Ricordi sul padre Ferenc Visky. Intervista di Tudor Petcu a Francisc Visky, il figlio di padre Ferenc Visky

Ferenc Visky (Egri, 1 luglio 1918 – Nagyvárad, 5 ottobre 2005) era un ministro della Chiesa riformata ungherese in Transilvania e un leader nel risveglio evangelico in Romania che trascorse diversi anni in prigione sotto il dominio comunista di quel paese.

Ferenc Visky è nato a Egri (contea di Satu Mare), che a quel tempo faceva parte dell’Ungheria, diventando parte della Romania nel 1920. Nel 1936, finì la scuola secondaria a Satu Mare e fuggì oltre il confine con l’Ungheria con il suo migliore amico, il poeta Sándor Gellért, per studiare teologia all’Università di Debrecen. Mentre era ancora uno studente universitario, entrò in contatto con il Reformed Renewal Movement associato alla CE (Christian Endeavor) Bethany Association sotto la direzione del Dr. Aladár Szabó. Dopo la laurea, ha prestato servizio per un certo periodo come viceministro del Dr. Endre Kincses a Mateszalka. Alla fine della seconda guerra mondiale, sposarono Júlia Sollich di Budapest e insieme decisero di tornare in Transilvania.

Nel 1944 attraversarono segretamente il confine con la Transilvania e iniziarono il loro servizio ad Egri. Nel 1958, fu arrestato insieme a 18 associati, principalmente altri ministri, e fu condannato a 22 anni di carcere nella prigione di Gherla. Sua moglie e i loro sette figli (il più grande aveva dodici anni, il più giovane aveva due anni) furono deportati nel Brasile.

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Nel 1964 l’intera famiglia fu rilasciata inaspettatamente. Sebbene avesse molte opportunità di lasciare la Romania per l’Occidente, Ferenc scelse di rimanere e di servire come ministro nella chiesa riformata fino al suo ritiro forzato.

Ha anche scritto diversi libri, è stato un oratore molto ricercato e ha svolto un ruolo chiave nella fondazione della Koinónia Publishing e della Genesis Association for University Students, entrambi con sede a Cluj, in Romania. Gli uomini e le donne più anziani nella cultura ungherese sono chiamati zio [BAH-chee] e zia [NAY-nee], rispettivamente, che significa zio e zia, un termine per rispetto e affetto. Così, Ferenc era sempre noto come zio Feri mentre sua moglie, Julia, era zia Jucika.

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Una piccola prospettiva filosofica sulla personalità di Martin Lutero

Di Martin Lutero sappiamo che fu l’iniziatore della prima grande Riforma protestante in Europa, sebbene la sua intenzione non fosse necessariamente quella di fondare un’altra chiesa al di fuori della Chiesa cattolica romana. Il fatto che nel 1517 esponesse le sue 95 tesi sulla porta della chiesa del castello di Wittenberg non solo portò alla nascita di un nuovo movimento cristiano che si oppose al cattolicesimo dominante in Europa, ma soprattutto alla presa della libertà di coscienza, mentre venivano messi in discussione questioni fondamentali di moralità e fede.

E uno di questi problemi riguarda la grazia che un semplice credente può avere, non solo il vescovo di Roma. In altre parole, Dio lavora nella coscienza di ogni uomo, il che significa che chiunque può avere una relazione aperta e stretta con Dio sulla base della Scrittura, senza la necessità di un mediatore.

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Discorso di un Vescovo nel Concilio ecumenico Vaticano I (Strossmayer)

Il Concilio Vaticano I (dicembre 1869 – luglio 1870), si tenne nella basilica di S. Pietro a Roma. Nel corso dei lavori si sancì il dogma dell’infallibilità del pontefice in materia di fede e di costume. Indetto con la lettera apostolica Aeterni Patris ed aperto solennemente in Roma nel dicembre 1869, si chiuse nel luglio dell’anno successivo, due mesi prima della breccia di porta Pia; l’aula conciliare, nella basilica di San Pietro, fu la navata destra della croce; assistettero circa settecento padri, segretario e coordinatore fu l’insigne canonista tedesco monsignor Fessler. Il dogma non passò senza contrasti. Il seguente discorso venne pronunciato nel 1870 durante il Concilio Vaticano I dal vescovo croato Josip Juraj Strossmayer, in opposizione all’investitura di Pietro da parte di Cristo e della conseguente infallibilità delle decisioni papali.

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Don Renzo Scapolo: un documentario, un ricordo, un’intervista in cui racconta la sua vita

Ad un anno dalla morte di don Renzo Scapolo, sacerdote della diocesi di Como da sempre impegnato accanto agli ultimi, proponiamo alcuni video e testi che lo riguardano: un inedito documentario con immagini realizzate da don Renzo stesso durante gli anni in Bosnia, un servizio di Teleunica trasmesso un anno fa con un’intervista a Giorgio Nana, volontario in ex Jugoslavia, che ricorda don Renzo e i suoi tanti viaggi ed iniziative, che hanno coinvolto anche tanti valtellinesi, infine un’intervista realizzata da Francesco Papafava, Stefano Mainoni e pubblicata sul sito Unacitta.it ad inizio 2004 in cui don Renzo racconta la propria vita dall’infanzia. 

«Don Renzo Scapolo». Il documentario con i video rimasterizzati dagli amici di Sprofondo

da Settimanalediocesidicomo.it, Il Settimanale della diocesi di Como online.

A un anno dalla morte di don Renzo Scapolo, pubblichiamo un video inedito, che raccoglie una serie di immagini rimasterizzate a cura dell’Associazione Sprofondo. Nella seconda parte di questo interessante mini-documentario ci sono due interviste di don Renzo su Rai3 e con la Televisione della Svizzera Italiana. Nella prima parte, invece, tutte immagini realizzate e girate in prima persona da don Renzo, con la sua voce narrante.

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