Il pericolo del bullismo: perché i bambini devono essere educati alla gentilezza

da Ortodossiatorino.net, il sito della parrocchia ortodossa del Patriarcato di Mosca a Torino dedicata a San Massimo.

Presentiamo alcune parole di ricordi personali e di consigli da parte dell’abate Tryphon della ROCOR in tema di bullismo, un campo nel quale è richiesta una particolare attenzione e una prontezza di reazione personale.

Sempre più spesso leggiamo di bambini che si tolgono la vita, che hanno raggiunto un punto in cui preferirebbero essere morti, piuttosto che vivere un’altra ora a soffrire per il bullismo. Troppo spesso genitori e insegnanti hanno ignorato il problema del bullismo, liquidandolo con frasi come “i bambini sono bambini” e “i bambini possono essere crudeli”.

La verità è che i bambini, fin dalla più tenera età, possono essere istruiti a trattare gli altri bambini con gentilezza e incoraggiati a essere sensibili alle sofferenze degli altri bambini. Ai più giovani può essere insegnata l’importanza di condividere i loro giocattoli e di includere altri bambini nei loro giochi di quartiere. Anche al bambino più piccolo può essere insegnato a trattare gli altri come desidera essere trattato, e a segnalare episodi di bullismo ai suoi insegnanti e genitori, quando li vede accadere ad altri bambini.

Credo che parte del problema potrebbero essere, alla radice, gli insegnanti che hanno fatto del bullismo agli altri quando erano bambini e che hanno trasferito quell’esperienza infantile nel modo in cui percepiscono alcuni dei bambini a loro affidati. È umano avere dei favoriti, e gli insegnanti non fanno eccezione.

Quando io insegnavo alle superiori, avevo i miei favoriti. Erano studenti delle scuole superiori che erano brillanti, stimolanti ed erano una gioia per gli insegnanti. Accanto a questi giovani c’erano studenti che forse erano studenti lenti, meno attraenti e, in breve, veri problemi da affrontare. Eppure, sapevo anche che ognuno di loro aveva un potenziale che doveva essere incoraggiato, e che chiunque di loro poteva avere una fioritura tarda, e poteva, con aiuto e attenzione, riuscire oltre ogni aspettativa.

Inoltre, come insegnante, non ho MAI sopportato il bullismo di alcun tipo. Al primo segno di bullismo, prendevo da parte il bullo e gli facevo capire perfettamente che si trattava di un comportamento che non sarebbe stato tollerato. Ricordo ancora oggi un insegnante di scuola media che faceva il prepotente con me, e poiché questo era fatto di fronte ai miei compagni di classe, incoraggiava anche i bambini a fare i prepotenti con me. Io soffrivo di dislessia in un periodo in cui si sapeva poco di questa disabilità dell’apprendimento, quindi, come altri dislessici, ero uno studente dai risultati scarsi. La mia stessa lotta per compensare mi ha reso un oratore pubblico che raramente aveva bisogno di un manoscritto, e questo si è tradotto nel mio diventare un campione di dibattimento al liceo e all’università.

Perché ero cresciuto troppo (1 metro e 85) in un periodo di tempo molto breve, non avevo buona coordinazione quando ero studente delle scuole medie e superiori, quindi ero scarso negli sport. È stato quando ero ormai all’università che ho scoperto abilità atletiche che prima erano rimaste dormienti, e ho iniziato a sollevare pesi, a correre su lunghe distanze, a giocare a baseball e a pallavolo. Come insegnante di scuola superiore, ho guidato la facoltà a vincere, per la prima volta, la tradizionale partita di pallavolo contro la classe dell’anno precedente, con grande gioia dei più giovani.

La mia stessa lotta giovanile contro la depressione e i pensieri di suicidio, che ruotavano attorno ai miei fallimenti percepiti, e contro il mio senso di disperazione, ha avuto il sostegno da parte di una singola insegnante di scuola superiore che mi ha preso sotto la sua ala e mi ha aiutato a diventare un campione di dibattimento. Lei ha creduto in me quando nessun altro lo ha fatto. Basta una sola persona, desiderosa di sostenere un bambino che soffre. Oppure un solo bambino che impara dai suoi genitori l’importanza di trattare un altro bambino vittima di bullismo con gentilezza, e di farsi avanti a difendere e a fare amicizia con quel bambino.

I bambini sono tutti doni meravigliosi da parte di Dio, sono flessibili e aperti, pronti ad imparare dagli adulti che sono i loro genitori, insegnanti, pastori e vicini di casa. Dipendono da noi per il conforto, il supporto e la protezione. Sono affidati a noi e Dio si aspetta che prendiamo questa responsabilità molto seriamente. Sono il futuro del nostro paese, della nostra Chiesa e del nostro mondo, e deve essere insegnata loro l’importanza di essere gentili e generosi verso gli altri.

Un bambino cresciuto nelle vie del Signore, a sua volta, crescerà i suoi bambini nelle vie di Dio. Non tramandiamo i peccati e i fallimenti di una generazione alle generazioni future. Lasciate che la pace, l’amore, la giustizia e la carità siano il segno distintivo di ciò che trasmettiamo alla generazione successiva e, soprattutto, instilliamo nei nostri figli l’amore di Cristo.

Infine, lasciatemi dire questo: molti di coloro che sono stati vittime di bullismo da bambini, crescono facendo i prepotenti con gli altri. Il dolore di aver sofferto da bambini non li ha mai veramente abbandonati, e piuttosto che diventare amorevoli protettori degli altri da adulti, diventano essi stessi dei bulli. Il fatto che alcuni di questi individui che da bambini sono stati vittime di bullismo siano ora genitori, insegnanti, agenti di polizia o persino chierici, rende tutto ancora più tragico.

Nessuno merita di essere vittima del bullismo, sia che sia un impiegato che è vittima di bullismo per mano del suo capo, uno studente maltrattato dal suo insegnante, un prete tiranneggiato dal suo vescovo, o un bambino vittima di bullismo da parte di suo padre: è un comportamento di cui un giorno saremo ritenuti responsabili dinanzi al trono di Dio.

Con amore in Cristo,

abate Tryphon

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