I Testimoni di Geova si raccontano. Intervista di Tudor Pectu all’Ufficio informazione pubblica della Congregazione Cristiana dei Testimoni di Geova

Questa volta il dott. Tudor Pectu, nostro collaboratore e studioso di filosofia delle religioni, pone alcune domande all’Ufficio informazione pubblica della Congregazione Cristiana dei Testimoni di Geova. Ne esce l’interessante racconto delle origini e della storia dei Testimoni di Geova in Italia.

1a) Le chiedo innanzitutto di dirmi quali sarebbero i più importanti aspetti che dovremmo conoscere per quanto riguarda la storia dei Testimoni di Geova in Italia.

Nel 1891 Charles Taze Russell, il primo presidente della Watch Tower Society, arrivò a Pinerolo, una cittadina vicina a Torino. In quell’occasione o poco dopo, incontrò Daniele Rivoire, un valdese, insegnante di lingue. Insieme alla moglie, Rivoire si interessò vivamente di tradurre e divulgare il messaggio della Bibbia spiegato nelle pubblicazioni della Watch Tower. Nel 1908 si formò la prima congregazione dei Testimoni di Geova in Italia, che teneva le proprie riunioni a Pinerolo e nella vicina San Germano Chisone. Quando nel maggio del 1915 l’Italia entrò in guerra, iniziarono le difficoltà particolarmente per un Testimone di nome Remigio Cuminetti. Fu chiamato per il servizio militare, ma decise di mantenersi neutrale. Per questo fu processato dal Tribunale Militare di Alessandria. Passò diversi mesi fra carcere e manicomio, visto che alcuni lo ritenevano pazzo per il suo rifiuto di unirsi all’esercito, ma sostenne sempre la neutralità cristiana. Probabilmente fu il primo obiettore di coscienza dell’Italia moderna. Dal 1918 al 1935 rientrarono in Italia diversi emigrati che erano diventati Testimoni di Geova in Belgio, Francia, Stati Uniti e Svizzera. Questi e altri Testimoni percorsero migliaia di chilometri per portare il messaggio della Bibbia in altre regioni d’Italia. Nel 1919 fu aperto a Pinerolo un ufficio che soprintendesse alle attività dei Testimoni in Italia. Nel 1929 il governo fascista stipulò i Patti Lateranensi, che concedevano eccezionali privilegi alla Chiesa cattolica. Così iniziò un triste periodo di repressione della libertà religiosa: diversi Testimoni furono querelati, arrestati, minacciati col confino e maltrattati in molti altri modi. Nel 1932 l’ufficio si trasferì a Milano, ma la polizia lo fece chiudere pochi mesi dopo “per salvaguardare il prestigio e la dignità della Chiesa Cattolica in virtù dei Patti Lateranensi”. Nel 1940 i Testimoni di Geova vennero messi al bando. Molti finirono in prigione. Dopo la caduta del fascismo, venne riaperta una filiale a Milano. Nel 1946 i Testimoni in Italia erano 120. Il 27 dicembre 1947 fu promulgata la Costituzione della Repubblica Italiana con cui venivano riconosciuti alcuni diritti basilari completamente calpestati sotto la dittatura e che riguardavano da vicino l’opera di evangelizzazione svolta dai Testimoni. Ma i problemi non finirono: la Chiesa Cattolica fece di tutto per espellere i missionari Testimoni e per intralciare le pacifiche riunioni religiose dei Testimoni. Inoltre per i sempre più numerosi giovani Testimoni la leva militare obbligatoria costituiva un problema. Essendo obiettori di coscienza, i Testimoni venivano processati e condannati a vari anni di reclusione. (Fortunatamente dal 1995 molti Testimoni poterono svolgere, al posto del servizio militare, il cosiddetto servizio civile. Nel 2000, infine, lo Stato Italiano abolì il servizio obbligatorio di leva.) Nel 1972 i Testimoni di Geova costruirono una sede nazionale a Roma (già dal 1948, comunque, il loro ufficio era stato trasferito a Roma). Nel 1973 il numero di Testimoni di Geova in Italia era salito a 30.000 e, nel 1982, a 98.000. Nel 1976 i Testimoni di Geova in Italia ottennero un primo riconoscimento, per cui poterono nominare ministri di culto autorizzati a celebrare matrimoni e in seguito ministri di culto incaricati di fornire assistenza religiosa ai detenuti nelle carceri.
Finalmente nel 1986 lo Stato italiano riconobbe l’ente esponenziale dei Testimoni di Geova, la Congregazione Cristiana dei Testimoni di Geova (con Decreto del Presidente della Repubblica del 31 ottobre 1986, n. 783). Oggi ci sono in Italia oltre 250.000 Testimoni di Geova, organizzati in circa 3.000 congregazioni. L’Italia è il quinto paese nel mondo per numero di Testimoni, e il primo paese in Europa (https://www.jw.org/it/testimoni-di-geova/nel-mondo/IT/).

1b) Dall’altra parte, mi piacerebbe sapere perché il vero nome di Dio è Geova, il nome col quale egli stesso scelse di essere identificato. Ho spesso sentito che fra gli ebrei si diffuse una superstizione secondo cui questo nome non doveva essere pronunciato, per questo le pongo anche una tale domanda.

Nel corso di alcuni secoli si diffuse nel giudaismo la superstizione, o opinione errata, secondo cui era sbagliato pronunciare ad alta voce il nome di Dio. A un certo punto pare che quando il Tetragramma1 ( יהוה ) veniva copiato vi si aggiungessero le vocali delle espressioni sostitutive. Per questo motivo i manoscritti contenenti quei punti vocalici2 non permettono di stabilire l’originaria pronuncia del nome in ebraico. Eppure Dio stesso volle che gli scrittori della Bibbia usassero il suo nome (Salmo 83:18; Gioele 2:32). Perché la Traduzione del Nuovo Mondo in italiano usa la forma “Geova”? La ragione è che questa forma del nome divino è da lungo tempo nota e diffusa nella lingua italiana. Una delle prime Bibbie in italiano a usare il nome divino fu una traduzione di Antonio Brucioli (1540). In Esodo 6:3 vi troviamo la forma “IEOVA”. Commentando questo stesso versetto, il Brucioli ebbe a dire: “IEOVA è il sacratissimo nome di Iddio” (Commento in tutti i Sacrosanti libri del Vecchio, & Nuovo Testamento, Venezia, 1546). In una revisione della versione del Brucioli, stampata nel 1562, il nome di Dio ricorre decine di volte nelle forme “Iehova” e “Iehovah”. Va notato che il passaggio da Ieova, e simili, alla più recente forma Geova è il risultato di un comune adattamento fonetico della lingua italiana. Un dizionario infatti alla voce “Geova” afferma: “Adattamento fonetico e grafico di Iehova (o Iehovah o Iehouah), forma molto diffusa nella cultura ital. e europea, a partire dal 16° sec.” (Treccani.it). Nella prima edizione della traduzione di Giovanni Diodati del 1607, una nota a Esodo 3:14 menzionava il nome divino nella forma “Iehova”. Antonio Martini (XVIII secolo) in una nota a Esodo 3:14, 15 in merito al nome divino spiegava: “I più lo pronunziano Jehovah”. In una traduzione dei Salmi del 1883, il gesuita Carlo Maria Curci affermava a proposito del nome divino: “Ora il Ieova, il Dio d’Israello è l’unico vero Dio” (Salterio volgarizzato dall’ebreo ed esposto in note esegetiche e morali). A oggi ci sono varie versioni italiane che usano una qualche forma del nome di Dio nelle Scritture Ebraiche (Jahve, Jahweh, Jahvé, Iavè). Ad ogni modo, il punto davvero importante non è l’esatta pronuncia, bensì il riconoscimento che si tratta di un nome proprio, non semplicemente di un titolo appellativo come “Signore”. (Queste informazioni sono tratte dall’opuscolo “Una guida per lo studio della Parola di Dio”. Ecco la versione in romeno: https://www.jw.org/finder?pub=sgd&wtlocale=M&srcid=share, dove ovviamente non si ritrovano i dati riguardanti specificamente le versioni in italiano.)

2) Si può dire che i Testimoni di Geova hanno contribuito da un certo punto di vista a un risveglio spirituale in Italia? Se sì, cosa potrebbe dirmi su questo risveglio di cui parlo?

Di certo i Testimoni di Geova hanno aiutato molti a soddisfare i loro bisogni di natura spirituale. In un’occasione lo scrittore cattolico Vittorio Messori, pur non essendo d’accordo con gli insegnamenti dei Testimoni, scrisse: “La lettura della Bibbia fatta dai Testimoni di Geova risponde evidentemente a bisogni autentici che altre teologie non soddisfano più” (Scommessa sulla morte. La proposta cristiana: illusione o speranza?, SEI, Torino, 1982, pp. 244-5). Nel numero del 18 febbraio 1984, il periodico gesuita La Civiltà Cattolica scrisse che un “motivo del successo dei TdG sta nella forza di attrazione che esercita il messaggio geovista‚ per il fatto di rispondere a taluni bisogni‚ esigenze e attese degli uomini del nostro tempo. Anzitutto‚ esso risponde al bisogno di certezze‚ molto sentito in un momento in cui tutto è incerto e vacillante. […] Soprattutto‚ è rivelazione assolutamente certa del futuro‚ per cui chi lo accetta si libera da ogni paura e ansietà e può guardare al domani con gioia‚ nella sicurezza di scampare alla rovina nel giorno tremendo del giudizio di Dio sul mondo malvagio e di vivere eternamente felice su questa terra”. Sull’effetto del conoscere la Bibbia in chi diventa Testimone di Geova, il gesuita Virginio Rotondi scrisse: “I ‘convertiti’ si mettono poi anch’essi e ben presto a ‘fare’, a ‘proclamare’ quel che hanno appreso; e dovunque. Devo, paradossalmente, ammettere che in quei cristiani si verifica un innegabile fenomeno di crescita” («Così, semplicemente», in Il Tempo, 8 ottobre 1978).

3) Ora, le sarei grato se potesse parlarmi sui più importanti rappresentanti dei Testimoni di Geova in Italia durante la loro storia e quando dico “i più importanti rappresentanti”, voglio senz’altro riferirmi ai martiri dei Testimoni di Geova in Italia.

Nelle risposte alle domanda 1a e 4 si menzionano alcuni nostri fratelli e sorelle in fede che hanno contribuito a diffondere la conoscenza della Parola di Dio in Italia. Ce ne sarebbero molti altri, ma invece di concentrarci su di loro preferiamo dare onore a Dio, perché è Lui “che fa crescere” (1 Corinti 3:6, 7).

4) Poiché le avevo proposto di parlare sulla storia dei Testimoni di Geova in Italia, credo che dobbiamo prendere in considerazione anche la loro sofferenza durante il regime fascista, il cui più importante rappresentante fu Benito Mussolini. Allora, che cosa potrebbe dirmi su questo soggetto?

L’11 febbraio 1929 fu stipulato il Concordato fra regime fascista e Chiesa Cattolica che segnò l’inizio di una dura oppressione delle minoranze religiose. Le persecuzioni aumentarono: il Concordato assicurava alla Chiesa cattolica l’esclusiva della propaganda religiosa. Il primo documento comprovante le indagini della polizia fascista sui testimoni di Geova è del marzo 1924. Non per questo comunque, i Testimoni di Geova rinunciarono all’azione: dovettero però diffondere il loro materiale in forma clandestina. (Paolo Piccioli, Il prezzo della diversità, pag. 72, Jovene Editore). Tentando di arginare questo fenomeno, il Ministero dell’Interno strinse i tempi e nell’ottobre del 1929 inviò ai vari Prefetti d’Italia una circolare per aprire le indagini sul conto degli abbonati alla Torre di Guardia. In quel tempo le autorità si limitavano a indagare e a sequestrare la stampa trovata nelle abitazioni senza però arrestare gli Studenti Biblici. Le cose però andarono via via peggiorando. In un discorso pronunciato nel 1934, Mussolini disse: “L’unità religiosa è una delle grandi forze di un popolo. Comprometterla o anche soltanto incrinarla è commettere un delitto di lesa-nazione”. L’evangelizzazione dei Testimoni di Geova alla luce di simili affermazioni veniva considerata un delitto contro la sicurezza e l’integrità della nazione italiana: doveva essere immediatamente soppressa e gli autori puniti per aver commesso questo “gravissimo” reato.

Nel 1935 il Ministero dell’Interno, Direzione Generale dei Culti, con circolare del 9 aprile, nel mettere al bando le “associazioni pentecostali” e vietare le loro riunioni e le loro attività, applicò le restrizioni anche ai Testimoni di Geova. Gli effetti di quella circolare furono immediati. Dal 1935 la persecuzione che fino a quel momento si era limitata a perquisizioni domiciliari e al sequestro di pubblicazioni religiose, divenne molto più dura. I motivi di questo inasprimento si possono forse desumere dalla sentenza con cui nel 1940 il Tribunale Speciale condannò 26 testimoni di Geova. Vi si legge che l’impegno decisamente pacifico dei Testimoni fu considerato «attività antinazionale svolta, specialmente, in occasione della campagna d’Africa (manifesta ostilità all’offerta dell’oro; al nostro intervento armato; ecc.)». In quel periodo di frenesia nazionalistica i testimoni di Geova furono quindi duramente colpiti. Iniziarono gli arresti da parte delle forze dell’ordine. I Testimoni venivano portati via immediatamente, ovunque si trovassero, a casa o nei campi, ammanettati come delinquenti, strappati all’affetto della famiglia e spesso gettati in carcere. Tutto ciò avvenne senza alcun processo. Rimasero in carcere o furono confinati in colonie agricole, lontani dalle loro abitazioni. Ci sono prove documentarie che Mussolini seguiva personalmente la repressione del proselitismo, soprattutto per quanto riguarda i testimoni di Geova. Su diverse proposte di assegnazione al confino e su altre proposte punitive era infatti apposta col timbro una frase, «Presi gli ordini da S.E. il Capo del Governo» (Mussolini: ndr), o «Presi gli ordini dal Duce» (Mussolini: ndr), con la sigla del Capo della polizia Bocchini in segno di approvazione della proposta. Una cosa è certa: Mussolini seguiva con attenzione e interventi personali la repressione di tutte le opposizioni (Paolo Piccioli, Il prezzo della diversità, pagg. 72-75, Jovene Editore).

I fatti documentati indicano inequivocabilmente che tra i gruppi religiosi i testimoni di Geova furono i più perseguitati dal regime fascista, che li considerava «i più pericolosi» per due motivi fondamentali. Primo, erano il gruppo che si impegnava sistematicamente nell’evangelizzazione pubblica, opera duramente avversata dalle gerarchie ecclesiastiche. Secondo, a motivo della loro neutralità politica e militare denunciarono, senza peli sulla lingua, che tutti i regimi dittatoriali erano “espressioni del dominio del Diavolo”, cosa che fece scatenare Mussolini e il suo contorno. Subito dopo la circolare del 22 agosto 1939 scattarono le indagini disposte dal Ministero dell’Interno contro le «sette» considerate «pericolose» dal regime. L’O.V.R.A.3 dispiegò tutte le sue forze per reprimere questi gruppi. Uno dei responsabili di zona dell’O.V.R.A., Pasquale Andriani, venne specificamente incaricato di coordinare le indagini sui testimoni di Geova in tutto il territorio nazionale. Stava per iniziare quella che lo storico Giorgio Rochat ha chiamato la «grande caccia ai testimoni di Geova» o «la grande retata», a cui parteciparono anche i carabinieri e la polizia a disposizione di Questori e Prefetti di tutto il paese. Le operazioni che portarono alla «grande retata» iniziarono a fine ottobre e si conclusero verso la fine di dicembre. Circa trecento persone furono interrogate dalla polizia, inclusi individui che semplicemente erano abbonati alla Torre di Guardia o erano in possesso di altre pubblicazioni della Watch Tower Society. Circa 150 fra uomini e donne furono arrestati e condannati, fra cui 26, ritenuti i maggiori responsabili, vennero deferiti al Tribunale Speciale. Furono condannati tutti e 26, da un minimo di 2 anni di reclusione a un massimo di 11, per un totale di 186 anni e 10 mesi. La sentenza del Tribunale Speciale era definitiva, quindi inappellabile. La maggioranza dei condannati furono liberati dopo la caduta del fascismo nell’agosto 1943. Il trattamento nelle prigioni e nei luoghi di confino dove vissero i Testimoni era molto duro. Mariantonia Di Censo e Maria Pizzato in carcere presero la pleurite. Girolamo Sbalchiero vi perse 28 denti, ciò che gli causò un forte deperimento organico. Vincenzo Pizzoferrato, già affetto da nefrite cronica, ebbe in carcere un infarto polmonare. Al confino Elisabetta Di Censo prese la malaria. Anche Aldo Fornerone vi contrasse lo stesso male. (Materiale tratto da: Paolo Piccioli, Il Prezzo della diversità, pp. 72-95)

5) Le chiedo anche di farmi sapere quali sarebbero i più importanti scritti sulla storia dei Testimoni di Geova in Italia e dove possiamo trovarli?

Annuario dei Testimoni di Geova 1983, Watch Tower Bible and Tract Society of Pennsylvania, 1982, pp. 113-256.

Paolo Piccioli, Il Prezzo della diversità, Napoli, 2010, Jovene Editore.

6) Come si intende esattamente la morale dal punto di vista dei Testimoni di Geova?

Per la risposta a questa domanda, le segnaliamo i seguenti due articoli del nostro sito ufficiale. Ne esiste una versione anche in romeno (basta cambiare la lingua):

https://www.jw.org/it/pubblicazioni/riviste/wp20130701/religione-e-valori-morali/ https://www.jw.org/it/pubblicazioni/riviste/wp20090801/buona-religione-promuove-norme-moralielevate/#?insight[search_id]=86836a2a-2b25-4b0d-98d00f0cb757b485&insight[search_result_index]=4

1Nei manoscritti ebraici più antichi compare il nome scritto con quattro consonanti, comunemente chiamato il Tetragramma (dal gr. tètra, “quattro”, e gràmma, “lettera”). Queste quattro lettere (scritte da destra a sinistra) sono יהוה e si possono traslitterare con le lettere YHWH (o JHVH).

2 Ovvero punti e trattini posti sopra e sotto le consonanti che fungevano da guida per la vocalizzazione.

3 Acronimo per Opera Vigilanza Repressione Antifascismo (la Polizia segreta fascista).

 

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