Papa Wojtyla: novità, pregi e limiti del ministero del primo papa dell’Europa orientale. Intervista di Tudor Petcu a Luigi Accattoli

Il nostro collaboratore, il dott. Tudor Petcu, si occupa del primo papa slavo della storia, Giovanni Paolo II, intervistando il famoso scrittore e giornalista Luigi Accattoli, autore di numerosi libri sul cristianesimo e anche sulla figura di Karol Wojtyla. Rimandiamo per la scheda biografica di Luigi Accattoli e per conoscerlo ancora meglio al suo blog Luigiaccattoli.it.

Prima di tutto, vorrei rivolgere una domanda, forse un po’ generale, ma necessaria per il nostro dialogo: come dobbiamo capire la personalità di Papa Giovanni Paolo II e il suo Pontificato?

Una personalità eroica e un Pontificato missionario. La personalità eroica la si è vista nella reazione all’attentato, nella lotta al comunismo, nella resistenza alla malattia. Il carattere missionario della sua azione pontificale è manifestato dai viaggi, dalle giornate mondiali della gioventù, dal desiderio di parlare all’intera umanità. Il suo è stato un Pontificato di grande segno, teso a rilanciare la predicazione cristiana nel mondo e l’unità tra le Chiese, nel riconoscimento delle deviazioni dal Vangelo che hanno caratterizzato la loro storia lontana e recente. Primo Papa slavo nella storia della Chiesa e unico Papa dell’epoca moderna che subisce un attentato, Giovanni Paolo resterà per la più ampia opinione pubblica come il Pontefice della lotta al comunismo. «Senza questo Papa non si può comprendere ciò che è avvenuto in Europa alla fine degli anni ottanta», ha detto una volta Gorbaciov. È merito di Giovanni Paolo aver incoraggiato la sua Polonia a cercare una via pacifica di uscita dal sistema comunista. E quando questa uscita si è realizzata, è stato suo merito non infierire sugli sconfitti e trattenere i vincitori dallo spirito di vendetta.

Qual è per Lei il più importante messaggio di Giovanni Paolo II e perché?

Il messaggio dell’attualità del cristianesimo nella nostra epoca: il motto “aprite le porte a Cristo”, la lotta al comunismo ateo e alla secolarizzazione occidentale, l’appello ai giovani portano questo segno. E’ il messaggio più importante perché è quello che pareva avere contro l’intera dinamica della storia moderna. Tutto il resto può essere capito in funzione di questo annuncio. Per farsi capire dall’umanità moderna ha modificato l’immagine papale, avvicinandola all’uomo comune della nostra epoca: andava sui monti a sciare e si faceva curare in ospedale. Si è fatto vicino all’uomo d’oggi anche con il modo di reagire alla malattia nervosa che lo tormentava visibilmente a partire dal 1992 e cioè per quasi la metà del Pontificato, arrivando a impedirgli di camminare e di parlare. Egli continuò a girare il mondo nonostante il tremore della mano e la fissità dello sguardo, accompagnato da un sostegno crescente dell’opinione pubblica che è stato senza precedenti tra i Pontificati longevi dell’epoca moderna. Fu chiaro infine che all’origine di questa modifica dell’immagine non c’era solo un uomo estroverso e coraggioso, ma c’era anche una scelta ecclesiologica: egli voleva adeguare il Papato alla Chiesa del Vaticano II.

Possiamo dire che il Papa Giovanni Paolo II è stato una novità per la Chiesa cattolica?

E’ stato un Papa nuovo per molti aspetti: primo non italiano dopo oltre quattro secoli, ha impersonato una figura non clericale, sportiva, capace di comunicazione gestuale e artistica, formata dalle esperienze giovanili nel teatro e nella poesia. Egli ha anche abbozzato una «teologia del corpo» destinata forse a un grande futuro. Altri elementi di novità hanno contrassegnato la sua azione ecumenica e la sua revisione critica della storia della Chiesa Cattolica.

Ha parlato più volte di colpe storiche dei figli della Chiesa: che importanza e che futuro può avere questa sua predicazione?

«A nome della Chiesa io chiedo perdono» è uno dei motti del Pontificato wojtyliano. Queste parole Giovanni Paolo le ha dette la prima volta a Olomouc – nella Repubblica Ceca – nel maggio del 1995, ma le aveva più volte anticipate e le riprese poi con varie formulazioni, fino alla celebrazione penitenziale in San Pietro, la prima domenica di Quaresima dell’anno 2000, per «gli errori, le infedeltà, le incoerenze e i ritardi» di cui si sono resi responsabili i «figli della Chiesa» nel millennio che si stava chiudendo. Sono un centinaio le occasioni nelle quali Giovanni Paolo ha riconosciuto colpe commesse dai cristiani nella storia, ha corretto valutazioni storiche difensive tendenti a negare o ridimensionare quelle colpe e sono una ventina quelle nelle quali ha chiesto perdono: per le conversioni forzate e i roghi degli eretici, per l’antigiudaismo e le guerre di religione, per il sacco di Costantinopoli da parte dei crociati e per la Notte di San Bartolomeo. Credo che in futuro il “mea culpa” sulla storia della Chiesa resterà come il lascito più originale e duraturo del Papa polacco.

Sul fronte ecumenico, cioè del rapporto tra le Chiese cristiane, che cosa abbiamo ricevuto da Giovanni Paolo II?

La sua iniziativa ecumenica più coraggiosa è stata quella di aprire un dibattito sul ruolo stesso del Papa, invitando protestanti e ortodossi a indicare quale potrebbe essere oggi un esercizio del «primato di Roma» accettabile per tutti: lo ha fatto con l’enciclica “Ut unum sint” (Perché siano una cosa sola: 1995). Ma sono stati importanti anche i gesti di riavvicinamento alle altre Chiese, compiuti in particolare in occasione dei 104 viaggi che lo hanno portato in tutto il mondo. Tra i viaggi a segno ecumenico hanno primaria importanza quelli che ha compiuto in cinque paesi a maggioranza ortodossa (Romania, Georgia, Grecia, Ucraina, Bulgaria), dove mai un Papa aveva messo piede. Il primo di tali paesi, stando all’ordine cronologico, fu la Romania, che ebbe la visita del Papa polacco nel 1999.

Tra tanti doverosi riconoscimenti può indicare un limite o una debolezza di questo Pontificato?

E’ stato mediocre nel governo. Giovanni Paolo è un Papa della missione e non della gestione dell’esistente: non ha fatto riforme, ha lasciato la Curia che trovò, ha troppo delegato le decisioni ai collaboratori, specie negli ultimi anni. Nessun Papa dell’ultimo secolo ha posto un segno più forte del suo all’esterno della Chiesa, ma forse tutti hanno lasciato un’impronta più personale nel governo della Curia. Ha chiesto perdono alle donne per i maltrattamenti del passato, ma non ha cambiato le regole che le tengono in secondo piano nella struttura ecclesiastica. Ha convocato continuamente a Roma gli episcopati per tenere viva la «comunione» tra le Chiese locali e il centro vaticano, ma non ha modificato le strutture sinodali che egli stesso – all’inizio – sembrava aver riconosciuto insufficienti. Ha lasciato una grande immagine papale, ma anche una forte attesa di riforme per la vita interna alla Chiesa.

Qual è la più importante biografia di Papa Wojtyla che è stata scritta in Italia?

Quella dello storico romano Andrea Riccardi, intitolata “Giovanni Paolo II. La biografia” (Editore San Paolo 2011). Ai pregi di un lavoro storiografico d’alto livello aggiunge quelli della conoscenza personale che l’autore ha avuto del Papa polacco, che ha frequentato in qualità di leader della Comunità di Sant’Egidio.

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