Sull’idea di Provvidenza

da Moked.it, il portale dell’ebraismo italiano.

Da una parte (almeno in Italia) è un po’ per colpa del Manzoni, che nei Promessi sposi ha messo in bocca al povero Renzo la frase “La c’è la Provvidenza!” e ha finito per cattolicizzare un’idea fondamentale di ogni fede monoteista.

D’altra parte, la Shoah ha di fatto ostacolato a molti la comprensione dell’attributo della divina Provvidenza, che da sempre ha fatto e fa la differenza tra il concetto della divinità presso i greci e quello rivelato al e dal mondo ebraico.

Se il termine talmudico ‘apikoros’ viene da Epicuro (ma l’etimologia è incerta) esso rimanda non a una concezione edonistica della vita, ma proprio alla teologia del filosofo del giardino: gli dèi, secondo la scuola degli epicurei, non si curano del mondo, restano indifferenti ai problemi degli esseri umani e non provvedono alle loro sofferenze.

Il Dio di Israele, al contrario, ascolta il grido dei suoi figli, anche quello che non riesce ad esprimersi e resta strozzato in gola; si lascia commuovere dalle sofferenze del mondo; e con ardito antropomorfismo, secondo i maestri piange in luoghi nascosti.

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