Siamo figli dell’epoca,
l’epoca è politica.
Tutte le tue, nostre, vostre
faccende diurne, notturne
sono faccende politiche.
Siamo figli dell’epoca,
l’epoca è politica.
Tutte le tue, nostre, vostre
faccende diurne, notturne
sono faccende politiche.
Con Cerco la Parola Wislawa Szymborska pubblicava, nel 1945, la sua prima poesia.
Sebbene questo sia il suo primo componimento in esso si delineano già alcune caratteristiche della sua poetica: il verso libero e la semplicità della parola nuda. Proprio, in tale purezza si profila, con vibrata chiarezza, l’essenza della vita stessa, la quale è la vera protagonista della sua ampia produzione poetica.
Voglio con una parola
Descriverli –
Prendo le parole quotidiane, dai dizionari le rubo
Misuro, peso e scruto –
Nessuna
corrisponde.
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Guardate com’è sempre efficiente,
come si mantiene in forma
nel nostro secolo l’odio.
Con quanta facilità supera gli ostacoli.
Come gli è facile avventarsi, agguantare.
Preferisco il cinema.
Preferisco i gatti.
Preferisco le querce sul fiume Warta.
Preferisco Dickens a Dostoevskij.
Preferisco me che vuol bene alla gente, a me che ama l’umanità.
In un discorso, pare, la prima frase è sempre la più difficile. E dunque l’ho già alle mie spalle. Ma sento che anche le frasi successive saranno difficili, la terza, la sesta, la decima, fino all’ultima, perché devo parlare della poesia.
Ieri mi sono comportata male nel cosmo.
Ho passato tutto il giorno senza fare
domande,
senza stupirmi di niente.
La realtà esige
che si dica anche questo:
la vita continua.
Continua a Canne e Borodino
e a Kosovo Polje e a Guernica.