Povertà: le risposte mancate

da Settimananews.it, la storica rivista di attualità, pastorale, teologia dei dehoniani. 

È esperienza comune constatare, nella vita di ogni giorno, gli effetti della povertà. I numeri statistici parlano di milioni di italiani poveri. La crisi economica che morde l’Italia, ma anche il mondo, ha ridotto prima che i consumi, la produzione di merci e di servizi. Chi è minimamente disponibile ad aiutare è subissato da richieste di lavoro di tutte le età e di tutte le condizioni, con curricula che circolano, con scarse probabilità di almeno un colloquio. Inizia così un girare a vuoto che crea angoscia e buio, perché il lavoro “non c’è”. I pochi posti di lavoro sono distribuiti tra i familiari e gli amici più stretti, lasciando tutti gli altri a piedi.

L’incipit dell’articolo di don Vinicio Albanesi fotografa in maniera drammatica la situazione sociale e lavorativa di molte realtà italiane, fino a delineare due società:

la prima – composta di pochi – che non sente la crisi, ma viaggia con risorse abbondanti, e la stragrande parte della popolazione costretta a sopravvivere.

Nel raccontare “la Chiesa e i suoi interventi”, con le comunità cristiane che fanno quel che possono, individua anche un dibattito teorico tra libero mercato ancora infatuato dal mito del progresso infinito basato sull’espansione a tempo indeterminato dei consumi e la necessità di un nuovo stile di vita più sobrio e sostenibile (suggerito anche dalla Laudato sì).

In questa situazione, a parere di Albanesi, la dottrina sociale della Chiesa è di poco aiuto:

Sono affermati i principi generali (giusti) sull’economia distributiva, e recentemente su quella contributiva, ma non ha avuto la forza di suggerire vie alternative. Nella pratica di ogni giorno la stessa economia ecclesiale segue l’orientamento classico, prevalente in tutto l’occidente, del libero mercato, lasciando ai singoli (persone e istituzioni) di regolarsi secondo la propria sensibilità spirituale.

Lo stesso concetto di “povertà evangelica” è rimasto legato a impegni personali, in stili di vita che non sono comunicabili, perché interpretati come “virtù eroiche”.

Andando al senso profondo di una esperienza cristiana basata sull’ascolto della Parola, Albanesi propone due possibili linee di riflessione da cui partire per «una fortissima conversione permetterà di dare risposte cristiane alla povertà (e all’economia)»:

La prima, dal titolo «il futuro»

Del Signore è la terra e quanto contiene: il mondo, con i suoi abitanti. È lui che l’ha fondato sui mari e sui fiumi l’ha stabilito.

Sal 24,1

Il salmo racconta il rapporto tra l’azione creatrice di Dio e le cose terrene. Queste ultime sono mezzi affidati da Dio perché il mondo possa essere una casa in cui ognuno possa avere una vita dignitosa.

La seconda, «Non solo “opere di misericordia”»

Accoglietevi perciò gli uni gli altri come anche Cristo accolse voi, per la gloria di Dio.

Rm 15,7

La carità e la misericordia, nella vita di fede, per troppo tempo sono state confinate nell’ambito periferico di un evanescente e dolciastro bon-ton cristiano e nello schema catechistico delle “opere di misericordia”.

Solo riscoprendone il vero significato teologico e spirituale esse potranno scendere nei comportamenti personali e collettivi «non solo per impegno morale, ma per il divino progetto della creazione prima e della redenzione poi».

Il testo integrale dell’articolo di don Vinicio Albanesi è disponibile su Settimananews.it

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