Testi di Antonio Doda pubblicati sul gruppo Facebook Kairos – Storia del cristianesimo
Ancora qualche lineamento dell’opera di John Meier. Senza pretese.
Primo volume: “Le radici del problema e della persona”.
Meier doverosamente passa in rassegna le fonti: in sintesi le fonti sono i quattro Vangeli (e a loro volta le loro fonti indipendenti Marco, Q, M, L, Giovanni) e Flavio Giuseppe; Tacito e Il Vangelo di Tommaso sono molto dubbi come fonti indipendenti. Gli apocrifi in generale non hanno valore di fonti autonome.
Altrettanto doverosamente l’autore passa in rassegna i criteri di storicità applicati. Cito solo (nell’ordine di Meier): l’imbarazzo, la discontinuità, la molteplice attestazione e la coerenza, questi sono i principali. Poi ci sono criteri secondari su cui non è il caso di soffermarsi qui. Vale la pena spiegare il criterio dell’imbarazzo. Se un episodio del Vangelo mette in imbarazzo la Chiesa primitiva, è improbabile che sia una creazione dei primi cristiani, ed è probabile che risalga a Gesù. Due esempi: Il battesimo di Gesù da parte di Giovanni Battista (Il Figlio di Dio ha bisogno di farsi battezzare?) e la affermazione di Cristo di non conoscere “né il giorno né l’ora”.
Il primo volume si sviluppa poi sull’infanzia, la giovinezza, la famiglia, l’ambiente, la cultura di Gesù. Interessante notare come Meier attribuisca una probabilità che Gesù’ abbia avuto effettivamente fratelli e sorelle, che Maria ha partorito dopo di lui. Importantissima l’analisi della cronologia. In sintesi, conviene qui riportare direttamente i risultati dell’analisi storica di Meier.
Gesù di Nazaret nacque – più verosimilmente a Nazaret e non a Betlemme – nel 6 o 7 a.C. circa, qualche anno prima della morte del re Erode il Grande (4 a.C.).
Dopo un’educazione non straordinaria in una famiglia devota di contadini giudei nella bassa Galilea, fu attratto dal movimento di Giovanni Battista, che cominciò il suo ministero nella valle del Giordano verso la fine del 27 d.C. o all’inizio del 28.
Battezzato da Giovanni, subito, per conto suo, Gesù cominciò, agli inizi del 28, il suo ministero pubblico, quando aveva circa trentatré o trentaquattro anni. Alternò regolarmente la sua attività tra la nativa Galilea e Gerusalemme (inclusa l’area circostante della Giudea), salendo alla città santa per le grandi feste, quando grandi folle di pellegrini potevano garantire un uditorio che altrimenti non avrebbe potuto raggiungere. Questo ministero si protrasse per due anni e pochi mesi.
Nel 30 d.C., mentre Gesù era a Gerusalemme per l’approssimarsi della festa di pasqua, evidentemente ebbe la sensazione che la crescente ostilità delle autorità del tempio di Gerusalemme nei suoi confronti stesse per raggiungere il culmine. Celebrò un solenne banchetto di addio con il gruppo più ristretto dei suoi discepoli un giovedì sera, il 6 aprile secondo il nostro computo moderno, l’inizio del quattordicesimo giorno di nisan, il giorno della preparazione di pasqua, secondo il computo liturgico giudaico. Arrestato nel Getsemani nella notte tra il 6 e il 7 aprile, dapprima fu esaminato da alcuni capi giudei (meno verosimilmente dall’intero sinedrio) e poi consegnato a Pilato venerdì, 7 aprile di buon mattino. Pilato, rapidamente, lo condannò a morte per crocifissione. Dopo essere stato flagellato e schernito, Gesù fu crocifisso, fuori Gerusalemme, nello stesso giorno. Morì la sera di venerdì, 7 aprile 30. Aveva circa trentasei anni.
Meier sposa la cronologia di Giovanni riguardo alla passione e morte, diversa da quella dei sinottici, che collocano l’ultima cena la sera di Pasqua. Secondo Meier Gesù mori il Venerdì e quell’anno la Pasqua cadeva di Sabato.
Meier analizza molti altri aspetti interessanti: la cultura di Gesù sulla legge ebraica, le lingue da egli usate, l’aramaico, l’ebraico, il greco…ma su questi aspetti rimando alla lettura integrale.