Filosofia e pittura. Intervista a Giuseppe Blasotta a cura di Tudor Petcu

Pubblichiamo l’intervista sulla filosofia della pittura a Giuseppe Blasotta, filosofo e pittore italiano che vive a Heidelberg, in Germania. L’abile intervistatore è il nostro collaboratore Tudor Petcu. Giuseppe Blasotta è nato a Foggia, in Italia, nel 1972. Durante l’infanzia ha vissuto in diverse città italiane. Le città più influenti su di lui furono Venezia, Milano e Torino. All’età di 20 anni, Giuseppe Blasotta è stato professore di filosofia al Ginnasio Liceo Classico G. Giusti di Torino. I suoi studi gli valsero una borsa di studio Erasmus a Heidelberg, in Germania, dove accanto ai suoi studi di filosofia dedicò molto del suo tempo alla pittura. Nel novembre 1999 espone per la prima volta al Museo di Ruprecht -Karls- University of Heidelberg. La mostra è stata aperta dal filosofo Prof. Hans-Georg Gadamer. Nel 2013 è stato rappresentato dal proprietario della galleria d’arte di New York Ethan Cohen Fine Arts e dai curatori Cindy Farkas-Glanzrock e James Goldschmidt. Attualmente l’artista sta lavorando ad un affresco commissionato dalla “Jesuitenkirche” di Heidelberg, in Germania. Dopo una pausa di 10 anni nei suoi studi, Giuseppe Blasotta oggi è di nuovo uno studente presso l’Università di Heidelberg per la filosofia classica e la letteratura italiana.

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Il lato intollerante della Riforma magisteriale

da Riforma.it, il quotidiano on-line delle chiese evangeliche battiste, metodiste e valdesi in Italia.

Ora che si sono spenti i riflettori sulle celebrazioni del V centenario dell’evento simbolico della Riforma protestante (l’affissione delle 95 tesi, mai avvenuta) e, dopo un profluvio di discorsi e pubblicazioni, si sono calmate le acque, si potrebbe tentare un primo bilancio, al quale necessariamente dovrà seguire una riflessione più approfondita sia sulle rievocazioni celebrative, spesso mistificatorie, sia sui tentativi di revisione storica di vari aspetti della Riforma.

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Elisabeth Behr-Sigel: una grande donna dell’Ortodossia in Occidente. Intervista di Tudor Petcu a padre Michael Plekon

La signora Elisabeth Behr Sigel è stata una delle più significative donne e teologhe ortodosse del XX secolo in occidente. Era nata in Alsazia, in Francia nel 1907. Suo padre era protestante e sua madre ebrea. Studiò teologia presso la Facoltà protestante a Strasburgo e iniziò un ministero pastorale. Dopo poco tempo andò a Parigi per studiare teologia. Durante i suoi studi entrò in contatto con la diaspora ortodossa russa e si unì alla Chiesa ortodossa attraverso i suoi amici e colleghi dell’emigrazione russa. Fu influenzata da alcune delle più importanti figure teologiche dell’epoca (Metropolitan Evlogy, Vladimir Lossky, Paul Evdokimov, Lev Gillet, Maria Skobtsova, ecc.). All’età di 24 anni, abbracciò ufficialmente l’ortodossia. Col tempo incontrò e sposò un immigrato e ingegnere russo Andrý Behr. Durante la seconda guerra mondiale a Nancy, dove Elisabeth insegnava nel sistema scolastico pubblico e viveva con la famiglia, era attiva nel movimento di resistenza durante l’occupazione nazista. Dopo la guerra insegnò all’Istituto cattolico di Parigi, alla Facoltà teologica di San Sergio, all’Istituto ecumenico di Tantur vicino a Gerusalemme e al Collegio domenicano di Ottawa. Behr-Sigel insegnò in tutto il mondo e pubblicò molti libri e articoli ortodossi in inglese, francese e tedesco. Ha dedicato molto tempo ed energie alla promozione delle donne nella Chiesa ortodossa – rispettosamente, quasi con umiltà ma con ferma convinzione e solidi argomenti teologici. È diventata nota per la sua instancabile attività ecumenica. Il 26 novembre 2005, Elisabeth Behr-Sigel è morta mentre leggeva a letto. Aveva 98 anni.

Proprio di Elisabeth Behr-Sigel ci parla padre Michael Plekon (sacerdote ortodosso, sociologo e teologo statunitense) intervistato dal dottor Tudor Pectu. Continua a leggere

Destra cattolica: l’“opzione Benedetto”

da Settimananews.it, la storica rivista di attualità, pastorale, teologia dei dehoniani.

Opzione Benedetto: l’espressione indica un nuovo indirizzo della destra cattolica statunitense che sta muovendo le acque del cattolicesimo tradizionale, anche in Europa. Il processo di secolarizzazione non è più contenibile, il destino dell’Occidente è l’ateismo, non c’è più alcuna istituzione politica in grado di frenare il processo. È opportuna una «ritirata strategica», simile a quella compiuta da Benedetto da Norcia e dal monachesimo occidentale che, nel contesto del cenobio, ha custodito la cultura antica e ha avviato la nuova civiltà occidentale.

Il libro di Rod Dreher, L’opzione Benedetto: una strategia dei credenti in una nazione post-cristiana, è uscito in contemporanea nel 2017 negli Stati Uniti e in Francia (col titolo: Come essere cristiani in un mondo che non lo è più: la sfida Benedetto). Si annuncia un’edizione in tedesco. Continua a leggere