Crisi diplomatica Francia, Acli Italia e Acli Francia unite in nome dell’Europa. L’appello dei due presidenti, Roberto Rossini e Maria Chiara Prodi

da Acli.it, Associazioni Cristiane Lavoratori Italiani.

Riprendiamo l’appello congiunto dei presidenti Roberto Rossini e Maria Chiara Prodi sulla recente crisi diplomatica tra Francia e Italia. 

La Francia ha richiamato il proprio ambasciatore in Italia e questa crisi diplomatica, a tre mesi dalle elezioni europee, è una doccia fredda per tutti quelli che, come noi, danno per scontata l’alleanza tra paesi fratelli e tengono alto lo sguardo alle sfide mondiali, sapendo che la taglia più piccola che possiamo e vogliamo permetterci su questo scacchiere, per rimanere protagonisti, è quella dell’Unione Europea.

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I prossimi trent’anni…o giù di lì

da Riforma.it, il quotidiano on-line delle chiese evangeliche battiste, metodiste e valdesi in Italia.

Chi pensasse che l’Italia e l’Europa abbiano diversi problemi cui applicarsi avrebbe certo buone e note ragioni da far valere.

Il progetto europeo è in una fase di stallo politico e istituzionale ormai conclamato, per ragioni antiche e per cause recenti.

Quelle antiche afferiscono alla incompiutezza di un consolidamento istituzionale necessario ma sempre rinviato: l’incapacità – per essere stringati – di dotarsi di un modello di governance compatibile con l’ambizione di una moneta unica.

Le cause recenti sono invece l’insorgenza di pulsioni identitarie e sovraniste in diversi Paesi, compresa la solida Germania, che utilizzano come innesco polemico il fenomeno immigratorio e danno la stura a istanze rivendicazioniste di ogni sorta.

Tra le ragioni antiche e le cause recenti vi è indubbiamente un nesso. Brexit ne è stata a suo modo una eloquente esemplificazione.

Venendo al nostro Paese il discorso è diverso, ma non troppo.

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La comunicazione costruttiva

da Vinonuovo.it, «vino nuovo bisogna versarlo in otri nuovi» (Lc 6,36).

Nel suo messaggio per la 51ᵃ Giornata delle Comunicazioni sociali, che si celebra domani, il Papa denuncia i danni di una comunicazione incentrata sulle cattive notizie e la conseguente necessità di spezzare «il circolo vizioso dell’angoscia e arginare la spirale della paura». Ed esorta ad «una comunicazione costruttiva che, nel rifiutare i pregiudizi verso l’altro, favorisca una cultura dell’incontro, grazie alla quale si possa imparare a guardare la realtà con consapevole fiducia». Questa parola, “costruttivo”, mi ha colpito, perché ha rilanciato e dato visibilità ad un aggettivo che negli ultimi è spuntato qua e là, soprattutto accanto al sostantivo “informazione”. Continua a leggere