Né Ashkenaziti né Sefarditi: gli Ebrei italiani sono un mistero

da Joimag.it, il sito dell’associazione JOI, Jewish Open Inclusive.

Spesso si sente parlare di due categorie di Ebrei: Ashkenaziti e Sefarditi. Alcuni alludono anche a un terzo gruppo, i Mizrahim, per indicare gli Ebrei che vivevano in quei territori che oggi sono Iraq, Siria, Yemen, Iran, Georgia e Uzbekistan. Ma questa divisione in gruppi può risultare molto più complessa di quello che può sembrare a un primo sguardo.

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«La scrittura delle scarpe» di Paolo Rumiz

Una conferenza-racconto su viaggi fatti a piedi, in barca, in treno o a bordo di un bus, e sui disparati tipi di incontri che si fanno per terra o per mare, incontri di Russia e di Medio Oriente, nel Caucaso o sul Mediterraneo. Storie per spiegare che l’uomo che abita l’insicurezza globale ha bisogno, per conoscersi e diventare adulto nel senso patriarcale (biblico) del termine, di muoversi da nomade, nella convinzione che a farlo guarire sarà l’esplorazione del “fuori” da sé, piuttosto che del “dentro” della sua anima.
Anziché calare delle sonde dentro il suo insondabile inconscio, gli converrà insomma viaggiare per capire chi è – così propone Paolo Rumiz.
Il viaggio dunque come alternativa efficace alla psicanalisi.

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I nostri antenati

da Moked.it, il portale dell’ebraismo italiano.

“Te la ricordi la zia Esterina che si era imbarcata per il Venezuela nel ‘38? E il Carlo di Trieste che dopo aver fatto la guerra per Cecco Beppe finì in un kibbutz in Palestina? E che dire dello zio Alberto che da Chicago telefonava sempre prima delle feste per fare gli auguri?”. È nota la passione genealogica che anima molti ebrei.

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Quelle morti “invisibili” con cui non ci si confronta

da Moked.it, il portale dell’ebraismo italiano.

La forma più estrema di povertà è quella di coloro che, non senza venature di romanticismo un po’ logoro, vengono pudicamente definiti clochard.

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Laici nella Chiesa del Concilio. La profezia laica di Livio Labor

Proponiamo i video degli interventi della giornata di Studio organizzata dalla presidenza ACLI presso la Sala Tessitori di Trieste il 7 maggio 2009 dal titolo “La profezia laica di Livio Labor a 10 anni dalla sua scomparsa”.

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Livio Labor: l’omaggio delle Acli al grande aclista e politico “difensore dei deboli” a INS2018

da Acli.it, Associazioni Cristiane Lavoratori Italiani.

La storia, la politica, la società e la cultura di un Paese spesso si plasmano, tracciano percorsi, compiono svolte, grazie alle personalità che le hanno attraversate, alla vita che hanno vissuto, ai valori che hanno fatto propri, alle idee per cui si sono battuti e che hanno divulgato.

Livio Labor, politico, sindacalista e indimenticato presidente delle Acli, è innegabilmente una delle grandi personalità che hanno attraversato il ‘900: una vita, una storia che hanno indicato una strada e lasciato un segno importante nel mondo cattolico, del lavoro, del sindacato, contribuendo in maniera importante a delineare la presenza cattolica nel dibattito politico e sindacale.

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La salma di Vittorio Emanuele III e le pretese di alcuni eredi Savoia. La posizione delle comunità ebraiche

da Moked.it, il portale dell’ebraismo italiano.

La Presidente dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane Noemi Di Segni afferma:

In un’epoca segnata dal progressivo smarrimento di Memoria e valori fondamentali il rientro della salma del re Vittorio Emanuele III in Italia non può che generare profonda inquietudine.

Anche perché giunge alla vigilia di un anno segnato da molti anniversari, i 70 anni della Costituzione che nacque nel solco del referendum attraverso cui l’Italia scelse di abrogare la monarchia ma anche gli 80 anni dalla firma delle Leggi Razziste che per primo proprio il sovrano di casa Savoia avallò nella tenuta di San Rossore a Pisa. Era il 5 settembre del 1938, pochi giorni ancora e Mussolini le avrebbe annunciate alla folla entusiasta radunatasi in Piazza Unità d’Italia a Trieste.

Bisogna che lo si dica chiaramente, in ogni sede: Vittorio Emanuele III fu complice di quel regime fascista di cui non ostacolò mai l’ascesa e la violenza apertamente manifestatasi sin dai primi mesi del Ventennio. Nessun tribunale ebbe mai modo di processarlo, per quelle gravi colpe.

Cercheremo di colmare questo vuoto con una specifica iniziativa, nel prossimo mese di gennaio. Per chi oggi vuole farne un eroe o un martire della Storia, per chi ancora chiede una sua solenne traslazione al Pantheon, non può che esserci una risposta: nessun onore pubblico per chi porta il peso di decisioni che hanno gettato discredito e vergogna su tutto il paese. L’Italia non può e non deve dimenticare.

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Dalle Leggi Razziali alla Scuola di Barbiana: il genio pedagogico di Don Milani

da Mosaico-cem.it, sito ufficiale della comunità ebraica di Milano.

Una pedagogia fatta di domande e risposte, “un discorso mai concluso” e animato da una tensione infinita. Secondo lo storico Paolo Levrero autore del saggio L’ebreo don Milani (il Melangolo – Genova 2013), Lorenzo Milani sarebbe, nel suo modus operandi, un uomo della Torà quando pensa e organizza da pedagogo una scuola intesa come Comunità educativa. Non a caso ricorda come l’autore sconosciuto del Sefer Yetzirah ammonisca: “Devi sapere, pensare e dare forma”. La celebre Scuola di Barbiana fondata dall’educatore Milani avrebbe così una singolare comunanza con una yeshivah ebraica: nella scuola di don Milani ci si forma attraverso il pensiero e ci si educa reciprocamente nel pensiero. La scuola è il luogo di una possibile emancipazione dell’uomo, dove la cultura della parola diviene occasione per scegliere nella libertà. Continua a leggere

Come sono trattati i Rom a Milano?

da Settimananews.it, la storica rivista di attualità, pastorale, teologia dei dehoniani. 

La storia ha segnato alcune popolazioni con marchi in­delebili e le ha poste ai margi­ni del contesto sociale, come ancora oggi la famiglia dei Rom, o romanì come si chiama pure la loro lingua. Continua a leggere