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Gli irriducibili fautori dell’ideologia della «guerra giusta» trovano conferma alle loro convinzioni in alcuni interventi di papa Leone – in particolare il messaggio per la giornata mondiale della pace[1] −; e in autorevoli commenti alle sue posizioni, come la nota su Il Foglio di Flavio Felice, professore di Storia delle dottrine politiche alla Pontifica Università Lateranense[2].
Incontrano poi il sostegno di quei settori del cattolicesimo politico che, celebrando la necessità dell’attuale corsa al riarmo, non riescono a sbarazzarsi, nonostante l’evidente tramonto del regime di cristianità, dell’anacronistica attribuzione ai cristiani di una persistente vocazione costantiniana.
Questi ambienti affermano che il nuovo pontefice avrebbe ripreso, in materia di guerra giusta, dopo le incrinature emerse nel pontificato di Francesco, il millenario insegnamento della Chiesa iniziato con Sant’Agostino. Anche se Leone, nelle sue numerose citazioni del vescovo di Ippona, mai ha fatto cenno a questo aspetto, privilegiando piuttosto il richiamo all’amore per i nemici[3].
Bergoglio, partito dalla proclamazione della nonviolenza attiva come stile del cristiano che voglia essere coerente con il Vangelo, era poi giunto, di fronte alle aggressioni di cui era costellata la coeva «terza guerra mondiale a pezzi», a proclamare che, pur essendo moralmente lecita la legittima difesa, la guerra è «sempre un errore». Sicché aveva ribadito (con un preciso rinvio ai protagonisti storici delle pratiche nonviolente) che la dottrina della guerra giusta doveva essere ripensata[4].
Papa Leone sta precisamente attuando questo ripensamento. Solo gli schermi ideologici – o, forse, la continuazione della passiva sottomissione all’autorità civile in materia militare insegnata per secoli dalla Chiesa prima che diventasse evidente che in questo ambito «l’obbedienza non è più una virtù» – impediscono di leggere il suo insegnamento per quel che testimoniano i documenti finora pubblicati.
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È infatti indubbio che il pontefice americano ribadisca – in particolare davanti all’aggressione della Federazione russa all’Ucraina e alla sacralizzazione della violenza bellica compiuta dal patriarcato di Mosca – la liceità della legittima difesa. Ma accompagna questo insegnamento con un costante appello alle comunità ecclesiali a promuovere una pedagogia della nonviolenza.
Già indirizzandosi, il 30 maggio 2025, ai movimenti che hanno dato vita all’Arena di pace ha proclamato che «la nonviolenza come metodo e come stile deve contraddistinguere le nostre decisioni, le nostre relazioni, le nostre azioni»[5]. Poi, il 17 giugno successivo, ha rivolto ai vescovi italiani la sollecitazione ad organizzare in ogni diocesi «percorsi di educazione alla nonviolenza»[6]. La CEI ha prontamente aderito[7].
Ancora il 26 luglio, in un messaggio a Pax Christi americana, Leone ha ricordato che gli sforzi per «promuovere la nonviolenza sono più che mai necessari»[8]. Di nuovo, in agosto, ha ripreso con una puntuale citazione il passo sulla nonviolenza presente nel discorso ai vescovi italiani nel corso del messaggio inviato ai partecipanti al Meeting per l’amicizia tra i popoli[9].
Infine, in occasione della celebrazione della festa dell’Immacolata Concezione, l’8 dicembre scorso, ha inserito nella preghiera a Maria, recitata ai piedi della statua eretta in piazza di Spagna, l’invocazione che «si educhi alla non violenza» come via per raggiungere la pace.[10] Subito dopo ha chiesto alla Madonna di aiutare i fedeli a superare le resistenze (il richiamo all’ideologia della guerra giusta è implicito, ma trasparente) a trasformare la città terrena, in modo che possa approssimarsi alla Città di Dio.
Inequivocabile è poi la lettera del messaggio per la Giornata mondiale della pace. Qui il papa ribadisce l’intangibilità del principio della legittima difesa, ma, come mostrano i passi iniziali del testo, non intende in tal modo inficiare l’esigenza di un impegno dei cristiani a costruire la pace attraverso metodi nonviolenti.
In effetti, con un puntuale rinvio ai passi evangelici di Gv 18,11 e Mt 26,52, che mostrano come Gesù chieda ai suoi discepoli di non rispondere con le armi all’aggressione da lui subita, ricorda che questo comportamento costituisce il nucleo di un messaggio sempre valido. Poi, nel corso del testo, Leone sostiene che disarmare il linguaggio è particolarmente necessario e urgente nella situazione odierna, dove «nel rapporto fra cittadini e governanti si arriva a considerare una colpa il fatto che non ci si prepari abbastanza alla guerra, a reagire agli attacchi, a rispondere alle violenze».
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Questi aspetti dell’insegnamento pontificio, serenamente rimossi dai fautori della persistenza dell’ideologia della guerra giusta, sono invece cruciali, se si vuole comprendere davvero l’orientamento del papa. Mi pare lo si possa correttamente riassumere così: se, per il momento, nonviolenza e legittima difesa possono coesistere – come ha recentemente argomentato la Conferenza episcopale tedesca[11] – secondo Leone la Chiesa, in prospettiva, è chiamata a rendere la prima il tratto distintivo della sua presenza nel mondo.
Da un lato, infatti, la corretta intelligenza del Vangelo, letto alla luce dei segni dei tempi – di cui l’aspirazione a una pace «disarmata e disarmante» è tratto essenziale nella società attuale – richiede ai credenti la «nonviolenza attiva» come forma di risposta alla ingiustizia promossa con le armi (ad esempio, davanti ad una violazione della giustizia nei rapporti internazionali). Dall’altro lato, la Chiesa, legata alla promozione di un regime di cristianità, si è a lungo cullata nella convinzione che suo compito fosse solo quello di moralizzare i conflitti, mostrandosi quindi impreparata alle esigenze odierne del Vangelo.
Occorre dunque promuovere una pedagogia della non violenza in modo che i fedeli siano in grado di rispondere al male dell’ingiustizia senza ricorrere al male delle armi. Si tratta probabilmente di un obiettivo di lungo periodo, per le incrostazioni millenarie delle ideologie con cui si è interpretato il Vangelo.
Intanto, in attesa che i fedeli abbiano raggiunto una piena acquisizione di questa prospettiva – ed abbiano cominciato ad assumere le conseguenti iniziative organizzative – resta valida, ovviamente con tutti i limiti definiti nel Catechismo, la dottrina della guerra giusta come fondamentale (ma provvisorio e temporaneo) criterio orientatore dell’atteggiamento dei credenti davanti ai conflitti.
Leone insomma non abbandona le acquisizioni innovative del magistero di Francesco. Ha invece indicato una via per realizzarle nei tempi necessari a una Chiesa, ancora lontana dal modello richiesto dal suo fondatore. Tocca ora alle comunità dei credenti dare concretezza a questa indicazione, senza continuare a guardare ad un passato irrimediabilmente trascorso, se vogliono adempiere al compito di trasmettere il Vangelo agli uomini contemporanei.
[1] Leone XIV, Messaggio per la LIX Gionata mondiale della pace.
[2] F. Felice, Una “pace disarmata” può nascere anche dalla deterrenza, in «Il Foglio», 2 gennaio 2026.
[3] S. Magister, Martirio e legittima difesa. Le due vie della pace predicata da papa Leone.
[4] M. Paiano, I cattolici, la guerra e la pace in età contemporanea, Brescia Morcelliana, 2025, pp. 98-108.
[5] Leone XIV, Discorso ai movimenti e associazioni che hanno dato vita all’”Arena di pace”.
[6] Leone XIV, Discorso ai vescovi della Conferenza episcopale italiana. La risposta dei vescovi italiani si è allineata a questa prospettiva: Educare a una pace disarmata e disarmante.
[7] CEI, Educare a una pace disarmata e disarmante.
[8] Leone XIV, Messaggio ai partecipanti all’assemblea nazionale di Pax Christi USA.
[9] Leone XIV, Messaggio in occasione del XLVI Meeting dell’amicizia tra i popoli.
[10] Leone XIV, Atto di venerazione all’Immacolata.
[11] Pace a questa casa, in «Il Regno/documenti», 69(2024), pp. 257-318.