Debito, colpa, virus

da Riforma.it, il quotidiano on-line delle chiese evangeliche battiste, metodiste e valdesi in Italia.

L’epidemia di Coronavirus porterà con sé anche una devastante crisi economica. Una crisi che colpisce insieme l’offerta e la domanda in tutto il mondo. Come ha scritto Mario Draghi, ex presidente della Banca centrale europea (Bce), saranno inevitabili, per fronteggiarla, alti livelli di deficit e debito pubblico, pena una distruzione permanente di capacità produttiva. Nell’Unione Europea, in poco più di un mese regole come il Patto di Stabilità o il divieto di aiuti di stato sono state sospese o congelate. L’Eurogruppo del 9 aprile ha attivato numerosi interventi e altri ne ha promessi, ma è solo un primo passo. La Bce, secondo molti commentatori, dovrebbe emettere moneta comprando titoli pubblici dagli stati membri e distribuirla direttamente alla popolazione più colpita dalla crisi, come “reddito di quarantena” a tempo determinato. Oppure potrebbe emettere titoli comuni europei, gli Eurobond (o Coronabond).

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Germania, i fantasmi del passato: dalla deprivazione alla depravazione

da Joimag.it, il sito dell’associazione JOI, Jewish Open Inclusive.

La strage di Hanau, in Germania, con il suo tragico tributo di undici morti e quattro feriti gravi, non scoperchia nessun tombino, semmai confermando gli effluvi mefitici e i miasmi nausebondi che ammorbano un Paese il quale, pur con tutti i limiti del caso, dal dopoguerra in poi ha cercato di fare i contì – più e meglio di altre nazioni europee – con il proprio passato. La destra radicale è bene insediata nel labirinto delle organizzazioni, più o meno legali, che usano il conservatorismo di una parte della popolazione come volano per estremizzare le reazioni ai cambiamenti in atto. I dati in materia sono significativi: nel 2018 in Germania sono stati registrati 20.400 reati riconducibili all’estremismo di destra, di cui 938 eventi violenti, insieme a 821 crimini prettamente xenofobi. Sussiste un sostanziale accordo tra gli studiosi e i ricercatori, quindi in immediato riflesso tra le forze dell’ordine e le autorità giudiziarie, nel quantificare e, soprattutto, nello stimare il fenomeno.

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L’Europa che dice no al sovranismo

da Nev.it, Notizie EVangeliche Agenzia Stampa della Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia.

Proponiamo il testo della rubrica di Paolo Naso “Essere chiesa insieme” andato in onda il 2 giugno all’interno della trasmissione di Radio Rai 1 Culto evangelico.

Come spesso accade, il dibattito sull’esito del voto per rinnovare il Parlamento europeo si anima come se si fosse trattato di elezioni politiche nazionali. E’ del tutto comprensibile che il risultato del 26 maggio faccia discutere e metta in crisi gli equilibri politici della maggioranza che governa in Italia ma non possiamo trascurare il fatto che le elezioni riguardavano le istituzioni europee e il loro futuro. Per questo lasciamo stare Roma e ragioniamo su Bruxelles.

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Documento della Presidenza provinciale ACLI COMO sulle elezioni Europee e comunali del 26 maggio 2019

da Aclicomo.it, Acli provinciali di Como.

Le ACLI di Como invitano gli elettori ad esprimere il loro voto, in occasione delle elezioni europee e delle amministrative che interessano numerosi e importanti comuni della provincia.

Documento Presidenza provinciale ACLI COMO su elezioni Europee e comunali 26 maggio 2019

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Lettera all’asino della Domenica delle Palme – di don Renato Sacco

da Mosaicodipace.it, “Mosaico di pace” la rivista mensile promossa dalla sezione italiana di Pax Christi – movimento cattolico internazionale per la pace.

Carissimo asino, ma sei ancora tu? Sei quello della stalla di Betlemme e della fuga in Egitto? Ti ho visto domenica portare Gesù accolto con grande festa a Gerusalemme! Sì, lo so che i vangeli dicono che quella era un puledro su cui nessuno era mai salito; non vorrei irritare qualche tribunale ultra rigoroso su Facebook, ma a me piace pensare invece che sei ancora tu, lo stesso asino che, ormai vecchio, dopo aver accompagnato Gesù bambino in Egitto, ora lo accompagni a Gerusalemme. Gli vuoi davvero bene.

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La proposta delle ACLI: Animare l’Europa – TOGETHER WE STAND, DIVIDED WE FALL

da Acli.it, Associazioni Cristiane Lavoratori Italiani.

A tutte le donne e gli uomini liberi e forti, che sentono alto il dovere di cooperare ai fini superiori di una grande comunità europea, facciamo appello perché uniti si continui insieme questa grande storia, questo lungo, difficile ma entusiasmante cammino di giustizia e di libertà.

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La spirale

da Moked.it, il portale dell’ebraismo italiano.

Abbiamo già avuto modo di denunciare la terribile spirale antisemita che va sempre più avviluppando, giorno dopo giorno, due tra i maggiori Paesi europei, la Polonia e l’Ungheria. Due nazioni di grandissima civiltà, ricche di storia, cultura, arte, che hanno entrambe assai sofferto per la feroce invasione nazista, e che dei giorni bui paiono invece provare evidentemente nostalgia, magari proprio col pretesto di urlare al mondo che loro, polacchi e ungheresi, sono sempre stati antinazisti, e che chi lo nega diventa automaticamente antipolacco o antiungherese.

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L’uno vale l’altro

da Moked.it, il portale dell’ebraismo italiano.

Abbiamo a che fare con il sogno di una riscossa da parte di una maggioranza un tempo definita «silenziosa», ed ora invece chiassosa, che si pensa come una sorta di onda montante quando invece rischia di rivelarsi nella sua natura di orda di atomi senza legame. Il discorso maniacale contro le aborrite élite – quelle di ogni genere, a partire dalle leadership politiche – si sta traducendo nel miglior viatico per la loro continuità nei tempi a venire. Poiché non si è tradotto in nessuna alternativa politica ma solo nella lamentosità dell’eterna indignazione, alla fine della fiera priva di qualsiasi capacità propositiva. La commistione tra improvvisazione (non occasionale ma continuativa); assordante elogio dell’impreparazione; diffidenza diffusa nei confronti di qualsiasi forma di competenza ma anche spietata autopromozione da parte di piccoli gruppi in cerca di mobilità sociale e ascesa pubblica; svuotamento di significati e contenuti della politica ridotta a insieme di promesse incongrue e spesso solo fantasiose; sostituzione del principio di realtà (per quanto sgradevole possa essere) con una serie di estenuanti messe in scena puramente funzionali, è l’insieme delle procedure attraverso le quali si sta svuotando la democrazia rappresentativa delle sue funzioni. Non è tanto «l’uno vale uno» bensì l’uno vale l’altro la vera logica di questi tempi.

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Il Vangelo per sentito dire

da Riforma.it, il quotidiano on-line delle chiese evangeliche battiste, metodiste e valdesi in Italia.

Il Vangelo per sentito dire. Non si può che definire così l’uscita di Lorenzo Fontana, il ministro per le politiche della famiglia, che a Pisa due giorni fa ha giustificato la politica sovranista – «prima gli italiani» – del suo partito con l’insegnamento di Gesù. Sui migranti, ha affermato Fontana, “ci dicono che [noi leghisti] siamo cattivi cristiani. Però bisognerebbe anche guardare un po’ il catechismo. C’è un passaggio da tener conto: “ama il prossimo tuo”, cioè quello in tua prossimità. Quindi, prima di tutto cerchiamo di far star bene le nostre comunità».

Il ministro associa la parola “prossimo” alla parola “prossimità”, suggerendo che il mio prossimo è quello che mi sta e mi è più vicino. Una interpretazione ap-prossima-tiva, se vogliamo continuare con le assonanze, buona per chi si accontenta del Vangelo per sentito dire, ma non ha intenzione di leggere le Scritture.

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18 Gennaio 1919, 100 anni fa l’appello di Don Sturzo ai Liberi e Forti

da Acli.it, Associazioni Cristiane Lavoratori Italiani.

A 100 anni dalla nascita del Partito Popolare Italiano, l’intuizione di Don Sturzo interroga il mondo cattolico sull’opportunità e le modalità di partecipazione attiva nella politica. Sull’Avvenire l’articolo del Presidente nazionale delle ACLI, Roberto Rossini:

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Il rispetto delle minoranze

da Moked.it, il portale dell’ebraismo italiano.

Atteggiamento prevalente dei governi sovranisti in giro per l’Europa d’oggi è lo scarso o nullo rispetto per le minoranze, accusate in modo difforme o di essere gruppi privilegiati ed esclusivi che tramando per i propri interessi danneggiano le masse, o di costituire nuclei non amalgamati naturalmente estranei al paese e incapaci di fondersi con esso.

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Perché Steve Bannon vuole una Chiesa Cattolica diversa da quella di Francesco?

da Aleteia.org, Rete Globale Cattolica.

Non è facile seguire le dinamiche ecclesiali per come esse si diramano e si intrecciano in giro per il mondo, la Chiesa americana poi è – per dimensioni e importanza – già di suo un mondo a sé: essere il cattolicesimo nel paese più potente del mondo cambia il modo di percepirsi e di percepire il mondo circostante. Nell’era della presidenza Trump, preparata ideologicamente dallo spostamento radicale provocato dal cosiddetto Tea Party nel partito Repubblicano, il ruolo di kingmaker lo ha svolto Steve Bannon.

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Ma The Institution non può essere il competitor. Un articolo di Roberto Rossini

da Acli.it, Associazioni Cristiane Lavoratori Italiani.

Steve Bannon lavora per la nascita e l’affermazione di un partito chiamato The Movement, per raccogliere tutti i cosiddetti populisti. Due domande.

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Oltre il principio della Sovranità

da Circolidossetti.it, Circoli Dossetti, eremo e metropoli.

Proponiamo un minisaggio di Luca Emilio Caputo sul tema della sovranità e del sovranismo apparso qualche mese fa sul sito dei Circoli Dossetti per “fare spazio alla comunicazione, all’ascolto e al discernimento”.

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Con Bibbia e teologia di fronte all’attualità

da Riforma.it, il quotidiano on-line delle chiese evangeliche battiste, metodiste e valdesi in Italia.

Un momento drammatico, un’estate sospesa tra i lutti come quello per il ponte di Genova e le tensioni fra poteri dello Stato; fra le ragioni dell’accoglienza e le chiusure sovraniste, fra gli appelli alla moderazione dei toni e le parole gridate, amplificate al di là dei loro, spesso labili, contenuti. Uno sfondo, quello dell’Italia 2018, che rapidamente riporta chi segua il Sinodo delle chiese valdesi e metodiste a una dimensione che sembra ben più problematica rispetto a quella della vita interna del protestantesimo nel nostro Paese. Eppure questa assise, di per sé, ha le premesse per essere una sessione importante per la vita, interna ed esterna, del messaggio cristiano in una società a cui Dio e Gesù Cristo interessano pochissimo. Non è più solo una questione di linguaggi nuovi da trovare, ma è questione di capire il valore che si dà alla propria fede, cercando senza reticenze la forma testimonianza che ognuno e ognuna di noi può dare agli altri, e soprattutto… decidendo di non rinunciare a farlo.

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È un tempo di trasformazioni radicali. Capirle per non restarne disorientati

da ReteSicomoro.it, conoscere per crescere.

È indispensabile segnalare, sia pure in modo sommario, alcuni cambi di paradigma socio-culturale. Il primo riguarda lo stesso concetto di cultura che non ha più l’originaria accezione intellettuale illuministica di aristocrazia delle arti, scienze e pensiero, ma ha assunto caratteri antropologici trasversali a tutti i settori del pensare e agire umano, recuperando l’antica categoria di paideia e humanitas, i due termini che indicavano nella classicità la cultura (vocabolo allora ignoto se non per l’“agri-cultura”). Per questo il perimetro del concetto è molto ampio e coinvolge, ad esempio, la cultura industriale, contadina, di massa, femminile, giovanile e così via.

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I prossimi trent’anni…o giù di lì

da Riforma.it, il quotidiano on-line delle chiese evangeliche battiste, metodiste e valdesi in Italia.

Chi pensasse che l’Italia e l’Europa abbiano diversi problemi cui applicarsi avrebbe certo buone e note ragioni da far valere.

Il progetto europeo è in una fase di stallo politico e istituzionale ormai conclamato, per ragioni antiche e per cause recenti.

Quelle antiche afferiscono alla incompiutezza di un consolidamento istituzionale necessario ma sempre rinviato: l’incapacità – per essere stringati – di dotarsi di un modello di governance compatibile con l’ambizione di una moneta unica.

Le cause recenti sono invece l’insorgenza di pulsioni identitarie e sovraniste in diversi Paesi, compresa la solida Germania, che utilizzano come innesco polemico il fenomeno immigratorio e danno la stura a istanze rivendicazioniste di ogni sorta.

Tra le ragioni antiche e le cause recenti vi è indubbiamente un nesso. Brexit ne è stata a suo modo una eloquente esemplificazione.

Venendo al nostro Paese il discorso è diverso, ma non troppo.

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La crisi e l’Italia nella bolla

da Vinonuovo.it, «vino nuovo bisogna versarlo in otri nuovi» (Lc 6,36).

Mi pare ormai assodata l’impossibilità di stare dietro alle giravolte di questa crisi politica infinita che le elezioni del 4 marzo hanno aperto. Ormai non ho la più pallida idea di quale sarà il suo sbocco e come ci arriveremo. Però c’è un aspetto che mi pare chiaro ma di cui non mi sembra abbiamo tratto fino in fondo le conseguenze.

Questa crisi si gioca principalmente su un punto: quello dei rapporti tra l’Italia e ciò che sta intorno a noi. A fronteggiarsi sono due posizioni: da una parte i sovranisti – come si dice oggi – secondo cui la priorità è difendere l’Italia (la sua indipendenza nelle scelte economiche, i suoi confini…); di qui lo slogan «prima gli italiani» (che poi altro non è che la traduzione dell’America First di Donald Trump). Dall’altra gli europeisti, secondo cui – pur con tutti i distinguo del caso – la priorità è rimanere fedeli all’orizzonte europeo (la sua moneta, le sue regole di bilancio, le sue forme comunque fragili di integrazione…) e farlo a qualsiasi prezzo. Si tratta di un confronto tutt’altro che banale e su cui è giusto discutere. Ma c’è un problema: come si fa a discuterne in maniera seria se come Paese abbiamo eliminato dal nostro orizzonte tutto ciò che accade fuori dai nostri confini? In base a che cosa discutiamo se è meglio seguire la strada di quest’Europa o avventurarci in proprio su un percorso nuovo se quanto accade nel mondo non ci interessa? Di quale tipo di sovranità parliamo se persino un posto essenziale per la nostra collocazione geopolitica come la sponda sud del Mediterraneo nelle cartine geografiche del politico italiano medio è tornata ad essere contrassegnata dall’«hic sunt leones meglio starne alla larga»?

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La Baviera rende obbligatorio il crocifisso negli edifici pubblici

da Riforma.it, il quotidiano on-line delle chiese evangeliche battiste, metodiste e valdesi in Italia.

Lo stato bavarese della Baviera renderà obbligatoria, dal 1 ° giugno 2018, l’esposizione di un crocifisso in tutte i suoi palazzi e aree amministrative. Le autorità religiose temono una strumentalizzazione della religione per scopi di identità.

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