Rileggere l’opera di papa Leone XIII in “Sintesi sociali” di don Luigi Sturzo: La personalità e la lungimiranza del papa della Rerum novarum

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Don Luigi Sturzo, il prete politico siciliano fondatore del partito della Democrazia Cristiana, in un momento cruciale della nostra storia patria, in un suo libro del 1906, “Sintesi sociali”, edito a Roma per la Società Nazionale di Cultura, si sofferma su papa Leone XIII. Infatti il terzo capitolo del libro è intitolato: Leone XIII e la civiltà moderna” Oggi, potrebbe sembrare anacronistico e lontano questo rilievo, racchiude invece una lungimiranza profetica, in un momento storico in cui la Chiesa si dibatteva tra “cattolici conservatori” e in credenti che, invece, vedevano nel nuovo secolo ottime potenzialità di rinnovamento, alla luce pure della perdita dei domini territoriali della Chiesa e del pontefice non più sovrano assoluto di uno Stato.

Proprio il cardinale Vincenzo Gioacchino Raffaele Luigi Pecci, da pontefice Leone XIII, forte di una solida esperienza diplomatica e pastorale, fu infatti il papa che non introdusse alcun dogma di fede, contrariamente al suo predecessore Pio IX ma che anzi aprì la Chiesa a quel mondo, che era cambiato dopo Roma capitale del nuovo Regno d’Italia e con l’avvento del pensiero socialista e della filosofia positivista. Non ebbe paura delle critiche più aspre anche all’interno della stessa curia romana, anzi aprì la visione evangelica attraverso uno sforzo eccezionale e culturale oltre che di padre e maestro. Memorabili restano le sue ben 86 encicliche: lettere decise, chiare e, al tempo stesso, aperte al confronto quali quella contro la massoneria e la profetica “Rerum Novarum” del 15 maggio dell’anno 1891. Il lavoro, per la prima volta, nel secolo moderno, un secolo che sarà definito ed è ancora definito ai nostri giorni “il secolo breve”, entra di diritto al centro dell’interesse, dell’attenzione della Chiesa. Leone XII sarà definito da Sturzo il “papa dei lavoratori”, il papa “sociale” e non a torto. Del resto, lo dimostrano chiaramente l’opera anche meritevole dal punto di vista sociale, educativo e professionale di sacerdoti quali Giovanni Bosco e Leonardo Murialdo, poi proclamati santi e contemporanei a papa Leone XIII. Come lo sta a dimostrare l’opera del grande pensatore e scrittore Antonio Fogazzaro non solo in campo letterario ma pure sociale e politico, quale senatore del Regno.

Questa apertura all’impegno socio politico dei credenti ma soprattutto al mondo del lavoro, privilegiando il lavoratore, che si guadagna il “pane con il sudore della fronte”, doveva rimanere fondamento essenziale contro il socialismo assoluto allora nascente e un capitalismo conservatore ingiusto e settario. Questa è la lezione ricavata dal ritratto di Leone XIII di don Sturzo, in gran parte ripresa anche in encicliche di altri successivi papi ma che certamente non deve essere dimenticata. Mai , specialmente oggi, periodo buio di un’epoca difficile.

Mario Pavan

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