“Come loro”: René Voillaume e l’eredità di Charles de Foucauld

da Iltuttonelframmento.blogspot.com, il blog di Fabio Cittadini.

René Voillaume nasce il 19 luglio 1905 a Versailles, in una numerosa famiglia di origini lorenesi. Il padre, Charles, è ingegnere e il suo lavoro lo porta spesso lontano da casa. La madre, Marthe Wagner, è una donna forte e riservata, profondamente religiosa.

René ha nove anni quando scoppia la Prima Guerra mondiale. Mentre il padre si trova al fronte, la famiglia risiede per cinque anni a La Bourboule, una località di villeggiatura a sud di Clermont-Ferrand, conosce l’abbé de Fraissinette, sacerdote di grande valore umano e spirituale, che lascerà una traccia profonda nella vita del giovane Voillaume.

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Gesù e il lavoro

da Pretioperai.it, il sito dell’archivio e della rivista dei PO.

Non sono mai stato in terra santa. Finora, per come si è configurato il mio credere, non ho avvertito l’impulso interiore per decidermi a questo viaggio. Però vi è un luogo della Palestina dove con la mente ho sostato a lungo nella mia infanzia di prete: gli anni ’60, quando fresco di ordinazione, ultimati gli studi teologici, ho scoperto che dovevo ricominciare. Ricominciare dal Concilio, cambiando i paradigmi sui quali si era configurato il mio “sacerdozio”. E anche ricominciare da Nazareth.

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Inutile come un prete

da Labottegadelvasaio.net il blog di don Cristiano Mauri.

Un prete non può e non deve contare nulla. Essere inutili è una libertà vertiginosa. Mi piace. Mi piace da matti.

don Cristiano Mauri

Ritrovo di vecchi amici. Si parla del più e del meno.

Con qualcuno non ci si vede da vent’anni. Riassunti di vita scorrono di qua e di là.

Senza alcun motivo apparente, eccola.

«Anche voi preti ormai non contate più un c…».

Improvvisa e fulminea, come un colpo di stiletto sferrato a tradimento, arriva furtiva, nel parapiglia dei discorsi che si addossano l’uno all’altro.

Per un attimo mi manca il respiro. Dissimulo, ma accuso il colpo.

Forse il suo autore se ne accorge e abbozza qualche spiegazione.

«Son cambiati i tempi… Tutti quegli scandali… Il mondo oggi è diverso… Siete anche bravi ma alla gente non servite più…».

Il tentativo goffo di rimediare non fa che allargare la ferita.

Sanguino stordito. E resto lì a domandarmi, dietro alle quinte dei discorsi che han già preso un’altra piega, che cosa sia successo.

Il cibo, il vino e i volti familiari fan la loro parte. Un po’ di anestesia. Un tampone sulla ferita. Si fa in fretta a dimenticare.

Chiudo la porta della stanza che mi fa da casa ancora indolenzito. Il sonno è un buon rifugio. Continua a leggere