Non c’è crescita se aumentano i morti sul lavoro

da Riforma.it, il quotidiano on-line delle chiese evangeliche battiste, metodiste e valdesi in Italia.

C’è una questione che non mi sembra di aver visto affrontata esplicitamente nel programma di nessun partito: essa è drammaticamente urgente, certamente di più del reddito di cittadinanza e simili, e decisamente poco costosa: parlo degli incidenti sul lavoro, della sicurezza, della prevenzione, delle conseguenze del precariato, dei controlli, delle sanzioni…

Abbiamo parlato altre volte dei robot e di che cosa succederà per l’occupazione; ma prima di addentrarsi nei miracoli dell’intelligenza artificiale, non dovrebbe mai più succedere che un ragazzo di 19 anni perda la vita sotto gli occhi del padre perché una manica del suo maglione è rimasta impigliata in un tornio. E quando un muratore cade da un ponteggio, si potrà certo discutere su come rendere più sicuro il montaggio delle impalcature, ma la questione vera è che se quel muratore ha sessant’anni non è questione di imbragatura, del casco dimenticato o di bulloni allentati: dovrebbe semplicemente stare a casa e godersi la pensione. Un rimedio agli incidenti sarebbe intanto una miglior formazione dei lavoratori: ma si sa come spesso la formazione sia soprattutto un business per le agenzie che la fanno.

E poi non ci può essere una valida formazione se essa viene fatta on-line (con internet). Bisogna farla in mezzo ai macchinari, durante il loro funzionamento, per conoscere bene le procedure per la sicurezza. Indubbiamente le piccole e medie imprese si lamentano per l’eccesso di burocrazia e dei costi. Leggo che un’azienda di 10 dipendenti, con un fatturato di 3 milioni di euro, nel primo anno deve accollarsi 14 mila euro di costi per le certificazioni previste per legge. Così capita che patentini e certificazioni siano rilasciate solo per i controlli: al massimo l’imprenditore, se non è a posto, prenderà una multa, ma i lavoratori rischiano la vita.

Secondo i dati dell’ l’Istituto nazionale di statistica, nel 2017 ci sono stati più di 3 morti sul lavoro al giorno. In genere nel silenzio: evidentemente fanno meno notizia degli ammazzamenti di mogli e figli in famiglia, degli stupri, dei terroristi. La sicurezza dei cittadini, di cui tanto si parla come obiettivo primo dei governi, non riguarda i lavoratori esposti continuamente al rischio? Senza parlare degli incidenti (?) a volte neanche denunciati, perché molti non sono protetti da nessuna assicurazione e neppure iscritti all’Inail. La fascia di lavoratori più esposta agli incidenti è quella dei 50-60 anni, ma anche oltre i 60… Un’altra causa è il grande aumento dei contratti precari: poca formazione, uso di imprese esterne per svolgere il lavoro, appalti e subappalti, lavori più pericolosi e condizioni peggiori per i precari, i quali tra l’altro temono di andare in malattia e di perdere così eventuali premi di produzione o miglioramenti nelle condizioni di lavoro.

O di esssere licenziati.

Marco Rostan

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