Quali criteri orientano oggi il voto dei cattolici?

da Azionecattolicamilano.it, il sito dell’AC ambrosiana.

Il magro risultato elettorale che ha sancito l’irrilevanza delle liste più “identitarie” cattoliche e il ridimensionamento dei parlamentari militanti nel Partito Democratico ha riaperto il dibattito sulla incidenza di questa nobile tradizione culturale e politica che sta nel DNA della Costituzione e ha ricostruito l’Italia nel dopoguerra.

Il coro sconsolato, pressoché unanime dei commentatori, prende atto che ormai “gli è tutto da rifare” come diceva Bartali e che vi è un grande scarto tra il predicato delle gerarchie e il praticato dei fedeli. Ma la domanda delle domande a cui rispondere per tracciare nuovi possibili percorsi è: ma quali criteri orientano oggi il voto dei cattolici? E’ del tutto evidente che le motivazioni sono del tutto altre rispetto a quelle che tradizionalmente si consideravano potessero avere ancora presa.

Venuta meno la forte contrapposizione ideologica con il comunismo che univa i cattolici nella DC, la scarsa presa delle questioni etico – valoriali (i famosi principi non negoziabili) in una società secolarizzata e liquida, le motivazioni che guidano le scelte sono quelle di tutti i cittadini ovvero i propri bisogni e interessi.

Il lavoro in primis, la sicurezza sociale e territoriale, la casa, le pensioni e le situazioni di povertà crescenti. Potrà non piacere ma sono le aspettative pratiche, concrete che determinano le scelte nell’urna. Il richiamo “identitario” conta poco se pare non offrire risposte a esigenze di vita cogenti.

E allora se si vuole riannodare la trama spezzata tra principi, storia, cultura e scelte, occorrerà dedicare molta più attenzione alle risposte concrete possibili nel breve periodo dentro ad un più ampio processo di cambiamenti radicali soprattutto degli approcci economici e di giustizia per far ripartire l’ascensore sociale.

Del resto la profonda divisione di scelte politiche tra Nord e Sud del paese evidenzia che vi sono due questioni nodali sentite come gravi problemi: la ripresa economica che non è arrivata significativamente nel mezzogiorno e il fenomeno migratorio avvertito come forte minaccia (culturale ed economica) in tutte le periferie del paese. Potrà non piacere, possiamo anche ritenere che al Sud sia stata fatta una scelta azzardata votando una classe politica inesperta, ma ciò non toglie che così è.

E allora bisogna che i movimenti cattolici tornino a seminare nell’arena della società ricercando soluzioni nuove senza porsi subito come orizzonte temporale la prossima scadenza elettorale di turno. E ripartendo dagli ultimi perché se per essi si trova qualche risposta staranno bene anche i primi. Occorre un movimento di “Umanesimo Popolare” che rimetta al centro le persone con i lori bisogni, cerchi risposte e si cimenti con i processi di dissenso e consenso.

Alberto Mattioli

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