Una Chiesa Ortodossa dalle radici italiane.

Scopriamo, grazie all’intervista del dott. Tudor Pectu, una vicenda e una realtà ecclesiale sconosciuta ai più: la Chiesa ortodossa in Italia e la vita del suo fondatore il metropolita Antonio De Rosso. La Chiesa ortodossa in Italia è una giurisdizione ecclesiastica cristiana ortodossa occidentale fondata nel 1991 e che si propone di essere una chiesa nazionale ortodossa per l’Italia. Il primate della Chiesa ha il titolo di Arcivescovo di Ravenna e di L’Aquila e Metropolita d’Italia. Questa Chiesa, non in comunione con il Patriarcato ecumenico di Costantinopoli, ha vissuto vari scismi e ramificazioni (per approfondimenti Cesnur.com)  e l’ufficio della Chiesa ortodossa in Italia interpellato da Tudor Pectu per questo articolo fa capo alla comunità che dal 2013 è nota anche come Chiesa vecchio-cattolica in Italia. L’intervista ha il merito di mettere in evidenza il ruolo e la personalità del metropolita Antonio De Rosso (Farra di Soligo, 8 febbraio 1941 – Aprilia, 20 febbraio 2009) nella riscoperta e nella promozione di una spiritualità Ortodossa dalle radici italiane. 

Prima di tutto, vorrei che Lei ci dicesse qualcosa sulla storia della Chiesa Ortodossa in Italia. Cosa è importante sapere sull’evoluzione dell’Ortodossia in Italia e qual è l’importanza della figura Metropolita Antonio De Rosso per l’Ortodossia italiana?

La Chiesa Ortodossa esiste in Italia fin dal tempo degli Apostoli: il Metropolita Antonio De Rosso, di beata memoria, non ha fatto altro che ricostituire formalmente la Chiesa Ortodossa in Italia, che era stata soppressa nel XVI secolo dal Cardinale Giulio Antonio Santori e dalla Congregatio pro Reformatione Graecorum, da lui diretta e creata alcuni anni prima allo scopo di sottomettere all’autorità dei vescovi latini le comunità di ortodossi italiani (chiamati appunto Graeci), presenti soprattutto in Sicilia e al Sud. La storia della Chiesa Ortodossa in Italia è stata travagliata anche dopo la sua rifondazione, avvenuta nel 1991: nel giro di un paio d’anni, il Metropolita Antonio era riuscito a portare la Chiesa alle dipendenze del Patriarcato canonico di Bulgaria, ma poco dopo purtroppo la Chiesa fu coinvolta nella spaccatura verificatasi in seno all’episcopato bulgaro. Al di là di queste vicende giurisdizionali, l’importanza del Metropolita Antonio De Rosso per l’Ortodossia italiana è stata enorme, dal momento che egli ha rappresentato il primo vescovo canonico a porre la questione della necessità di una Chiesa Ortodossa italofona e aperta ai fedeli italiani.

Il Metropolita Antonio è stato ordinato sacerdote cattolico romano nel 1968, ma alcuni anni più tardi si è convertito all’Ortodossia. Perché egli ha scelto di diventare ortodosso?

Il Metropolita Antonio alla fine degli anni Settanta ebbe una crisi che mise in discussione la sua adesione alla Chiesa Cattolica Romana: egli non riusciva ad accettare l’infallibilità del Papa come dogma di fede, dal momento che non trovava alcun riscontro nelle Scritture. Egli in quel momento aveva importanti incarichi in seno alla Conferenza Episcopale Italiana e conosceva personalmente Paolo VI, il pontefice dell’epoca. Peraltro, egli era stato ordinato sacerdote da mons. Albino Luciani (futuro Papa Giovanni Paolo I), quando era vescovo di Vittorio Veneto. Dunque, uscire dalla Chiesa Cattolica Romana significava per l’allora padre Antonio rinunciare ad una posizione di prestigio ed alla sicurezza economica: mons. De Rosso però decise di seguire la sua coscienza ed abbandonò la Chiesa latina, trovandosi da un giorno all’altro a vivere in totale povertà e costretto a bere l’acqua delle fontane di Roma per cercare di placare i morsi della fame. Poco dopo entrò in una Chiesa vetero-cattolica non legata ad Utrecht e riuscì, con l’aiuto di alcuni fedeli, a fondare a Fiumicino la Comunità ecumenica di Cristo Salvatore. Divenne vescovo vetero-cattolico, ma con la convinzione che il vero vetero-cattolicesimo fosse un’Ortodossia di rito occidentale; per questo nel 1984 fece aderire la sua comunità alla Chiesa Ortodossa, trasferendosi ad Aprilia dove fondò un nuovo monastero a Campo di Carne.

Qual è, secondo Lei, il più importante messaggio spirituale lasciato dal Metropolita Antonio De Rosso e perché?

Il più importante messaggio spirituale del Metropolita Antonio è sintetizzato dal suo costante invito a vivere la fede in modo schietto, senza compromessi e senza ipocrisie, in modo tale da rendere credibile la testimonianza di un’Ortodossia evangelizzatrice in Occidente. Egli ripeteva sempre questo, perché spinto dalla necessità di combattere ogni forma di filetismo, di settarismo e di asserita intransigenza, persuaso che il rigore teologico e dottrinale non viene scalfito se la Chiesa rammenta di dover prima di tutto amministrare la misericordia.

Qual è l’importanza della personalità del Metropolita Antonio De Rosso nel mondo ortodosso e quali erano i suoi rapporto con le altre Chiese Ortodosse?

L’importanza del Metropolita Antonio, come già detto, è di grandissimo rilievo, dato che nessuno a parte lui ha mai tentato di creare una Chiesa Ortodossa saldamente radicata nella cultura e nel patrimonio cristiano d’Italia. Egli aveva ottime relazioni con i pastori di diverse Chiese ortodosse, in primo luogo con il Patriarca Diodoro di Gerusalemme ed il suo successore Ireneo, ma anche con il Patriarca Filarete di Kiev e l’Arcivescovo Stefano di Ocrida e di tutta la Macedonia.

Chi sono i santi ortodossi italiani più importanti? Come è possibile comprendere appieno la tradizione dell’ortodossia italiana?

Sono santi della Chiesa Ortodossa tutti i santi italiani vissuti dal I secolo d.C. fino al 1054 ed anche alcuni santi vissuti negli anni successivi. Senza voler fare un torto ad alcuno, meritano di essere ricordati San Benedetto da Norcia e sua sorella Santa Scolastica, così come San Gregorio Magno, grande Papa ortodosso di Roma ed autore dei celebri Dialoghi. Ma occorre menzionare anche San Nilo da Rossano, monaco calabrese fedele al rito greco, nonché San Giovanni Scolarici, un prete ortodosso siciliano martirizzato nel 1544 insieme al figlio Giuseppe dai pirati musulmani, mentre cercava di portare in salvo le Sacre Specie. In particolare, la devozione a San Giovanni e San Giuseppe Scolarici si deve proprio grazie al Metropolita Antonio De Rosso, che ne riscoprì l’eroica testimonianza di fede. Per capire al meglio l’Ortodossia italiana occorre dunque tenere presente che l’Italia è stata una terra di santi ortodossi fino al 1054 e, per quanto riguarda la Sicilia e le regioni del Sud anche oltre, dato che solo nel XVI secolo la Controriforma riuscirà a sottomettere le ultime comunità ortodosse rimaste.

Cosa significa per Lei essere un  ortodosso italiano?

Essere un ortodosso italiano significa semplicemente essere fedele alla religione dei propri antenati e ad un patrimonio che appartiene al popolo italiano, anche se non sempre la gente è consapevole di tale retaggio. Dunque la testimonianza che noi offriamo è molto importante, dal momento che permette a molti italiani di riconnettersi con la storia di un paese che era ortodosso e rappresentava il centro dell’Ortodossia in Europa occidentale, grazie anche ad alcuni grandi Papi di Roma, che all’epoca portavano il titolo di Patriarchi d’Occidente.

Cosa può dire la Chiesa Ortodossa alla società italiana? Quali prospettive di sviluppo ci sono per l’Ortodossia in Italia nel futuro?

Il nostro messaggio per la società italiana è quello di ritornare alle fede dei nostri padri, vivendola con semplicità e con la consapevolezza del ruolo che si può avere nella rievangelizzazione dell’Occidente. Ormai anche l’Italia è terra di missione e, per diventare più forti, abbiamo bisogno di sacerdoti volenterosi, con tanto zelo ed assistiti da famiglie amorevoli.

Può descrivere le relazioni tra gli ortodossi italiani e le altre Chiese Ortodosse? Quali sono i Suoi rapporti con la Chiesa Cattolica?

Le relazioni con le altre chiese ortodosse sono state talvolta rese difficili dal fatto che la maggior parte delle giurisdizioni presenti in Italia considerano l’Ortodossia alla stregua di una cappellania per stranieri e la presenza di fedeli italiani come qualcosa di sconveniente che può disturbare il Vaticano. Eppure, il Metropolita Antonio De Rosso aveva buoni rapporti con la Chiesa Cattolica Romana, che anzi, in una pubblicazione della Conferenza Episcopale Italiana lo ha lodato, parlando di un sacerdote ortodosso del Lazio che aiutava ed accoglieva gli immigrati provenienti dalla Romania. Quindi, come si vede, offrire l’assistenza religiosa agli stranieri che arrivano in Italia può andare di pari passo anche con la prospettiva di costruire un’Ortodossia italiana. Recentemente, il nostro attuale vescovo ha incontrato il Metropolita Cleopa del Patriarcato Ecumenico, che ha espresso parole molto affettuose nei nostri confronti.

Quali libri possiamo leggere per conoscere meglio l’Ortodossia in Italia?

Per conoscere meglio l’Ortodossia italiana, consiglierei un libro, che si intitola “Il Sommo Inquisitore. Giulio Antonio Santori tra autobiografia e storia”, scritto da Saverio Ricci, studioso del pensiero filosofico. Lì è possibile verificare quali e quante siano state le testimonianze coraggiose di italiani che non volevano abbandonare la fede ortodossa, aiutati da vescovi provenienti dalla Grecia che, tra tanti pericoli, venivano in Italia ad ordinare i sacerdoti ed amministrare i sacramenti. Per capire lo sforzo di rimettere in piedi un’Ortodossia italiana, occorre dunque partire da questi impavidi testimoni della fede, di cui come ortodossi italiani non possiamo che andare orgogliosi.

 

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