I sussidi di meditazione dei gruppi della Caritas diocesana di Como: domenica 13 dicembre 2020

da Caritas.diocesidicomo.it, il sito della Caritas diocesana di Como.

Riproponiamo per il terzo anno consecutivo il sussidio di meditazione relativo al Vangelo della domenica.
Con la stessa struttura, nel sussidio viene proposto quest’anno un unico cambiamento rispetto alle immagini settimanali riportate sulla prima pagina a introduzione del Vangelo, della meditazione e della proposta di lavoro personale. Per queste settimane di Avvento sarà mantenuta l’immagine che, sul sito della Diocesi, accompagna il messaggio del nostro Vescovo Oscar: una candela accesa che illumina la Parola affinché sia visibile, e la stessa Parola che mantiene accesa la candela dando luce e speranza.

Le immagini successive, dal periodo di Natale in poi, saranno delle rappresentazioni dei diversi brani di vangelo che avremo modo di meditare in questo nuovo anno liturgico, realizzate da persone diverse, attraverso una loro libera e sentita interpretazione, che di volta in volta verranno presentate con una breve didascalia riportata sotto l’immagine stessa…

La meditazione anche per quest’anno sarà guidata dalle riflessioni di don Rocco Acquistapace che ha rinnovato la sua disponibilità ad accompagnarci in questo cammino. Con l’augurio che il sussidio possa rappresentare motivo di condivisione comunitaria alla luce e nell’ascolto della Parola.

L’équipe pastorale Caritas

Vangelo secondo Giovanni (Gv 1, 6-8.19-28)

Venne un uomo mandato da Dio: il suo nome era Giovanni. Egli venne come testimone per dare testimonianza alla luce, perché tutti credessero per mezzo di lui. Non era lui la luce, ma doveva dare testimonianza alla luce.

Questa è la testimonianza di Giovanni, quando i Giudei gli inviarono da Gerusalemme sacerdoti e levìti a interrogarlo: «Tu, chi sei?». Egli confessò e non negò. Confessò: «Io non sono il Cristo». Allora gli chiesero: «Chi sei, dunque? Sei tu Elia?». «Non lo sono», disse. «Sei tu il profeta?». «No», rispose. Gli dissero allora: «Chi sei? Perché possiamo dare una risposta a coloro che ci hanno mandato. Che cosa dici di te stesso?». Rispose: «Io sono voce di uno che grida nel deserto: Rendete diritta la via del Signore, come disse il profeta Isaìa».

Quelli che erano stati inviati venivano dai farisei. Essi lo interrogarono e gli dissero: «Perché dunque tu battezzi, se non sei il Cristo, né Elia, né il profeta?». Giovanni rispose loro: «Io battezzo nell’acqua. In mezzo a voi sta uno che voi non conoscete, colui che viene dopo di me: a lui io non sono degno di slegare il laccio del sandalo».

Questo avvenne in Betània, al di là del Giordano, dove Giovanni stava battezzando.

Parola del Signore

Ascolto e medito:

Si parla, nel Vangelo, di Giovanni il Precursore, colui che venne come lampada a preparare la strada alla luce, a Cristo luce del mondo. È mostrato chiaramente in questo brano il rapporto tra il Messia e chi lo precede, tra la Luce e chi l’annuncia senza essere luce, tra la Parola e la voce che la anticipa.

Il rapporto tra Giovanni e Gesù è un rapporto molto speciale, lo avevamo già visto quando ancora erano nel grembo delle loro madri. Luce e ombra, due dimensioni che non possono stare l’una senza l’altra, in vitale relazione reciproca.

Giovanni dunque, come colui che accenna e preannuncia il Messia. Giovanni significa “il Signore fa grazie”, l’atto con cui il Signore guarda alle sue creature e se ne prende cura. Giovanni è testimone che precede il Messia, riferimento per ogni credente che è chiamato ad essere testimone che lo segue.

Giovanni non era la luce ma ne era testimonee per poter parlare di Gesù Cristo parla anzitutto di sé stesso. Così noi, se come testimoni dobbiamo suscitare domande più che dare risposte, dobbiamo parlare di noi stessi, non degli altri ma di noi stessi, non del mondo ma di noi stessi. Perché in questo senso nasce la responsabilità cristiana, nello spazio della responsabilità di saper rispondere delle proprie azioni, del proprio ministero, del proprio servizio. Giovanni ci insegna che non abbiamo altra via verso la nostra verità personale e la verità della nostra relazione con il Signore, che non passi attraverso la crisi, la messa al vaglio di sé, il confronto con l’altro che ci interroga.

Giovanni sa abitare il proprio limite, sa integrare ciò che lui non è nella sua identità, sa cogliere fin dove lui può arrivare, sa obbedire. Giovanni compie dunque la sua testimonianza, la sua confessione di fede coinvolta e partecipe del destino del suo Signore, nella piena coscienza della distanza fra sé e il Messia. Nella conoscenza chiara di sé, condizione necessaria per conoscere e confessare il Signore, non nascondersi a sé stessi e ovviamente, agli altri. La testimonianza del Signore richiede questo processo di verità personale.

Medito e condivido:

  • A quale processo personale ci richiama questo brano di Vangelo?

Il metodo

Ciascuna nostra azione,  pensiero, incontro o relazione trova senso nella Parola che ci guida e dà sapore al nostro essere uomini e discepoli di Dio e al nostro vivere la Fede, la Speranza e la Carità nella propria quotidianità. Quando la comunità si riunisce, attraverso i suoi rappresentanti, a pregare, riflettere e organizzare le proprie attività, non può vivere pienamente la propria dimensione comunitaria e cristiana, se non si radica su di un attento ascolto, una condivisa meditazione e una coraggiosa esperienza della Parola di Dio: “nostro nutrimento e fonte di gioia”.

La Caritas Diocesana fa suo il metodo di Ascolto e Meditazione della Parola e lo introduce in una proposta di stile che, dopo l’Assemblea del 17 Marzo 2018, propone a tutte le comunità parrocchiali e vicariali nelle loro forme di incontro, con cadenza settimanale. 

È un metodo che parte dalla lettura del Vangelo della Domenica precedente la settimana in cui ci si incontra; una Parola quindi già sentita, ascoltata e meditata ciascuno a livello personale o famigliare.

Un ascolto che diventa meditazione attraverso una riflessione guida che serve più che altro a contestualizzare il brano del vangelo letto e una meditazione che diventa condivisione se ciascuno, in piena libertà e disponibilità, mette in comunione con gli altri una o più risposte alle domande stimolo proposte.

Infine, tre semplici proposte di impegno concreto da viversi in qualsiasi momento, non durante l’incontro, proprio come accompagnamento e richiamo alla Parola, nel passare del nostro tempo settimanale:

SCRIVERE A … a chi vorrei comunicare la mia riflessione sul Vangelo letto o le mie risposte alle domande stimolo che magari all’interno del gruppo non siamo riusciti ad esprimere;

SCRIVERE DI… cosa vorrei condividere, quale pensiero, quale preoccupazione, quale proposito;

SCRIVERE PER… quale intento mi ha portato a scrivere; quale impegno dopo l’Ascolto, la Meditazione e la Condivisione della Parola, nella mia vita di tutti i giorni.

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