storica rivista di attualità, pastorale, teologia dei dehoniani.

In quale forma si può parlare adeguatamente di quell’insieme di eventi, storici e teologici, che poniamo comunemente sotto il nome di Riforma – al singolare, dunque? Anche il Giubileo per i suoi 500 anni ne ha indotto un’accezione singolare, legandola al gesto (simbolico) di una persona (Lutero). La singolarizzazione permette non solo la databilità, con tutto quello che essa comporta, ma assicura anche un’origine.

E, insieme all’origine, permette il dispiegarsi di una tradizione in un qualche modo normativa per i tempi a venire. Eppure ci si può domandare se gli inizi simbolici della Riforma coincidano con la Riforma stessa, così da poterla rubricare in forma prettamente singolare. In secondo luogo si pone la questione se questi inizi (paradossalmente al plurale) rappresentino da sé l’origine di quel singolare che chiamiamo Riforma. Forse, quell’origine è più complessa ed eccede sempre di nuovo la Riforma stessa; cosa che credo sia pertinente sotto un punto di vista storico, ma potrebbe esserlo anche in prospettiva teologica e di storia (cristiana) della salvezza. Continua a leggere

Destra cattolica: l’“opzione Benedetto”

da Settimananews.it, la storica rivista di attualità, pastorale, teologia dei dehoniani.

Opzione Benedetto: l’espressione indica un nuovo indirizzo della destra cattolica statunitense che sta muovendo le acque del cattolicesimo tradizionale, anche in Europa. Il processo di secolarizzazione non è più contenibile, il destino dell’Occidente è l’ateismo, non c’è più alcuna istituzione politica in grado di frenare il processo. È opportuna una «ritirata strategica», simile a quella compiuta da Benedetto da Norcia e dal monachesimo occidentale che, nel contesto del cenobio, ha custodito la cultura antica e ha avviato la nuova civiltà occidentale.

Il libro di Rod Dreher, L’opzione Benedetto: una strategia dei credenti in una nazione post-cristiana, è uscito in contemporanea nel 2017 negli Stati Uniti e in Francia (col titolo: Come essere cristiani in un mondo che non lo è più: la sfida Benedetto). Si annuncia un’edizione in tedesco. Continua a leggere

Il “patto delle catacombe”. L’impegno di una cinquantina di vescovi per una Chiesa povera e dei poveri

Avvicinandosi la prima giornata mondiale dei poveri …

Il 16 novembre del 1965, pochi giorni prima della chiusura del Concilio Vaticano II, una cinquantina di padri conciliari celebrarono un’Eucaristia nelle Catacombe di Domitilla. Era il gruppo dei vescovi della “Chiesa dei poveri” che alla fine del Concilio decisero di scendere nelle catacombe, simbolicamente “ai margini”, per firmare il “Patto delle Catacombe”. I firmatari si impegnavano personalmente a vivere da chiesa “povera e dei poveri”, ed hanno poi vissuto questo impegno fino in fondo con scelte concrete. Erano una cinquantina, all’inizio, sugli oltre duemila vescovi che si riunirono a Roma per il Concilio Vaticano II. In pochi anni arrivarono a superare quota 500.

Tra i firmatari, nomi noti come dom Hélder Câmara, arcivescovo di Recife (Brasile), l’arcivescovo di Nazaret, Hakim, Massimo IV, patriarca di Antiochia, Leonidas Proaño, vescovo di Riobamba (Ecuador), famoso per la sua difesa dei campesinos; Enrique Angelelli, ausiliare di Cordoba (Argentina), ucciso durante la dittatura e punto di riferimento per l’allora padre Jorge Mario Bergoglio; il vescovo di Tournai (Belgio), Charles-Marie Himmer, che tenne l’omelia quel giorno. Alcuni sono ancora in vita: l’allora ausiliare di Bologna Luigi Bettazzi, poi vescovo a Ivrea, e José Maria Pires, arcivescovo emerito di Paraiba, in Brasile. Variopinta la provenienza dei firmatari: Cina, Corea del Sud, Zambia, Gibuti, Indonesia, Algeria, Cuba, l’allora Jugoslavia, Canada, Francia, Grecia, Spagna, e altri. Nessun presule dagli Usa. Continua a leggere

“Chiesa e povertà”, l’intervento del card. Lercaro al Concilio sulla Chiesa povera e dei poveri

Avvicinandosi la prima giornata mondiale dei poveri …

L’espressione Chiesa dei poveri non è estemporanea ma ha una sua precisa collocazione ecclesiale: prende ispirazione da un passaggio del radiomessaggio dell’11 settembre 1962 di Giovanni XXIII: «In faccia ai paesi sottosviluppati la chiesa si presenta quale è e vuole essere, come la Chiesa di tutti, e particolarmente la Chiesa dei poveri». Si tratta del Radiomessaggio rivolto da papa Roncalli ai fedeli di tutto il mondo un mese prima dell’inizio del Concilio Ecumenico Vaticano II. Giovanni XXIII mutua l’espressione “Chiesa dei poveri” dal cardinale Suenens che nel luglio del 1962 gli aveva sottoposto un “progetto” per il concilio. È un pronunciamento ricco di significato che, assieme al rilevante e autorevole discorso d’apertura Gaudet mater ecclesia dell’11 ottobre 1962, avrà una grande ripercussione sui lavori conciliari.

Il cardinale Giacomo Lercaro, arcivescovo di Bologna, esperto liturgista e noto per aver scelto di condividere la sua casa con giovani lavoratori e studenti bisognosi (la cosiddetta “Famiglia” del cardinale), nonostante fosse impegnato sul fronte dello schema liturgico, sostenuto da don Giuseppe Dossetti, il 6 dicembre 1962 decise di intervenire durante la 35a CG pronunciando un famoso discorso dove espose il problema dell’identità della Chiesa in una prospettiva inattesa. Respingendo in toto lo schema preparatorio, affrontò con vigore la povertà della Chiesa, proponendo una visione essenzialmente biblica della Chiesa stessa e suggerendo che tutta la trattazione fosse finalizzata al superamento della drammatica alterità dell’epoca contemporanea tra la Chiesa e l’immenso popolo dei poveri. Continua a leggere

Il significato dell’icona nel mondo cattolico. Intervista di Tudor Petcu a Emanuela Fogliadini

Un’intervista a cura del dott. Tudor Petcu, scrittore e ricercatore rumeno e nostro collaboratore. L’argomento: la crisi dell’arte sacra occidentale e la diffusione dell’icona nel mondo cattolico. L’intervistata: la professoressa Emanuela Fogliadini, teologa e storica del cristianesimo; è docente di Storia della Teologia dell’Oriente cristiano presso la Facoltà Teologica dell’Italia Settentrionale e Teologia ortodossa presso l’Istituto Superiore di Scienze Religiose di Milano e Pavia. Dal 2015 è Coordinatore delle attività culturali della Fondazione Ambrosiana Paolo VI. Il suo campo di ricerca è principalmente la teologia dell’immagine sacra e l’iconografia del mondo bizantino e dei cristianesimi orientali, declinata nel suo contesto storico e nel legame con la riflessione teologica. Ha pubblicato Il volto di Cristo. Gli Acheropiti del Salvatore nella Tradizione dell’Oriente cristiano; L’immagine negata. Il concilio di Hieria e la formalizzazione ecclesiale dell’iconoclasmo; L’invenzione dell’immagine sacra. La legittimazione ecclesiale dell’icona al secondo concilio di Nicea per Jaca Book; Parola e immagine tra Oriente e Occidente per EDB; L’icona. La bellezza rivelata per Edizioni Biblioteca francescana; con François Bœspflug, Ressuscité. La Résurrection du Christ dans l’art per MamE.

Continua a leggere

Perché gli ortodossi si fanno il segno della croce “al contrario”?

da Aleteia.org, Rete Globale Cattolica.

Il segno della croce è il gesto col quale i cristiani significano la benedizione della propria persona nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Pratiche analoghe sono note in altre religioni, e del resto è difficile non vedere in alcune tradizioni giudaiche la prefigurazione di questo tanto particolare simbolo cristiano, manifestazione fisica e visibile di un cammino spirituale e personale. Tale pratica apparve verosimilmente molto presto nella storia del cristianesimo, e colpisce constatare come la sua evoluzione abbia seguito quella della Chiesa, in particolare lo scisma tra Oriente e Occidente, poiché due maniere di segnarsi distinguono ormai i cristiani cattolici e quelli ortodossi. Continua a leggere

mondo…

da Moked.it, il portale dell’ebraismo italiano.

Questo mondo non è l’unico mondo possibile.
Questo mondo non è il migliore dei mondi possibili.
Questo è un mondo migliorabile.
Per questo motivo sta a noi migliorarlo. Continua a leggere

e per il 400 anni?

da Pastoredarchino.ch, pastore D’Archino blog personale di Stefano, pastore evangelico riformato.

Può essere interessante leggere cosa avevano scritto al tempo dei 400 anni dall’inizio della Riforma. Ecco allora qui di seguito il messaggio “Per commemorare il IV° centenario della Riforma 31 ottobre 1917” da parte della Chiesa Cantonale dei Grigioni. Era un anno del tutto particolare, la prima guerra mondiale infuriava intorno alla Svizzera, e certo il testo non era di esultanza, ma di forte preoccupazione per la follia mondiale e di chiamata a riconoscere i propri errori. Continua a leggere

La Rivoluzione russa e il Cristianesimo

da Riforma.it, il quotidiano on-line delle chiese evangeliche battiste, metodiste e valdesi in Italia.

Cento anni dopo la Grande Rivoluzione di ottobre (ma, in Occidente – con il calendario gregoriano – era già novembre!), lasciando sullo sfondo gli enormi problemi geopolitici e sociali che ne seguirono per la Russia, e per il mondo, vediamo con rapidi flash le conseguenze di quegli eventi per il Cristianesimo, ieri e oggi, in quell’immenso paese. Continua a leggere